Parliamo sempre e solo di dati di vendita riferiti a numeri di auto immatricolate. Ma c'è un altra analisi possibile, quella di considerare le auto per il loro valore. Ecco le considerazioni di Pierluigi Del Viscovo, Direttore Centro Studi Fleet & Mobility.
"Il mercato auto ha ridotto nel 2010 il suo valore a 33,4 miliardi di euro, il 4% in meno del già basso 2009 (ricordiamo che nel 2008, anno record, aveva sfiorato i 50 miliardi). Stiamo parlando della cifra che gli Italiani hanno destinato all'acquisto di auto nuove complessivamente; cifra che include i privati, le società e i noleggiatori, al netto degli sconti praticati da costruttori e distributori e al netto degli incentivi statali che, essendo appunto un contributo "promozionale", non fanno parte della domanda ma la integrano.
La nota positiva, se vogliamo, arriva dal confronto con l'analisi delle quantità, che come si sa hanno subito una contrazione ben maggiore, intorno al 9% (1.974.000 immatricolazioni a fronte di 2.171.000 dell'anno precedente). L'aspetto positivo ovviamente non consiste nella minore flessione, visto che non si tratta di una gara tra volume e valore, bensì nel motivo di questa differenza. Nel 2010 gli Italiani hanno acquistato auto di valore più elevato: in media, hanno speso circa 17.000 euro per portarsi a casa il modello scelto, a fronte dei 16.000 del 2009 (anno in cui la forte pressione degli incentivi aveva spinto la vendita delle vetture piccole oltre i suoi limiti fisiologici.
Queste analisi sono contenute nella ricerca annuale "Il Mercato Auto a Valore", giunta alla sua quinta edizione, e promossa dal Centro Studi Fleet&Mobility in sinergia con il Master sull'Automobile di Roma. Lo studio, appena divulgato, fornisce un osservatorio innovativo sul settore dell'auto, fondato non sul numero delle immatricolazioni, ma sul loro effettivo valore economico. La ricerca - condotta in collaborazione con l'Unrae - prende in analisi tutte le immatricolazioni, attribuendo a ciascuna il suo prezzo di listino, passando poi a quantificare l'impatto degli sconti, degli incentivi e dei km0.
Dalla ricerca si evince che il maggior valore medio unitario delle vetture immatricolate nel 2010 deve collegarsi a due fattori.
Da un lato, la ripresa degli acquisti da parte delle società e dei noleggiatori, che hanno spinto in alto di circa 700 milioni il mercato, scegliendo modelli di valore più elevato: i noleggiatori hanno acquistato vetture di un valore medio di 17.892 euro, mentre per le società il valore medio delle auto è stato di ben 20.836 euro, a fronte dei 15.901 euro spesi in media dai privati per ogni auto.
Dall'altro lato, il minore impatto degli incentivi, pari nel 2010 a 673 milioni di euro a fronte dei 2 miliardi e 243 milioni del 2009. Gli incentivi non vanno conteggiati nella domanda, in quanto si tratta di soldi erogati dallo Stato e non dai clienti, che hanno di fatto abbassato il prezzo netto di acquisto delle auto.
Guardando ai volumi, sembra che la crisi di domanda nell'auto sia arrivata nel 2010, anno che per gli altri settori è stato di ripresa; ma da questa analisi emerge che già il 2009 aveva registrato una flessione del valore del 9%, laddove le immatricolazioni, grazie agli incentivi, mostravano una mercato piatto, sugli stessi volumi del 2008.
Questa analisi sta educando gli operatori a guardare al valore economico del mercato, che è un atteggiamento più professionale e adeguato alla gestione di grandi aziende come sono le Case e le concessionarie. Sono sempre di più gli operatori che chiedono espressamente questi dati, proprio perché nei bilanci si scrivono i soldi, non le macchine".
Pierluigi Del Viscovo, Direttore Centro Studi Fleet & Mobility
"Il mercato auto ha ridotto nel 2010 il suo valore a 33,4 miliardi di euro, il 4% in meno del già basso 2009 (ricordiamo che nel 2008, anno record, aveva sfiorato i 50 miliardi). Stiamo parlando della cifra che gli Italiani hanno destinato all'acquisto di auto nuove complessivamente; cifra che include i privati, le società e i noleggiatori, al netto degli sconti praticati da costruttori e distributori e al netto degli incentivi statali che, essendo appunto un contributo "promozionale", non fanno parte della domanda ma la integrano.
La nota positiva, se vogliamo, arriva dal confronto con l'analisi delle quantità, che come si sa hanno subito una contrazione ben maggiore, intorno al 9% (1.974.000 immatricolazioni a fronte di 2.171.000 dell'anno precedente). L'aspetto positivo ovviamente non consiste nella minore flessione, visto che non si tratta di una gara tra volume e valore, bensì nel motivo di questa differenza. Nel 2010 gli Italiani hanno acquistato auto di valore più elevato: in media, hanno speso circa 17.000 euro per portarsi a casa il modello scelto, a fronte dei 16.000 del 2009 (anno in cui la forte pressione degli incentivi aveva spinto la vendita delle vetture piccole oltre i suoi limiti fisiologici.
Queste analisi sono contenute nella ricerca annuale "Il Mercato Auto a Valore", giunta alla sua quinta edizione, e promossa dal Centro Studi Fleet&Mobility in sinergia con il Master sull'Automobile di Roma. Lo studio, appena divulgato, fornisce un osservatorio innovativo sul settore dell'auto, fondato non sul numero delle immatricolazioni, ma sul loro effettivo valore economico. La ricerca - condotta in collaborazione con l'Unrae - prende in analisi tutte le immatricolazioni, attribuendo a ciascuna il suo prezzo di listino, passando poi a quantificare l'impatto degli sconti, degli incentivi e dei km0.
Dalla ricerca si evince che il maggior valore medio unitario delle vetture immatricolate nel 2010 deve collegarsi a due fattori.
Da un lato, la ripresa degli acquisti da parte delle società e dei noleggiatori, che hanno spinto in alto di circa 700 milioni il mercato, scegliendo modelli di valore più elevato: i noleggiatori hanno acquistato vetture di un valore medio di 17.892 euro, mentre per le società il valore medio delle auto è stato di ben 20.836 euro, a fronte dei 15.901 euro spesi in media dai privati per ogni auto.
Dall'altro lato, il minore impatto degli incentivi, pari nel 2010 a 673 milioni di euro a fronte dei 2 miliardi e 243 milioni del 2009. Gli incentivi non vanno conteggiati nella domanda, in quanto si tratta di soldi erogati dallo Stato e non dai clienti, che hanno di fatto abbassato il prezzo netto di acquisto delle auto.
Guardando ai volumi, sembra che la crisi di domanda nell'auto sia arrivata nel 2010, anno che per gli altri settori è stato di ripresa; ma da questa analisi emerge che già il 2009 aveva registrato una flessione del valore del 9%, laddove le immatricolazioni, grazie agli incentivi, mostravano una mercato piatto, sugli stessi volumi del 2008.
Questa analisi sta educando gli operatori a guardare al valore economico del mercato, che è un atteggiamento più professionale e adeguato alla gestione di grandi aziende come sono le Case e le concessionarie. Sono sempre di più gli operatori che chiedono espressamente questi dati, proprio perché nei bilanci si scrivono i soldi, non le macchine".
Pierluigi Del Viscovo, Direttore Centro Studi Fleet & Mobility