Motori

Il nuovo anno

Da Citycar a Muskismo, ecco le 10 parole del 2025 dell’automotive

Da Citycar a Muskismo, ecco le 10 parole del 2025 dell’automotive
3 minuti di lettura

ROMA – I prossimi dodici mesi possono essere determinanti per il settore automotive dopo un 2024 pieno di problemi. Ecco i dieci temi con cui bisognerà fare i conti.

1 - Citycar

Tornano le auto piccole. Erano state cancellate da molti costruttori perché a loro non convenivano più, mentre le poche rimaste sul mercato aumentavano i prezzi. Poi è arrivato l’elettrico, e la necessità di rendere accessibili i listini per venderne un po’: meglio perderci che pagare multe per aver sforato i limiti medi delle emissioni, pare. Una citycar a zero emissioni comincia a stare sotto i 25 mila euro, che pochi non sono, ma chi avrebbe scommesso sul suo ritorno?

2 - Dazi

Dazi europei sull’import di elettriche cinesi, dazi americani in vista sull’import di auto europee, dazi di ritorsione in odore di latticini e cognac. Misure generalizzate che sono innanzitutto una tassa per i cittadini di qualsiasi Paese. E un modo per perdere un po’ tutti. O per dirlo con le parole efficaci di Fabio Panetta, governatore di Bankitalia: “Una misura generalizzata è come un coltello da cucina: non è lo strumento adatto per eseguire interventi chirurgici complessi”.

3 - Emissioni

Sono la madre di tutti i nostri problemi, peggio se si chiamano anidride carbonica. Strano a dirsi oggi, vista la sua attuale debolezza, l’Europa è diventata il laboratorio più avanzato del mondo sulla strada della riduzione delle emissioni. Nel 2025, tuttavia, le nuove norme più stringenti penalizzerebbero l’industria dell’auto a causa di previsioni sbagliate, nel 2035 si dovrebbe andare soltanto in elettrico, ma nulla è in discesa. Anche se si procede con il freno a mano tirato.

4 - Intelligenza

Alzi la mano chi non riceve almeno tre newsletter al giorno in cui si parla di Intelligenza artificiale. Anche se non avete ceduto la vostra email a nessuno, ci pensa un algoritmo a trovarvi, per magnificare l’acronimo AI e dire dei lavori che presto l’intelligenza umana non farà più, dall’auto in giù (o in su). Al volante, noi possiamo però ancora decidere la cosa più importante: rispettare i limiti di velocità e non partecipare alla medievale guerra stradale di morti e feriti.

5 - Lavoro

Pagheranno caro, pagheranno tutti. L’attuale crisi dell’auto colpirà innanzitutto i lavoratori del settore. Licenziamenti e chiusure di fabbriche, formule matematiche che piacciono alla Borsa e vanno forte quando i conti non tornano. Eppure, giusto 20 anni fa, Sergio Marchionne - da poco al vertice del gruppo Fiat - disse in pubblico che il costo del lavoro incideva “meno del 7%” sul prodotto. Non si risana licenziando, “fissazione della maggior parte degli analisti finanziari”.

6 - Marchi

Nella nuova era cinese, i marchi automobilistici si moltiplicano come pani e pesci. Per contro, Audi ha deciso di cancellare in Cina il simbolo dei quattro anelli dalle sue prossime auto. I tedeschi, par di capire, rinunciano al proprio segno identitario perché gli affluenti consumatori cinesi non riconoscono più ai marchi occidentali quello status che faceva la differenza nella decisione d’acquisto. Comprano l’auto più tech e più desiderabile. Cinese, sempre più spesso.

7 - Muskismo

È tutto quello che non avreste voluto sapere su Elon Musk. E con cui l’industria dell’auto europea dovrà fare i conti, almeno finché sarà consigliere principe di Donald Trump. Basta un suo sproloquio via social X sull’elettrico o sulla guida autonoma o su qualsiasi altra sua priorità, che la Borsa si anima e i titoli degli altri, in genere, scendono. Tesla rimane la rivale a zero emissioni da battere globalmente, ma la concorrenza su diversi mercati rischia di essere falsata.

8 - Transizione

È vero che siamo tutti di passaggio su questa terra, ma una transizione così lunga non si ricordava a memoria. Forse perché è doppia, ambientale e digitale, con la mobilità elettrica che fatica più del dovuto ed è inevitabilmente intrecciata all’altra, fatta di chip e di Intelligenza artificiale. Spaventano i costi enormi, propri di qualsiasi transizione, dagli investimenti ai cambiamenti di abitudini. Ma l’auto di domani è già quella di oggi, e sarà bene farcene una ragione.

9 - Trumpismo

È la continuazione della politica con altri mezzi. Il trumpismo, parafrasando ancora von Clausewitz (“La guerra non scoppia mai in modo del tutto improvviso, la sua propagazione non è l’opera di un istante”) significa negazionisti a capo delle agenzie dell’energia e della protezione dell’ambiente, taglio ai crediti d’imposta per chi ancora volesse comprare un’auto elettrica, muro protezionista e chissà che altro. È l’America ricacciata dietro il lato oscuro della Luna.

10 - Velocità

Non quella marinettiana e poi sdoganata a loro modo dai radical chip della Silicon Valley, ma quella che serve nelle urgenze. Deve stare nel tempo di risposta che i costruttori europei sono chiamati a dare alla sfida cinese, alla domanda di riduzione di impatto ambientale, alla geopolitica che cambia dall’altra sponda dell’Atlantico al Far East, alla richiesta di innovazione di cui la mobilità ha bisogno. Ci vuole velocità negli investimenti umani, prima ancora che finanziari.

I commenti dei lettori