"Uno dei conducenti controllati, di 38 anni è stato bloccato alle 5:30 mentre ubriaco percorreva la via Salvatore Ferrara contromano", "Ha percorso controsenso e per cinque chilometri la statale 162 direzionale, nel Nolano, in provincia di Napoli". Storie di ordinaria follia quotidiana che in questi due casi avvenuti negli ultimi giorni sono finite fortunatamente senza incidenti ma che avrebbero potuto provocare delle stragi, come quella avvenuta domenica nel tratto autostradale triestino dell'A4 e costata la vita a un papà 36enne e alla sua figlioletta di 17 mesi, oltre al ferimento di altre tre persone.
Come nella maggior parte dei casi quando avvengono degli incidenti "assurdi" la responsabilità è dell'abuso di bevande alcoliche e l'autista del tir omicida di Trieste aveva un tasso alcolemico nel sangue in grado di stendere un cavallo.
Nel suo meticoloso lavoro l'Osservatorio "Il Centauro" dell'Associazione sostenitori Amici Polizia Stradale ha pubblicato un resoconto dettagliato sul fenomeno che sta diventando alquanto allarmante: "Nel corso del 2010 siamo stati in grado di osservare 225 eventi, 122 dei quali in carreggiate unidirezionali. Parliamo di viabilità di tipo maggiore, interessata - a livello assoluto tra il 2009 e il 2010 - da un aumento del 37,1%".
Sul portale dell'Asaps sono poi pubblicati i dati dettagliati relativi al preoccupante elemento del "contromano" ma quello che ci ha colpito maggiormente è stata la testimonianza dell'agente della stradale intervenuto sul luogo dell'incidente triestino e che ha inviato il suo "sfogo" ai colleghi dell'Asaps: "non so più cosa pensare... la bimba all'arrivo della pattuglia della Stradale era ancora viva e gridava, aveva una profonda ferita alla testa... era legata e ancorata regolarmente al seggiolino ma è sbalzata ugualmente fuori dal veicolo. I colleghi giunti sul posto, e padri come me di bambini, sono ancora sgomenti stamattina e non hanno dormito niente. L'ucraino l'ho portato a fotosegnalare e successivamente in prigione ... era ancora ubriaco e non stava in piedi... non so... tutti noi e io specialmente abbiamo delle giornate in cui crediamo a certe cose, ai valori al servizio verso la collettività che svolgiamo, al servizio Istituzionale, a quello che la STRADALE è, ma tante volte mi rattristo e mi demoralizzo e penso: 'ma cosa ci stiamo a fare noi su strada? Non basta il nostro impegno, non bastano le persone come te che per tutta la vita combattono per la sicurezza e la legalità... purtroppo non basta'... e non ho né soluzioni, né risposte per venirne fuori".
Difficile non comprendere e condividere l'amaro sfogo dell'agente della stradale ed è ancora più difficile trovare le parole giuste per offrire un sostegno, almeno morale, alla sua richiesta di aiuto. La risposta immediata, che pubblichiamo integralmente, è arrivata invece puntuale da Giordano Biserni, presidente dell'Asap, a cui era indirizzata la lettera: "Caro Amico, ho letto le tue parole e quasi mi sentivo male, pensando a quella bimba. No non dovete, non dobbiamo mollare, il nostro lavoro è importantissimo. Tante cose sono cambiate. Se in Italia si è passati da 7.000 morti nel 2000 a poco più di 4.000 nel 2009 gran parte del merito è proprio delle forze di polizia e delle associazioni che si battono senza interessi particolari da difendere se non la sicurezza.
Certo dopo un'esperienza come quella che avete vissuto voi a Trieste le domande che nascono sono tante. Intanto quando si decideranno a rafforzare questa Polizia Stradale che manca ancora di quasi 2.000 agenti in organico, e potrebbe creare sponde più alte nella sicurezza anche in ingresso in Italia, specie in autostrada e nelle zone vicino alle frontiere, attivando una vera funzione di filtro e di disinnesco di mine come quella di quel delinquente che con 3,1 g/l di alcol nella pancia ha disintegrato una famiglia. C'è da scommettere che passata l'emozione ricominceranno le solite lamentele dei rivenditori di alcolici per i troppi controlli, dei conducenti che faranno ricorso perché l'etilometro non poteva funzionare 'per il troppo freddo, per il troppo caldo, perché non era omologato, perché non era revisionato, perché non era tarato'. Tarati siamo noi che permettiamo, nella quasi indifferenza, che continuino ad accadere episodi nei quali un disgraziato incosciente può entrare in Italia in quello stato (ma sono tanti anche gli italiani in quelle condizioni!) e può condannare a morte una famiglia fatta di persone incolpevoli, ammazzando un giovane papà che guidava tranquillo, una bimba regolarmente legata sul suo seggiolino (ma che ci fai in uno schianto contro un Tir in contromano), con una mamma ancora viva che ora preferirebbe morire. Con dei nonni che sono già morti, lì in quel maledetto tratto di autostrada insieme alla loro nipotina.
Vedrai Alessandro di questo energumeno al volante presto si perderanno le tracce. Uscirà fra pochi giorni dal carcere. Tornerà tranquillo nel suo paese. E magari presto tornerà in Italia con un'altra patente bella fresca d'inchiostro. C'è da dire solo buona fortuna a chi lo incrocerà.
Non gli auguro del male. Vorrei solo che le grida di quella bimba di 17 mesi che hanno sentito sull'asfalto gli sgomenti agenti della Stradale, gli rimbombassero per tutta la vita nelle orecchie giorno e notte. Ma lui forse non le sentirà perché l'alcol a 3,1 g/l rende anche sordi!
Buon lavoro ragazzi che, con tutte le divise, siete sulle strade a costruire sicurezza. Fatelo per tutti noi. Se nessuno vi dice grazie è lo stesso. Siamo con voi".
Nelle parole di Biserni, oltre al tentativo di rincuorare il collega e di spronarlo a continuare con dedizione nella sua missione quotidiana, c'è anche la soluzione al problema ma è contenuta inoltre la triste analisi di come andranno invece a finire le cose senza un intervento deciso per aumentare la sicurezza stradale.
Appuntamento allora alla prossima strage, quando il clamore della notizia farà accendere i riflettori sul dolore di che resta e di chi non potrà mai dimenticare, salvo poi spegnersi quando la cosa "non fa più notizia".
Per un momento proviamo tutti a pensare che la prossima volta però potrebbe toccare a ognuno di noi.
Come nella maggior parte dei casi quando avvengono degli incidenti "assurdi" la responsabilità è dell'abuso di bevande alcoliche e l'autista del tir omicida di Trieste aveva un tasso alcolemico nel sangue in grado di stendere un cavallo.
Nel suo meticoloso lavoro l'Osservatorio "Il Centauro" dell'Associazione sostenitori Amici Polizia Stradale ha pubblicato un resoconto dettagliato sul fenomeno che sta diventando alquanto allarmante: "Nel corso del 2010 siamo stati in grado di osservare 225 eventi, 122 dei quali in carreggiate unidirezionali. Parliamo di viabilità di tipo maggiore, interessata - a livello assoluto tra il 2009 e il 2010 - da un aumento del 37,1%".
Sul portale dell'Asaps sono poi pubblicati i dati dettagliati relativi al preoccupante elemento del "contromano" ma quello che ci ha colpito maggiormente è stata la testimonianza dell'agente della stradale intervenuto sul luogo dell'incidente triestino e che ha inviato il suo "sfogo" ai colleghi dell'Asaps: "non so più cosa pensare... la bimba all'arrivo della pattuglia della Stradale era ancora viva e gridava, aveva una profonda ferita alla testa... era legata e ancorata regolarmente al seggiolino ma è sbalzata ugualmente fuori dal veicolo. I colleghi giunti sul posto, e padri come me di bambini, sono ancora sgomenti stamattina e non hanno dormito niente. L'ucraino l'ho portato a fotosegnalare e successivamente in prigione ... era ancora ubriaco e non stava in piedi... non so... tutti noi e io specialmente abbiamo delle giornate in cui crediamo a certe cose, ai valori al servizio verso la collettività che svolgiamo, al servizio Istituzionale, a quello che la STRADALE è, ma tante volte mi rattristo e mi demoralizzo e penso: 'ma cosa ci stiamo a fare noi su strada? Non basta il nostro impegno, non bastano le persone come te che per tutta la vita combattono per la sicurezza e la legalità... purtroppo non basta'... e non ho né soluzioni, né risposte per venirne fuori".
Difficile non comprendere e condividere l'amaro sfogo dell'agente della stradale ed è ancora più difficile trovare le parole giuste per offrire un sostegno, almeno morale, alla sua richiesta di aiuto. La risposta immediata, che pubblichiamo integralmente, è arrivata invece puntuale da Giordano Biserni, presidente dell'Asap, a cui era indirizzata la lettera: "Caro Amico, ho letto le tue parole e quasi mi sentivo male, pensando a quella bimba. No non dovete, non dobbiamo mollare, il nostro lavoro è importantissimo. Tante cose sono cambiate. Se in Italia si è passati da 7.000 morti nel 2000 a poco più di 4.000 nel 2009 gran parte del merito è proprio delle forze di polizia e delle associazioni che si battono senza interessi particolari da difendere se non la sicurezza.
Certo dopo un'esperienza come quella che avete vissuto voi a Trieste le domande che nascono sono tante. Intanto quando si decideranno a rafforzare questa Polizia Stradale che manca ancora di quasi 2.000 agenti in organico, e potrebbe creare sponde più alte nella sicurezza anche in ingresso in Italia, specie in autostrada e nelle zone vicino alle frontiere, attivando una vera funzione di filtro e di disinnesco di mine come quella di quel delinquente che con 3,1 g/l di alcol nella pancia ha disintegrato una famiglia. C'è da scommettere che passata l'emozione ricominceranno le solite lamentele dei rivenditori di alcolici per i troppi controlli, dei conducenti che faranno ricorso perché l'etilometro non poteva funzionare 'per il troppo freddo, per il troppo caldo, perché non era omologato, perché non era revisionato, perché non era tarato'. Tarati siamo noi che permettiamo, nella quasi indifferenza, che continuino ad accadere episodi nei quali un disgraziato incosciente può entrare in Italia in quello stato (ma sono tanti anche gli italiani in quelle condizioni!) e può condannare a morte una famiglia fatta di persone incolpevoli, ammazzando un giovane papà che guidava tranquillo, una bimba regolarmente legata sul suo seggiolino (ma che ci fai in uno schianto contro un Tir in contromano), con una mamma ancora viva che ora preferirebbe morire. Con dei nonni che sono già morti, lì in quel maledetto tratto di autostrada insieme alla loro nipotina.
Vedrai Alessandro di questo energumeno al volante presto si perderanno le tracce. Uscirà fra pochi giorni dal carcere. Tornerà tranquillo nel suo paese. E magari presto tornerà in Italia con un'altra patente bella fresca d'inchiostro. C'è da dire solo buona fortuna a chi lo incrocerà.
Non gli auguro del male. Vorrei solo che le grida di quella bimba di 17 mesi che hanno sentito sull'asfalto gli sgomenti agenti della Stradale, gli rimbombassero per tutta la vita nelle orecchie giorno e notte. Ma lui forse non le sentirà perché l'alcol a 3,1 g/l rende anche sordi!
Buon lavoro ragazzi che, con tutte le divise, siete sulle strade a costruire sicurezza. Fatelo per tutti noi. Se nessuno vi dice grazie è lo stesso. Siamo con voi".
Nelle parole di Biserni, oltre al tentativo di rincuorare il collega e di spronarlo a continuare con dedizione nella sua missione quotidiana, c'è anche la soluzione al problema ma è contenuta inoltre la triste analisi di come andranno invece a finire le cose senza un intervento deciso per aumentare la sicurezza stradale.
Appuntamento allora alla prossima strage, quando il clamore della notizia farà accendere i riflettori sul dolore di che resta e di chi non potrà mai dimenticare, salvo poi spegnersi quando la cosa "non fa più notizia".
Per un momento proviamo tutti a pensare che la prossima volta però potrebbe toccare a ognuno di noi.