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Torna l'ATS: ora ci riprova così

Dopo mezzo secolo rinasce il marchio ATS con due sportive costruite su misura per gli appassionati - FOTO

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A mezzo secolo esatto dalla fondazione della Automobili Turismo e Sport, rinasce la ATS, marca storica che all'inizio degli Anni Sessanta si cimentò in Formula 1 e nella costruzione di una coupè d'avanguardia come la 2500 GT a motore posteriore centrale. Oggi come allora leggerezza costruttiva, motori compatti, prestazioni equivalenti a quelle di modelli più costosi sono ancora una volta i concetti ispiratori dell'ATS.

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La marca si ripresenta sul mercato con due vetture inedite  -  la coupè 2500 GT e la sportivissima Sport 1000 - che si ispirano ad altrettanti modelli del passato dell'allora costruttore bolognese. La nuova ATS 2500 GT, ad esempio, riprende in chiave moderna non solo il nome, ma anche le linee generali della coupè a motore posteriore-centrale presentata al Salone di Ginevra nel Marzo 1963. Il motore V8 ha lasciato il posto ad un più attuale 4 cilindri turbo abbinato ad un cambio a 6 marce, ma il fascino è intatto. Costruita artigianalmente attorno alle esigenze di ogni singolo cliente la 2500 GT del XXI Secolo punta ad offrire sportività e guidabilità attorno al concetto di uomo-pilota, la nuova 2500 GT ha le caratteristiche, prima fra tutte un peso di soli 980 kg, in grado di garantire grandi emozioni anche con il suo semplice possesso.

La Sport 1000, che ricorda la barchetta con cui ATS vinse il campionato italiano nel 1968, è invece un'auto da corsa utilizzabile anche su strada. Oltre alla versione da gara viene proposta infatti anche in versione Road Legal per i clienti che desiderano andare in pista direttamente con la propria auto da competizione dalla propria abitazione.

Dietro al ritorno del marchio ATS nel panorama automobilistico ci sono la passione e l'esperienza di Gianluca Gregis che negli ultimi anni si è fatto apprezzare con le realizzazioni esclusive di Unico Esemplare, una sorta di garage dei sogni per gli appassionati delle quattro ruote, da cui sono usciti modelli ovviamente in serie limitatissima e di grande fascino. Nel caso di ATS però sportività, design "made in Italy"e fruibilità si fondono un tocco di esclusività che permetterà al proprietario di distinguersi grazie al fascino di marchio che ha rappresentato un momento importante nell'evoluzione storica dell'auto sportiva italiana. Insomma, a mezzo secolo di distanza ATS ci riprova ancora.

ATS 1000 Sport, su strada ed in pista
Dicesi Road Legal o Street Legal un'automobile destinata all'impiego in pista, ma omologata per la guida su strada. In Italia, il fenomeno è limitato, ma in altri Paesi europei conta numerosi sostenitori, come dimostra, ad esempio, il buon successo dell'inglese Radical.

A proporre oggi un progetto di questo genere è la rinata ATS, marchio storico che all'inizio degli Anni Sessanta tentò anche l'avventura in Formula 1, che, ripreso da un gruppo di appassionati, ha realizzato una barchetta biposto con carrozzeria aperta che si riallaccia idealmente all'ATS che nel 1968 vinse il Campionato Italiano Sport Prototipi (classe fino a 1.000 cc). Equipaggiabile con differenti motori a 4 cilindri di produzione motociclistica, la ATS Sport 1000 pesa solo 400 kg grazie anche ad un telaio a traliccio tubolare con pannelli in alluminio del peso 55 kg rivestito da una leggera carrozzeria aperta dall'aerodinamica molto sofistica visto che garantisce una deportanza di 1.150 kg ai vertici della categoria. La trasmissione è del tipo a catena ed il differenziale a slittamento limitato. I pneumatici possono essere di tipo slick oppure semi-slick. Una vettura adatta a chi vuole partecipare a cronoscalate oppure gare club in circuito, ma anche a chi vuole solo per scoprire (in pista, ovviamente) cosa di prova al volante di un'auto da corsa.
E' disponibile in due versioni, una per uso esclusivamente agonistico ed una per uso anche stradale, in vendita con prezzi a partire da 25.000 Euro

ATS, un'affascinante meteora
Tutto ha inizio da una violenta discussione tra un gruppo di dirigenti della Ferrari e lo stesso "Drake" di Maranello. Le vere motivazioni della discussione non sono mai state veramente chiarite (si parla di eccessive ingerenze della moglie di Ferrari nella conduzione aziendale). Fatto sta che nell'Autunno del 1961, al termine di una stagione sportiva a dir poco trionfale, la Ferrari si trova di punto in bianco senza una decina di dirigenti (Chiti, Bizzarrini, Tavoni, Della Casa, Gardini, Galassi, Giberti, Selmi) che, lasciata Maranello, decidono di mettersi in proprio.

Per costruire monoposto di Formula 1 e granturismo occorrono però ingenti capitali che sono trovati nel giro di poche settimane presso Giovanni Volpi, appassionato proprietario della Scuderia Serenissima, e gli imprenditori Jaime Ortiz Patino e Giorgio Billi. Fatto sta che l'11 Febbraio 1962 viene costituita la Automobili Serenissima Bologna SpA ed il 15 Luglio dello stesso anno viene posata la prima pietra dello stabilimento di Pontecchio Marconi, lungo l'Autostrada del Sole. In Autunno ci sono però le prime divergenze e Volpi lascia il sodalizio portando con sé il marchio Serenissima, ragion per cui nel Settembre 1963 la denominazione della società diventa ATS (Automobile Turismo Sport).

Nel frattempo a Dicembre 1962 viene presentata la tipo 100. F1, una monoposto di Formula 1 con motore 1.500-V8 bialbero della stessa ATS, caratterizzata da una forma molto aerodinamica, una linea di cintura bassa ed un ampio cupolino anteriori. I piloti sono l'americano Phil Hill, campione del mondo nel 1961, e Giancarlo Baghetti, altri due ex-Ferrari. La messa a punto però si rivela più problematica del previsto e dopo il debutto al Gran Premio del Belgio, il miglior risultato è un undicesimo posto a Monza. Nel frattempo al Salone di Ginevra 1963 debutta la 2500 GT una moderna coupè a motore posteriore ATS V8 da 210 CV disegnata da Allemano.
Nel difficoltà finanziarie frenano però lo sviluppo dell'azienda bolognese che all'inizio del 1964 viene messa in liquidazione. Sopravvive solo la fonderia di leghe leggere. L'inglese Alf Francis tenta un rilancio dell'ATS in Formula 1, ma i risultati sono inferiori alle attese.
P
er rivedere l'ATS bisogna attendere il 1968 quando viene allestita una barchetta con motore Ford 4 cilindri che vince il Campionato Italiano Sport Prototipi classe fino a 1.000 cc con il pilota "Shangrylà". L'iniziativa non ha però seguito e l'anno seguente si conclude l'avventura automobilistica del marchio ATS.