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Auto, occhio ai prezzi: in arrivo rincari per le termiche e sconti per le elettriche. Ecco perché

Auto, occhio ai prezzi: in arrivo rincari per le termiche e sconti per le elettriche. Ecco perché

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ROMA – Avete atteso l’arrivo dell’anno nuovo per cambiare la vostra auto a benzina o diesel? Forse non è stata una buona idea e comunque vi conviene affrettarvi. Il 2025 infatti potrebbe essere un anno di forti rincari per le vetture con motore termico. Mentre i prezzi dei modelli elettrici (già molto alti), al contrario, dovrebbero abbassarsi considerevolmente grazie all’inasprimento delle norme Ue sulle emissioni, che spingeranno i costruttori a puntare di più sulla vendita delle auto a batteria. E’ con questo scenario, sottolineano gli analisti, che bisognerà fare i conti nel 2025.

I rincari dei listini

Non che l’aumento del prezzo delle auto sia una novità. Come evidenzia il Centro Studi Fleet&Mobility, dal 2019 al 2024 il prezzo medio di un’auto nuova in Italia è cresciuto di oltre il 40%, passando da 21.000 euro ai 30.000 stimati nel 2024, con un aumento di oltre 1.000 euro sul 2023. Ma nel 2025 i rincari, che secondo il Ceo di Renault Luca de Meo potrebbero arrivare fino al 40%, non saranno frutto solo di inflazione, innovazioni tecnologiche di bordo, o aumento dei costi legato allo shock dei microchip, ma verranno aggravati da due importanti novità normative.

I nuovi tetti alle emissioni

La prima, la più incombente, e per la quale fino alla fine le case automobilistiche hanno sperato in una proroga di Bruxelles, è la conferma dell’entrata in vigore, da gennaio 2025, dei nuovi e più severi target sulle emissioni di CO2 previsti per il quadriennio 2025-2029, che impongono alle flotte auto di ogni costruttore di non superare le emissioni medie di 93,6 grammi di CO2 per km, con un taglio di oltre 20 grammi rispetto ai 115 CO2 per Km imposti per il 2020-2024. La seconda riguarda la normativa Euro 7, che per le auto entrerà in vigore il primo luglio 2025 e introduce standard più severi rispetto all’attuale Euro 6, concentrandosi principalmente sulla riduzione degli ossidi di azoto (NOx) e del particolato.

Riguardo al primo punto, la strada migliore per rientrare nei nuovi target di emissioni CO2 e non pagare le salate multe previste da Bruxelles per i trasgressori, che potrebbero superare i 15 miliardi di euro, sarebbe quella di vendere più auto elettriche, arrivando ad una quota di almeno il 20-25% della gamma. Ma quale casa automobilistica sarebbe oggi in grado di piazzare sul mercato una tale quantità di vetture elettriche se, ad oggi, la domanda è stagnante in tutta Europa e, in particolare in Italia, ammonta ad appena il 4%?

Per molte case quindi, soprattutto quelle più lontane dai nuovi parametri fissati da Bruxelles e incapaci di rientrarvi solo ricorrendo ad accordi di ‘pooling’ con costruttori elettrici, la strada di un taglio dell’offerta di vetture a benzina o diesel potrebbe essere una scelta obbligata. E non si parla di poco. Le stime indicano un possibile taglio in Europa di circa 3 milioni di unità. La conseguenza, oltre al rischio occupazionale, sarebbe quella di un aumento dei prezzi di listino per i veicoli termici, che andrebbe ad impattare pesantemente sul portafoglio dei consumatori. E non solo per la penuria dell’offerta, ma anche perché i costruttori, rilevano gli analisti, per scongiurare le multe di Bruxelles stanno già adottando una strategia di prezzi volta a frenare la domanda di veicoli con emissioni più elevate per rendere più appetibili i modelli elettrici più costosi. Come rileva la Reuters, Peugeot di Stellantis ha già aumentato i prezzi in Francia di tutti i suoi modelli fino a 500 euro, ad eccezione di quelli completamente elettrici, e Renault ha già applicato aumenti su alcuni modelli esclusivamente a benzina (come la Clio SCE 65, aumentata di 300 euro), mantenendo però invariati i prezzi delle versioni ibride. Secondo Denis Schemoul, analista del settore automobilistico presso S&P Global interpellato da Reuters, le case stanno utilizzando gli acquirenti delle auto termiche come una sorta di ‘’sussidio indiretto’’ per finanziare futuri sconti sui veicoli elettrici e preservare il più possibile i propri margini. Ma non è detto che questo funzioni, perché non è detto che tutti coloro che hanno intenzione di acquistare un’auto a benzina o diesel accettino di sostituirla con una elettrica. Almeno fino a quando non si consolideranno sul mercato modelli più piccoli e convenienti.

La normativa Euro 7

Intanto, a metà 2025 arriverà anche la nuova normativa Euro 7 che, dal primo luglio, introdurrà importanti novità sul fronte del controllo delle emissioni, che non verranno più calcolate solo in fase di omologazione ma per tutta la vita del veicolo. Da qui, per esempio, l’introduzione di inediti limiti per le emissioni derivanti da freni e pneumatici. Obbligo che si estenderà anche alle auto elettriche, le cui batterie, tra l’altro, dovranno anche rispettare dei requisiti minimi di prestazione e durata. Tutte migliorie che costeranno ai costruttori nuovi investimenti in tecnologie avanzate, come sistemi di filtraggio dei gas di scarico più efficienti e sofisticati, e che produrranno un ulteriore aumento dei listini. Sull’entità del rincaro il dibattito è ancora aperto. L’Acea, associazione che riunisce i costruttori presenti in Europa, sostiene che le norme Euro 7 porteranno un aumento del costo di produzione di circa 2.000 euro a vettura, mentre la Commissione europea cita cifre molto più basse (tra 180 e 450 euro).

Gli effetti sull’usato

Questo clima di incertezza potrebbe indurre i consumatori ad optare per l’acquisto di un’auto elettrica? Molti analisti ci credono e prevedono infatti nel 2025 un forte rimbalzo della domanda di vetture alla spina. Ma se invece la risposta fosse quella di mettere in stallo l’acquisto dell’auto nuova per rivolgersi al mercato dell’usato? I rincari che stanno registrando le vetture di seconda mano in Europa potrebbero essere un campanello d’allarme.

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