I suoi detrattori sostenevano che aveva il coefficiente aerodinamico di una lavatrice, ma la Volvo 760 è stata soprattutto una cerniera del passaggio di status della casa svedese, dalla 240 e prima di arrivare ai modelli a trazione anteriore.
Compie 30 anni in questi giorni, questa vettura dalle linee squadrate e verticali che è diventata l'automobile che ha realmente salvato Volvo Car Corporation negli anni '80 dalle difficoltà economiche che stava attraversando.
Appena due anni dopo la crisi petrolifera, infatti, tutta l'industria automobilistica attraversava un periodo particolarmente difficile, e Volvo non faceva eccezione. La qualità costruttiva della nuova 240, inoltre, non reggeva più il confronto con l'evoluzione dei tempi, e costruire auto nello stabilimento svedese di Torslanda era troppo costoso, almeno quanto l'esportazione.
La storia ricorda in quegli anni l'accordo con la fabbrica olandese ex DAF, per produrre vetture più compatte, le 340/360, destinate ad accrescere i volumi di vendita anche in virtù di un listino più basso.
Ma con 99.800 corone svedesi ecco apparire una nuova protagonista all'orizzonte, la 760 con motore V6 e cambio automatico e aria condizionata, tetto apribile e servosterzo. Il successo in Svezia e in America (principale mercato di esportazione per Volvo) fu immediato: secondo lo stile tipico di Volvo le vendite iniziarono dai livelli più alti per poi scendere a quelli inferiori: qualche tempo dopo, infatti, alla 760 GLE seguì infatti la serie 740 nelle versioni a quattro e cinque porte. La station wagon, del resto, era stata sempre un punto di forza per la marca svedese, che aveva fatto breccia nel mercato italiano - all'epoca terzo, dopo USA e Inghilterra ed escludendo le vendite domestiche - e l'arrivo della 740 "familiare" fu un supporto rilevante per la gamma 760.
Un vero e proprio momento di svolta per Volvo Car Corporation, quindi, sia dal punto di vista del prodotto sia da quello finanziario, costituendo la base per il futuro del marchio. Senza la 760 non ci sarebbe mai stata la 850, senza la 850 non sarebbe stata mai progettata e costruita la S80, e così via. Fu un investimento indubbiamente importante, pari a circa 3,5 miliardi di corone. L'idea era che le vendite della 760 e i suoi futuri derivati avrebbero dovuto portare la casa fino alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90. La produzione terminò solo nel 1998 con la V90, l'ultimo modello Volvo basato sulla tecnologia della 760.
Complessivamente furono vendute 221.309 unità della 760 (1.230.704 se si conta anche la serie 740) prima che questa fosse rimpiazzata dalla più moderna 960 nell'autunno del 1990. Quando avvenne, la 760 aveva già contribuito a incrementare i profitti e il prestigio di Volvo Car Corporation come mai nessun altro modello.
I parametri fissati dal progetto per la nuova 760, dettati sia dai designer, sia dai limiti imposti dal marketing - che teneva d'occhio i costi industriali - dovevano soddisfare le nuove esigenze del mercato.
Venne deciso che il lavoro di sviluppo del nuovo progetto venisse guidato da concetti quali affidabilità, efficienza dei consumi, durata, funzionalità, rumorosità, linea e prestazioni. Venne deciso, inoltre, che la nuova auto avrebbe avuto la trazione posteriore e che il passo sarebbe stato di 10 cm (4") più lungo rispetto alla 240. La vettura sarebbe stata leggermente più corta della 240, della stessa larghezza e più leggera di 100 chili. Per limitare i costi gran parte del contenuto tecnico venne mutuato dalla serie 200, con poche modifiche di minore importanza, tra cui trasmissione e sospensioni, ma il design esterno doveva essere completamente nuovo.
Il progetto, noto come P31, venne modificato più volte. Le specifiche tecniche vennero finalizzate più o meno nello stesso momento in cui venne congelato il design definitivo. La scelta della linea giusta si rivelò tanto difficile e importante quanto quella dei contenuti tecnici più adatti da inserire nella vettura.
L'introduzione, che era stata inizialmente prevista per il 1980, venne posticipata al 1981.
La maggior parte delle proposte stilistiche puntava su una berlina, ma il responsabile del design di Volvo, Jan Wilsgaard, preferiva una due volumi. Gli addetti dell'area finance, d'altro canto, insistevano per una linea con superfici dritte e piatte e linee squadrate, preferibilmente con angoli a 90°, allo scopo di ridurre i costi di produzione il più possibile.
Alla fine, la partita sembrava doversi giocare fra la proposta preferita dalla divisione marketing e l'alternativa proposta dalla divisione ingegneristica, quando Wilsgaard - che a volte sapeva essere molto misterioso - inaspettatamente propose un nuovo progetto che abbinava le caratteristiche dell'auto in modo diverso: un'automobile con una sezione posteriore allungata nel tipico stile di una berlina, con fiancate diritte e una coda troncata bruscamente. Questo fu il modello che risultò vincente, sebbene alla fine venisse varata una versione leggermente modificata dello stesso: una berlina con una vetratura quasi verticale rispetto alla scocca e una sezione posteriore squadrata. Le fiancate dritte creavano all'interno un senso di spaziosità che risultava anche decisamente confortevole.
Si arriva così alla primavera del 1978, con i primi passi del primo prototipo guidabile, cui seguirono il lunghi test stradali per un totale di 3.200.000 chilometri in tre continenti, nei climi più caldi e più freddi possibili, in modo da mettere a punto l'auto sin nei minimi dettagli.
Nel 1979, la divisione auto di AB Volvo venne trasformata in una società a sé stante - Volvo Car Corporation - con Hakan Frisinger come Amministratore Delegato, e nel 1980 fu presentata un'interessante concept car che era più che un semplice accenno a ciò che sarebbe arrivato un anno dopo. La Volvo Concept Car era una versione aggiornata della cut-back di Wilsgaard, il modello che aveva effettivamente ispirato la 760. Sebbene più corta nella sezione posteriore rispetto alla 760, era quasi identica a quest'ultima.
La VCC è oggi esposta presso il Museo Volvo. L'acronimo richiamava anche le iniziali del nome dell'azienda, Volvo Car Corporation. Per quanto riguarda i contenuti tecnici, la VCC montava una sospensione posteriore di tipo constant-track che sarebbe stata riproposta nell'imminente 760, mentre sotto al cofano pulsava una unità turbo alimentata a gasolio che mostrava chiaramente l'enorme potenziale futuro del principio del motore a compressione.
I piani per il lancio della 760 al Salone di Francoforte 1981 dovettero essere di nuovo posticipati e, alla presentazione di 30 anni fa, nel febbraio 1982, il pubblico si trovò di fronte a una Volvo che non conosceva, offerta con tre soluzioni di motore: un quattro cilindri turbo, un V6 da 2,8 litri e un 6 cilindri turbodiesel in linea (ma allo scarico quanto fumava!) di origine Volkswagen. Con questo propulsore, la 760 era la diesel più veloce al mondo, aprendo anche in questo una nuova era per le prestazioni delle "svedesi".
Compie 30 anni in questi giorni, questa vettura dalle linee squadrate e verticali che è diventata l'automobile che ha realmente salvato Volvo Car Corporation negli anni '80 dalle difficoltà economiche che stava attraversando.
Appena due anni dopo la crisi petrolifera, infatti, tutta l'industria automobilistica attraversava un periodo particolarmente difficile, e Volvo non faceva eccezione. La qualità costruttiva della nuova 240, inoltre, non reggeva più il confronto con l'evoluzione dei tempi, e costruire auto nello stabilimento svedese di Torslanda era troppo costoso, almeno quanto l'esportazione.
La storia ricorda in quegli anni l'accordo con la fabbrica olandese ex DAF, per produrre vetture più compatte, le 340/360, destinate ad accrescere i volumi di vendita anche in virtù di un listino più basso.
Ma con 99.800 corone svedesi ecco apparire una nuova protagonista all'orizzonte, la 760 con motore V6 e cambio automatico e aria condizionata, tetto apribile e servosterzo. Il successo in Svezia e in America (principale mercato di esportazione per Volvo) fu immediato: secondo lo stile tipico di Volvo le vendite iniziarono dai livelli più alti per poi scendere a quelli inferiori: qualche tempo dopo, infatti, alla 760 GLE seguì infatti la serie 740 nelle versioni a quattro e cinque porte. La station wagon, del resto, era stata sempre un punto di forza per la marca svedese, che aveva fatto breccia nel mercato italiano - all'epoca terzo, dopo USA e Inghilterra ed escludendo le vendite domestiche - e l'arrivo della 740 "familiare" fu un supporto rilevante per la gamma 760.
Un vero e proprio momento di svolta per Volvo Car Corporation, quindi, sia dal punto di vista del prodotto sia da quello finanziario, costituendo la base per il futuro del marchio. Senza la 760 non ci sarebbe mai stata la 850, senza la 850 non sarebbe stata mai progettata e costruita la S80, e così via. Fu un investimento indubbiamente importante, pari a circa 3,5 miliardi di corone. L'idea era che le vendite della 760 e i suoi futuri derivati avrebbero dovuto portare la casa fino alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90. La produzione terminò solo nel 1998 con la V90, l'ultimo modello Volvo basato sulla tecnologia della 760.
Complessivamente furono vendute 221.309 unità della 760 (1.230.704 se si conta anche la serie 740) prima che questa fosse rimpiazzata dalla più moderna 960 nell'autunno del 1990. Quando avvenne, la 760 aveva già contribuito a incrementare i profitti e il prestigio di Volvo Car Corporation come mai nessun altro modello.
I parametri fissati dal progetto per la nuova 760, dettati sia dai designer, sia dai limiti imposti dal marketing - che teneva d'occhio i costi industriali - dovevano soddisfare le nuove esigenze del mercato.
Venne deciso che il lavoro di sviluppo del nuovo progetto venisse guidato da concetti quali affidabilità, efficienza dei consumi, durata, funzionalità, rumorosità, linea e prestazioni. Venne deciso, inoltre, che la nuova auto avrebbe avuto la trazione posteriore e che il passo sarebbe stato di 10 cm (4") più lungo rispetto alla 240. La vettura sarebbe stata leggermente più corta della 240, della stessa larghezza e più leggera di 100 chili. Per limitare i costi gran parte del contenuto tecnico venne mutuato dalla serie 200, con poche modifiche di minore importanza, tra cui trasmissione e sospensioni, ma il design esterno doveva essere completamente nuovo.
Il progetto, noto come P31, venne modificato più volte. Le specifiche tecniche vennero finalizzate più o meno nello stesso momento in cui venne congelato il design definitivo. La scelta della linea giusta si rivelò tanto difficile e importante quanto quella dei contenuti tecnici più adatti da inserire nella vettura.
L'introduzione, che era stata inizialmente prevista per il 1980, venne posticipata al 1981.
La maggior parte delle proposte stilistiche puntava su una berlina, ma il responsabile del design di Volvo, Jan Wilsgaard, preferiva una due volumi. Gli addetti dell'area finance, d'altro canto, insistevano per una linea con superfici dritte e piatte e linee squadrate, preferibilmente con angoli a 90°, allo scopo di ridurre i costi di produzione il più possibile.
Alla fine, la partita sembrava doversi giocare fra la proposta preferita dalla divisione marketing e l'alternativa proposta dalla divisione ingegneristica, quando Wilsgaard - che a volte sapeva essere molto misterioso - inaspettatamente propose un nuovo progetto che abbinava le caratteristiche dell'auto in modo diverso: un'automobile con una sezione posteriore allungata nel tipico stile di una berlina, con fiancate diritte e una coda troncata bruscamente. Questo fu il modello che risultò vincente, sebbene alla fine venisse varata una versione leggermente modificata dello stesso: una berlina con una vetratura quasi verticale rispetto alla scocca e una sezione posteriore squadrata. Le fiancate dritte creavano all'interno un senso di spaziosità che risultava anche decisamente confortevole.
Si arriva così alla primavera del 1978, con i primi passi del primo prototipo guidabile, cui seguirono il lunghi test stradali per un totale di 3.200.000 chilometri in tre continenti, nei climi più caldi e più freddi possibili, in modo da mettere a punto l'auto sin nei minimi dettagli.
Nel 1979, la divisione auto di AB Volvo venne trasformata in una società a sé stante - Volvo Car Corporation - con Hakan Frisinger come Amministratore Delegato, e nel 1980 fu presentata un'interessante concept car che era più che un semplice accenno a ciò che sarebbe arrivato un anno dopo. La Volvo Concept Car era una versione aggiornata della cut-back di Wilsgaard, il modello che aveva effettivamente ispirato la 760. Sebbene più corta nella sezione posteriore rispetto alla 760, era quasi identica a quest'ultima.
La VCC è oggi esposta presso il Museo Volvo. L'acronimo richiamava anche le iniziali del nome dell'azienda, Volvo Car Corporation. Per quanto riguarda i contenuti tecnici, la VCC montava una sospensione posteriore di tipo constant-track che sarebbe stata riproposta nell'imminente 760, mentre sotto al cofano pulsava una unità turbo alimentata a gasolio che mostrava chiaramente l'enorme potenziale futuro del principio del motore a compressione.
I piani per il lancio della 760 al Salone di Francoforte 1981 dovettero essere di nuovo posticipati e, alla presentazione di 30 anni fa, nel febbraio 1982, il pubblico si trovò di fronte a una Volvo che non conosceva, offerta con tre soluzioni di motore: un quattro cilindri turbo, un V6 da 2,8 litri e un 6 cilindri turbodiesel in linea (ma allo scarico quanto fumava!) di origine Volkswagen. Con questo propulsore, la 760 era la diesel più veloce al mondo, aprendo anche in questo una nuova era per le prestazioni delle "svedesi".