Lexus LBX, il baby Suv full hybrid premium con bassi consumi e Adas non troppo invasivi
di Francesco PaternòROMA – Mettiamo in moto la Lexus LBX, il baby Suv full hybrid del marchio premium del gruppo giapponese, e nel silenzio dell’avvio elettrico vorremmo però subito fermarci. No, non è che sogniamo un 8 cilindri, tanto più che proprio questo modello ha dato nel 2024 al brand in Italia un fortissimo contributo per chiudere con quasi +62% di vendite (Dataforce). Il pensiero corre piuttosto alla prima domanda che ormai ci si fa su un veicolo con tutti i sistemi di assistenza alla guida “on”: come settarli in modo che, nel traffico o sulla tangenziale, luci, suoni, movimento di sterzo e rallentamenti automatici non ci impongano anche bruscamente le loro preferenze?
La sicurezza attiva ha fatto passi da gigante su pressione dei legislatori, e questo è un bene comune. Però una cosa è trovare facilmente la giusta impostazione, un’altra è subire un settaggio ultra conservativo per il quale la regolazione a volte non è di immediato accesso o comprensione. Sulla Lexus LBX la voce “settings” per fortuna è a portata di dita sullo schermo centrale da 12,3 pollici (abbiamo parcheggiato per evitare distrazioni) e questo tranquillizza. Per contro, troviamo per nulla pratica la tecnologia utilizzata per il sistema elettronico di apertura delle portiere, chiamato e-Latch: nel caso aveste degli ospiti a bordo, chiedete loro e ne riparliamo.
Il Suv giapponese, con i suoi soli 4,19 metri di lunghezza, è una vera novità per un marchio destinato inizialmente agli Stati Uniti e cresciuto con modelli di medio grandi e grandi dimensioni. LBX è pensato per noi europei e nasce sulla stessa piattaforma della Toyota Yaris Cross. I due Suv sono parenti stretti: sulla LBX, il cui design è originale ma non dirompente rispetto alla tradizione Lexus, sono stati aggiunti alcuni centimetri per passo e carreggiata e 5 cavalli in più al sistema full hybrid, fatto di un 1500 tre cilindri benzina e un motore elettrico per una potenza di sistema di 136 cavalli. Lo spazio a bordo è buono per chi siede davanti, limitato per chi sta dietro, così così per i bagagli con una capacità dichiarata di 402 litri, 317 se si sceglie il modello con trazione integrale “intelligente”.
Lexus LBX è tuttavia un altro mondo rispetto al parente appena ci si accomoda al volante. La cura dei dettagli e il materiale utilizzato per plancia, sedili e interno sportelli trasmettono una sensazione di qualità e di raffinatezza tipiche da segmento premium. Le regolazioni elettriche dei sedili aiutano a trovare facilmente la posizione ideale di guida, da cui si gode di ottima visibilità grazie anche a una bassa linea di cintura della carrozzeria. E dove non arriva l’occhio, intervengono sensori e telecamere.
Ci muoviamo col pensiero ancora rivolto ai sistemi di assistenza alla guida. Tuttavia, man mano che passano i chilometri, prima in città e poi in autostrada, ci rendiamo conto che i dispositivi non sono invasivi come capitato in altre occasioni. Il settaggio “medio” scelto di default dal costruttore si può mantenere, senza subire eccessi da tecnologia.
In modo altrettanto convincente, Lexus LBX ci dimostra che il suo primo punto di forza è il basso consumo, nonostante l’altezza della carrozzeria: sotto i 20 al litro è difficile scendere, chiaro segnale di efficienza del sistema full hybrid del costruttore giapponese. Il quale permette di andare in solo elettrico più del sospettabile, a vantaggio anche del confort di bordo cui contribuisce l’impiego di vetri acustici, chicca su questo segmento. Qualche rumore di trascinamento arriva soltanto dal cambio a variazione continua che, nonostante evoluzione e affinamenti, non gradisce un piede pesante sull’acceleratore, guida per altro impropria su una ibrida.
La risposta dello sterzo è precisa per il tipo di veicolo, così come quella delle sospensioni, tarate per assorbire le irregolarità del manto stradale in ambito urbano come per non coricarsi troppo nelle curve prese più velocemente in un percorso misto extraurbano. Il sistema elettronico di controllo in frenata, con regolatori di pressione indipendenti su due assi, riduce infine il beccheggio. Non sono coccole, ma l’effetto è gradito.