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Auto elettriche, ecco chi ci guadagna

Auto elettriche, ecco chi ci guadagna
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ROMA – Prima o poi sono rose che fioriranno, ma per adesso le auto elettriche causano forti mal di testa a diversi costruttori occidentali dal punto di vista dei margini. A guadagnare davvero dalle vendite di veicoli a zero emissioni sarebbero oggi solo in due, uno certificato dalle trimestrali depositate in Borsa e l’altro per affermazione del suo ceo cui non serve un giurì d’onore per credere alla sua parola. Nel frattempo c’è chi rallenta gli investimenti, perché il mercato dell’elettrico cresce nel mondo ma non secondo i volumi dell’offerta, e gli stock sono peggio di una cervicale.

Il primo produttore a guadagnarci è facile a dire, si chiama Tesla. In verità ci ha messo più di un decennio per arrivare al profitto pur essendo nativo elettrico, al di là del titolo costantemente premiato a Wall Street sopra ogni previsione. Quest’anno il suo ceo Elon Musk ha deciso che poteva permettersi di guadagnare meno sforbiciando i listini con sconti pazzeschi come fosse un costruttore tradizionale ai tempi d’oro dell’endotermico. Ma lo ha fatto per tenere meglio in piedi il business in un periodo complicato, con poca voglia dei consumatori di passare al green in tempi di prezzi alti, di inflazione galoppante e di erosione del potere d’acquisto.

Il secondo costruttore a dire che con le elettriche generano margini è stato a sorpresa Carlos Tavares, ceo di Stellantis. Parlando a una conferenza di Goldman Sachs, banca d’affari statunitense, il top manager ha spiegato di esserci riuscito stando non solo "estremamente attento ai costi" ma cercando “continuamente di livellare i margini tra elettriche e auto con motore termico e direi che stiamo ottenendo risultati". Che la rivoluzione elettrica sia ancora finanziata in buona parte dai motori endotermici è cosa nota, ma Tavares si è sporto un po’ più in là.

Audi aveva indicato il 2025 perché cominciasse a guadagnare sulle elettriche, ma all’obiettivo è appena stato dato un calcio come si fa per strada con i barattoli. “All'inizio, pensavamo che avremmo raggiunto dei rendimenti positivi entro la metà del decennio. Ora, alla luce degli attuali sviluppi, è probabile che ci siano ritardi", ha detto il ceo Gernot Döllner al quotidiano Handelsblatt. "I margini di profitto tra le auto a combustione interna e quelle elettriche non stanno convergendo così rapidamente come speravamo", per cui di far soldi a zero emissioni se ne riparlerà più avanti. Un mal di testa acuto e diffuso nel gruppo Volkswagen cui Audi appartiene.

Gm invece pensa che comincerà a guadagnare proprio nel 2025, ammettendo di perdere ancora soldi su ogni elettrica venduta. Lo ha detto senza mezzi termini a una conferenza con gli analisti il direttore finanziario del colosso americano, Paul Jacobson, ricalcando le parole della ceo Mary Barra. Che poco prima aveva messo fine a un accordo con Honda da 5 miliardi di dollari per lo sviluppo congiunto di auto elettriche a basso prezzo annunciato soltanto nel 2022. Come dire, non conveniva.

Ford è stato il primo costruttore a dichiarare senza paura di continuare a perdere soldi con l’elettrico – a marzo prevedeva 3 miliardi dollari per il 2023 – con la sua divisione dedicata Model e. Primo anche fra i produttori tradizionali a scorporare l’attività dalle altre rimaste redditizie, motori endotermici e commerciali. Sulle zero emissioni, il ceo Jim Farley ha successivamente ridotto gli obiettivi di produzione e vendita e rimandato a data da destinarsi i primi margini, fissati originariamente al 2026.

Mentre il ceo del gruppo Renault, Luca de Meo, ha messo le mani avanti. Come Farley, ha scorporato l’attività per le elettriche in una società chiamata Ampere da portare in Borsa nel primo semestre del 2024 (Ford per adesso non lo farà) e si è limitato a una indicazione: i costi delle auto elettriche francesi saranno ridotti del 40% “in tre o quattro anni” per margini al 10%. Però nel 2030.

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