Elettrica, rivoluzione possibile
di ANTONIO CIANCIULLOSe i fratelli Wright avessero aspettato di avere a disposizione il jet prima di volare andremmo ancora in carrozza...
L’arretratezza tecnologica non è più una scusa. Certo l’innovazione in questo settore continuerà a galoppare, ma se i fratelli Wright avessero aspettato di avere a disposizione il jet prima di volare andremmo ancora in carrozza. L’annuncio di ieri, da parte di Enel e di Renault, di un sistema di ricarica che consente all’auto elettrica di fare il pieno in mezz’ora - il tempo di bere un caffè e guardare un paio di siti - è la novità che fa la differenza.
A questo punto tutti gli ingredienti del salto tecnologico richiesto stanno già sul tappeto. Ci sono le auto elettriche che dichiarano un’autonomia di 200 chilometri e offrono un alto livello di confort e di sicurezza ambientale. C’è una situazione di minaccia sanitaria che rende obbligatorio il rispetto delle regole europee sulla qualità dell’aria (in Italia paghiamo un tributo di diverse migliaia di morti l’anno per lo …
A questo punto tutti gli ingredienti del salto tecnologico richiesto stanno già sul tappeto. Ci sono le auto elettriche che dichiarano un’autonomia di 200 chilometri e offrono un alto livello di confort e di sicurezza ambientale. C’è una situazione di minaccia sanitaria che rende obbligatorio il rispetto delle regole europee sulla qualità dell’aria (in Italia paghiamo un tributo di diverse migliaia di morti l’anno per lo …
L’arretratezza tecnologica non è più una scusa. Certo l’innovazione in questo settore continuerà a galoppare, ma se i fratelli Wright avessero aspettato di avere a disposizione il jet prima di volare andremmo ancora in carrozza. L’annuncio di ieri, da parte di Enel e di Renault, di un sistema di ricarica che consente all’auto elettrica di fare il pieno in mezz’ora - il tempo di bere un caffè e guardare un paio di siti - è la novità che fa la differenza.
A questo punto tutti gli ingredienti del salto tecnologico richiesto stanno già sul tappeto. Ci sono le auto elettriche che dichiarano un’autonomia di 200 chilometri e offrono un alto livello di confort e di sicurezza ambientale. C’è una situazione di minaccia sanitaria che rende obbligatorio il rispetto delle regole europee sulla qualità dell’aria (in Italia paghiamo un tributo di diverse migliaia di morti l’anno per lo smog). C’è un eccesso di produzione elettrica che richiede mercati supplementari. C’è una crescita formidabile delle fonti rinnovabili (danno un quarto dell’elettricità prodotta) che potenzialmente è in grado di assicurare una ricarica delle auto a zero emissioni anche dal punto di vista dei gas serra oltre che degli inquinanti classici.
IL PROGETTO ENEL - RENAULT
Cosa manca? E’ semplice: la regia. Presi isolatamente i singoli attori della vicenda non sono in grado di risolvere il problema. Al più si passano la palla facendo melina. I produttori elettrici dicono che non possono costruire una rete capillare di ricarica finché non ci sono i clienti. I produttori di auto dicono che non possono vendere macchine elettriche finché non ci sono sufficienti punti di ricarica.
E’ la politica che può spezzare lo stallo indicando al paese una via di uscita dal cul de sac dell’inquinamento e dalla fossa della crisi. La mobilità sostenibile (a cominciare dal rilancio di un serio sistema di mezzi pubblici) è uno dei settori chiave della green economy. Ma ha bisogno di una linea di sviluppo coerente e costante. E di messaggi chiari.
L’auto elettrica non è l’equivalente di una macchina a combustibili fossili a cui si mette un tappo per evitare di respirare i veleni. E’ qualcosa di diverso. Di più complicato ma anche di più interessante. E’ un oggetto che richiede attenzione: in questo più simile a uno smartphone che a una vettura degli anni Settanta. Bisogna ricordarsi di ricaricare le batterie, ma le batterie stesse sono anche un accumulatore di energia e magari possono consentire un piccolo margine di guadagno se si compra l’elettricità quando il prezzo è più basso e la si rivende riversandola in rete, se la macchina non serve, durante un picco di consumo.
C’è anche un progetto, annunciato nella conferenza stampa Enel - Renault, per riciclare le batterie non più con piene prestazioni ma ancora utilizzabili come accumulatori dell’energia immessa in rete. In questo modo l’assieme delle auto elettriche diventa parte delle smart cities, in un sistema articolato basato sull’intermodalità dei mezzi di trasporto e sulla flessibilità dell’uso.
Il vantaggio per la collettività è evidente, ma per far partire il mercato e abbattere i prezzi c’è bisogno di numeri. La tecnologia va sostenuta con la decisione di applicare un principio semplicissimo: chi inquina paga. E chi inquina meno paga meno.
A questo punto tutti gli ingredienti del salto tecnologico richiesto stanno già sul tappeto. Ci sono le auto elettriche che dichiarano un’autonomia di 200 chilometri e offrono un alto livello di confort e di sicurezza ambientale. C’è una situazione di minaccia sanitaria che rende obbligatorio il rispetto delle regole europee sulla qualità dell’aria (in Italia paghiamo un tributo di diverse migliaia di morti l’anno per lo smog). C’è un eccesso di produzione elettrica che richiede mercati supplementari. C’è una crescita formidabile delle fonti rinnovabili (danno un quarto dell’elettricità prodotta) che potenzialmente è in grado di assicurare una ricarica delle auto a zero emissioni anche dal punto di vista dei gas serra oltre che degli inquinanti classici.
IL PROGETTO ENEL - RENAULT
Cosa manca? E’ semplice: la regia. Presi isolatamente i singoli attori della vicenda non sono in grado di risolvere il problema. Al più si passano la palla facendo melina. I produttori elettrici dicono che non possono costruire una rete capillare di ricarica finché non ci sono i clienti. I produttori di auto dicono che non possono vendere macchine elettriche finché non ci sono sufficienti punti di ricarica.
E’ la politica che può spezzare lo stallo indicando al paese una via di uscita dal cul de sac dell’inquinamento e dalla fossa della crisi. La mobilità sostenibile (a cominciare dal rilancio di un serio sistema di mezzi pubblici) è uno dei settori chiave della green economy. Ma ha bisogno di una linea di sviluppo coerente e costante. E di messaggi chiari.
L’auto elettrica non è l’equivalente di una macchina a combustibili fossili a cui si mette un tappo per evitare di respirare i veleni. E’ qualcosa di diverso. Di più complicato ma anche di più interessante. E’ un oggetto che richiede attenzione: in questo più simile a uno smartphone che a una vettura degli anni Settanta. Bisogna ricordarsi di ricaricare le batterie, ma le batterie stesse sono anche un accumulatore di energia e magari possono consentire un piccolo margine di guadagno se si compra l’elettricità quando il prezzo è più basso e la si rivende riversandola in rete, se la macchina non serve, durante un picco di consumo.
C’è anche un progetto, annunciato nella conferenza stampa Enel - Renault, per riciclare le batterie non più con piene prestazioni ma ancora utilizzabili come accumulatori dell’energia immessa in rete. In questo modo l’assieme delle auto elettriche diventa parte delle smart cities, in un sistema articolato basato sull’intermodalità dei mezzi di trasporto e sulla flessibilità dell’uso.
Il vantaggio per la collettività è evidente, ma per far partire il mercato e abbattere i prezzi c’è bisogno di numeri. La tecnologia va sostenuta con la decisione di applicare un principio semplicissimo: chi inquina paga. E chi inquina meno paga meno.