Motori

50 anni di Alpine A110
Tutto comincio per sfida

E' tutt'ora una grintosa protagonista attuale di gare per auto storiche e rievocazioni d'epoca, magari al fianco di prestigiose supercar da nababbi alle quali dà la paga come un tempo quando le curve si susseguono

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Come Carlo Abarth e Amedeo Gordini anche Jean Redelé è un appassionato di meccanica e di competizioni che farà dell'elaborazione dei motori e della creazione in piccola serie di modelli esclusivamente corsaioli una ragione di vita. Legato da sempre e per sempre alla Renault (il padre Emile gestiva a Dieppe un'officina della Casa già agli inizi del '900), il tecnico francese donerà al marchio della Losanga un palmares impressionante di vittorie nelle categorie più varie, su strada e in pista. E proprio un successo nella Coppa delle Alpi ispirerà il nome Alpine che, dal 1955, identificherà le vetture della factory transalpina e poi anche versioni sportive derivate dalla gamma standard Renault.

Simbolo indiscusso delle capacità e della vocazione di Redelé è la berlinetta siglata A110, che compie ora i cinquant'anni e li porta ancora assai bene, grintosa protagonista attuale di gare per auto storiche e rievocazioni d'epoca, magari al fianco di prestigiose supercar da nababbi alle quali dà la paga come un tempo quando le curve si susseguono.

La ricetta delle Alpine è infatti semplice ed efficace per dominare soprattutto nei percorsi più tortuosi e difficili: leggerezza estrema, dovuta al semplice telaio e alla carrozzeria in materiale plastico, maneggevolezza da kart, motore posteriore a sbalzo (al pari delle Porsche) per una trazione efficace benedetta dai "padroni del controsterzo". Tutto ciò può mettere in secondo piano perfino la potenza disponibile, anche se la "cura" di Redelé ai quattro cilindri Renault non era certo trascurabile e - utilizzando le unità di partenza delle R8, delle R12 e R16, con cilindrate di 1.000, 1.300, 1.600, fino a 1.800 cc - si potevano ottenere prestazioni entusiasmanti, in particolare nelle accelerazioni da dragster.

Un'arma di straordinaria efficacia, dunque, per puristi della guida che non tengono conto dell'abitacolo angusto e del comfort ai minimi termini, ma apprezzano semmai, oltre alle doti dinamiche, il fascino retrò di un corpo vettura, stile anni Cinquanta, che resterà immutato nel tempo. Tanto tempo, perché la A110 sarà prodotta fino al 1977 in quasi 7 mila esemplari nella fabbrica francese, ai quali vanno aggiunti quelli costruiti in concessione dalla spagnola FASA o in Messico, Brasile e Bulgaria. L'ultima ad uscire dalle linee di montaggio di Dieppe è destinata ad un dipendente ed è verniciata in verde: un autentico sgarbo, proprio a fine carriera, per una vettura mitica nel "suo" colore, il blu Francia.