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Bigster, l’arma ibrida Dacia per combattere la sfida dei Suv medi. Come va

È il primo modello del marchio rumeno di Renault lungo più di quattro metri e mezzo Ha un design muscoloso, ampi spazi interni e solo versioni elettrificate. Anche a Gpl
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AIX EN PROVENCE – Dacia ha deciso di giocare anche nel segmento più caldo d’Europa, quello fatto di Suv con dimensioni intorno ai quattro metri e mezzo di lunghezza che il marketing chiama C. Segmento bollente, se si pensa che in Italia due modelli su tre venduti in questa fascia hanno carrozzeria a ruote alte. Così Dacia manda in campo Bigster, non solo il Suv più grande mai costruito dal marchio del gruppo Renault, ma il modello con cui per la prima volta oltrepassa le colonne d’Ercole dei 30.000 euro di listino. Non pochi per nessuno, meno che mai per un marchio di successo nato e cresciuto low cost.

Ma dimenticatevi low cost e diesel, Dacia cambia per cambiare davvero. Bigster è un Suv dal design muscoloso che lo fa sembrare più grande di quanto sia, ricorda un fuoristrada tant’è che ha un’altezza da terra di 22 centimetri, utile se si lascia l’asfalto, una lunghezza di 4,57 metri e una larghezza di 1,81. Non è un Duster che si è montato la testa: ha una sua personalità, inevitabile se si vuole far notare in un segmento affollato. Pre-ordini aperti, lancio e prime consegne a maggio con una gamma di motorizzazioni soltanto elettrificate, quattro allestimenti. Si parte da 24.800 euro per il tre cilindri 1.2 mild hybrid da 140 Cv, depotenziato a 130 Cv nella versione con trazione integrale a partire dai 26.800 euro e accoppiato di nuovo nella potenza da 140 Cv con il Gpl, da 25.800 euro. In cima al listino troviamo la full hybrid con un quattro cilindri 1.8 litri da 155 Cv, oggetto della nostra impressione di guida per le strade della Provenza. Allestimento top, il Journey da 31.300 euro con cerchi da 19 pollici. Tutti i prezzi, se confrontati con quelli della concorrenza, non bassi ma competitivi.

Bigster ha dimensioni esterne importanti che sono una promessa di spazio interno mantenuta, sia davanti che posteriormente, dove solo al centro la presenza del tunnel ruba qualche centimetro a un eventuale terzo passeggero. Altrettanto grande è il bagagliaio: la capacità sulla full hybrid va dai 612 ai 1.912 litri reclinando i sedili posteriori, caricando fino al tetto e viaggiando in due.

Davanti al posto guida due schermi digitali da 10 pollici, un tunnel alto fra i sedili, plancia di plastica dura ma che non scricchiola, sedili bene imbottiti con comandi elettrici (prima volta su una Dacia, così come il bitono per un colore inedito, azzurro con tetto nero). Dura la regolazione del volante, ma il marketing Dacia vanta sempre l’essenzialità, che poi sarebbe ciò di cui abbiamo bisogno e niente di più.

La Bigster full hybrid si muove su un nuovo motore 1.8 sviluppato dal 1.6 in uso nel gruppo, composto da un benzina da 107 Cv e da uno elettrico da 50 Cv, più uno che fa da starter/generatore, batteria da 1,4 kWh. Per le stradine di Aix en Provence ci si muove praticamente sempre in elettrico e dunque in silenzio assoluto. Uscendo dal centro abitato, colpisce il livello di comfort acustico che solo in autostrada alla massima velocità consentita viene tradito da qualche fruscio aerodinamico.

Il Suv ha un assetto molto morbido, uno sterzo non proprio da corsa e una potenza più che sufficiente per muovere con disinvoltura una massa a vuoto di 1.487 chili, «150 in meno della media del segmento», ci dice Frank Marotte, vicepresidente vendite e marketing di Dacia. A chi venderete Bigster, gli chiediamo, e cosa faranno i clienti di Duster? «Come inizio, vediamo che solo il 10-12% dei clienti Duster si è spostata su Bigster. E dei 12.000 preordini in Europa, il 70% è full hybrid, molto più di quel che pensavamo. La spaziosità è una chiave d’ingresso fondamentale per entrare nel segmento C». «Contiamo di avere almeno l’80% di clienti di conquista - ci dice Guido Tocci, boss di Dacia Italia - perché il cliente di questo segmento è diverso e più esigente di quello di Suv più piccoli».

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