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Mitsubishi Space Star, piccolo è bello

Tre cilindri, dimensioni compatte, prezzi da 9400 euro in su: la city car allarga il suo terreno

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Cilindri 3, ormai è un must per le piccole cilindrate. Tutte le nuove 1.000-1.200 puntano a questo schema costruttivo, infatti, e la Mitsubishi Space Star, in arrivo nelle concessionarie, non fa eccezione. Le potenze installate sulla piccola giapponese, 71 cavalli per il Mille e 82 per il più “corposo” 1.200, la mettono a confronto diretto con la concorrenza, tra cui le francesi del gruppo PSA. Diversa la storia del 3 cilindri Ford, che punta a potenze più alte e carrozzerie più importanti.

LE IMMAGINI

Con l’arrivo della Space Star, esposta in marzo al salone di Ginevra, Mitsubishi punta rivitalizzare l’immagine stessa del marchio dei 3 diamanti, dopo un lungo periodo di glorie ottenute con il Pajero – il fuoristrada protagonista che ha conquistato molte vittorie in competizioni durissime, quali la Parigi-Dakar – ma che non ha trovato una grande continuità da modelli come Outlander e ASX. Tocca quindi proprio alla più piccola far tornare al successo le vendite dei Tre Diamanti. Le ambizioni sono condizionate dal mercato però, in questo momento ancora in contrazione decisa. Dopo un primo periodo di lancio l’importatore italiano (il Gruppo Koelliker) ritiene di poter vendere 6.000 Space Star l’anno.

E sarà un lancio prolungato, almeno per l’offerta commerciale invogliante, che conta su un intervallo prezzi dai 9.400 euro per la mille con accessori di serie, anche costosi, come il climatizzatore, ai 13.450 della più potente 1.200. Tutto ciò partendo da un listino ben più alto, che va da 11.400 a 15.250 euro.

C’è di buono in questa nuova piccola (3,71 metri di lunghezza per 1,66) che ha anche prestazioni interessanti, come i 172 orari raggiunti dalla mille, anche se ai bassi regimi la coppia è quella di un 3 cilindri, piuttosto ridotta. Per avere un ritorno brillante nelle accelerazioni dai motori made in Mitsubishi della Space Star si deve salire, invece, ben oltre i 2.000 giri. A questo punto l’auto diviene vivace e reattiva, e nulla ha da invidiare alle compatte con un cilindro in più. Equilibrata la scelta di offrire un cambio meccanico a 5 rapporti su entrambe le versioni, con l’alternativa anche di un buon automatico CVT, ma solo con la motorizzazione 1.200 (e 1.300 euro di supplemento).

Ben studiata l’ergonomia degli interni, infine, in grado di offrire buona abitabilità anche ai passeggeri posteriori, e capiente il vano bagagli, che raggiunge i 300 litri fino alla cappelliera e con gli schienali in posizione verticale.
Scomparso, invece, il “muso da jet” che aveva caratterizzato le “Mitsu” degli ultimi anni, in favore di un cofano non troppo pronunciato, sotto il quale viene alloggiato il motore in leggero sbalzo rispetto all’asse anteriore, in modo da guadagnare altri centimetri di abitabilità. Buona l’insonorizzazione. Non sono previste altre motorizzazioni, almeno in questa prima fase, già annunciate, invece, le versioni GPL e le depotenziate per i neopatentati, che dovrebbero arrivare in autunno.