MILANO – Costruita attorno ai criteri dell’invulnerabilità nello stabilimento di Hambach, la Ineos Grenadier è la più specialistica e “vecchia scuola” tra le automobili di nuova generazione. Il modello fortemente voluto da Jim Ratcliffe – l’uomo più ricco del Regno Unito e Presidente dell’azienda inglese operante nel settore chimico - ha una lampante fisionomia da territori estremi che unita a suggestioni off-road chic dalla cubica carrozzeria ai razionali interni, evoca immediatamente i 4x4 di maggior blasone. Conoscendo già le straordinarie capacità fuoristradistiche della vettura, abbiamo messo alla prova l’ultima edizione della Grenadier Station Wagon Trialmaster (prezzi da 89.000 euro) spinta dal motore 3.0 turbo benzina, in un percorso prevalentemente stradale da Milano a Gstaad e ritorno, via passo del Sempione.
Con il portellone posteriore a doppia anta che sorregge ruota di scorta e scaletta, l’altezza superiore ai 2 metri, il design semplice ed immediato, il lungo boccaglio laterale ed i ciclopici pneumatici tassellati B.F. Goodrich posizionati alle estremità del telaio a longheroni, è immediatamente ovvio come le Ineos prediligano habitat avventurosi e situazioni al limite. Nel mondo a trazione integrale della Grenadier, l’asfalto è infatti percepito come una parentesi transitoria tra guadi, forcelle, mulattiere ed essendo inoltre progettata come strumento di lavoro dove suoni, forme e funzioni rimandano ai veicoli di estrazione agricola-militare, la normalità è fuori dalla sua zona di confort. Questo non significa però che il fuoristrada britannico vada in crisi nei percorsi convenzionali perché una volta abituati alle masse ed alle reazioni sui generis dello sterzo, (che non torna al centro da solo e necessita di correzioni in curva) la sensazione d’inarrestabilità risulta rassicurante, appagante ed a suo modo unica.
Una volta in movimento, i primi 100 km di autostrada fino a Chiasso sono utili per acquisire dimestichezza con l’abitacolo vintage-contemporaneo dove le tecnologie di bordo (tra cui Adas, cruise control, connettività wireless Apple Car Play), sono affiancate da manopole e leve fisiche grandi abbastanza per essere utilizzate indossando i guanti. Davanti al volante non c’è tachimetro ma solo un display per le spie luminose mentre velocità e dati di bordo, sono consultabili dallo schermo centrale. Fatta eccezione per le marce ridotte che si selezionano mettendo in folle il cambio automatico ad otto rapporti, tutti gli interruttori inerenti all’off-road come il bloccaggio dei tre differenziali, l’attivazione del verricello, gli interruttori ausiliari pre-cablati e la modalità guado per solcare acque profonde 800 mm, sono riposti sul tetto.
Lungo l’A9, la posizione di guida troneggiante agevola la visibilità mentre i 286 Cv e 450 Nm di coppia erogati dal 6 cilindri, assicurano un implacabile incedere accompagnato da sonorità meccaniche. Arrivati sulla Collina d’Oro in cui sorge l’elegante Villa Principe Leopoldo affacciata sul lago di Lugano, il consumo medio di 14l/100km si rivelerà analogo a quello che registreremo in tutti gli altri 700 km del percorso. Spostare 2.700 kg di peso applicati ed un design cubico e angolare, richiede inevitabilmente generose quantità di carburante a conferma di come la prodiga Grenadier Trialmaster, appartenga all’alto di gamma. Lo si evince anche dalla qualità degli assemblaggi, dalla cura dei materiali, dal confort dei sedili Recaro e soprattutto dalle potenzialità tecniche al servizio del fuoristrada senza compromessi.
Il viaggio prosegue adesso sulla serpeggiante SS33 che uscendo e rientrando dai cantoni elvetici, ci riporta in Italia dopo l’attraversamento di una frontiera fantasma e il breve passaggio nel grazioso borgo Santa Maria Maggiore, defilata località nota come la “capitale” della Valle dei Pittori. Per quasi tutta la tratta da Lugano a Domodossola, bisogna lavorare costantemente sul volante a causa dei perpetui cambi di direzione. Le curve diventano più ampie e scorrevoli nella spettacolare salita da 500 a 2.000 metri da Varzo all’aquila del Sempione, collocata sul valico appena dopo l’ospizio. Adesso l’asfalto è nascosto da una coltre di neve e ghiaccio ed il vento teso rende il cielo terso facendo precipitare la temperatura a – 20 gradi. L’assenza di grip non si rivelerà minimamente problematica e tra i tanti indizi di resilienza ai luoghi inospitali, il climatizzatore della Grenadier riscalda l’abitacolo in attimi con la potenza di un fon industriale.
I susseguenti 180 km scorrono facili per metà sull’A9 elvetica e quindi guidando tra conifere tinteggiate dall’inverno, nei pressi del Col du Pillon. Scavallato il passo e con il massiccio di Les Diablerets sul fianco destro, entriamo nel cuore del Saanenland. Nel paesaggio di boschi, vette e chalet, la Grenadier Trialmaster è perfettamente a suo agio su tutte le superfici incontrate. Affrontando un sentiero di terra umida e neve dura con pendenze da pista nera, non c’è neanche bisogno d’inserire le ridotte e dal posto guida, il passaggio sugli ostacoli - tronchi di abete e scalini di roccia inclusi - è appena percepibile. Lasciate le diramazioni sui pendii montuosi, torniamo su strada fino a raggiungere Gstaad dove per motivi poco aderenti al fuoristrada e molto al lifestyle, la Grenadier è già parte del panorama automotive. Nell’elitario villaggio alpino del Canton Berna, i Suv di lusso e le vetture off-road di pregio sono il pane quotidiano. La riprova di quanto sopra arriva nel parcheggio sotterraneo del The Alpina Gstaad dove tra giochi d’acqua, sculture e luminarie, si scorgono sì Rolls Royce Cullinan, Bentley Bentayga, Lamborghini Urus, Gls Maybach e qualche supercar ma la scelta più comune in questa tipologia di altitudini e latitudini, ricade in primis su G-Wagon e Defender classiche. Due modelli iconici che in termini di estetica, simbolismo e prestanza fuoristradistica, hanno trovato nella granitica e ben disegnata Ineos Grenadier una nuova spigolosa rivale.