L'Alpine A110? Un'automobile praticamente imprendibile su strada aperta, ma soprattutto in pista e nei rally dove per anni ha dettato legge. Una leggera berlinetta con carrozzeria in vetroresina e telaio a tubo centrale, tanto bassa da fare apparire al suo confronto un gigante perfino un'autentica granturismo come la Porsche 911.
Il motore era un 4 cilindri simile a quello di moltissime berline Renault, ma rivisto qua e là da Gordini. Gli allestimenti interni erano a dir poco essenziali: basti pensare che la moquette del pavimento proseguiva verso la parte posteriore dell'abitacolo rivestendo una gobba che avrebbe dovuto rappresentare i sedili posteriori. Un difetto? Con il propulsore longitudinale montato a sbalzo dell'assale posteriore, le prime due candele restavano nascoste sotto la carrozzeria e, pur sollevando il corto cofano, raggiungerle per cambiarle era un'impresa.
La A110 è l'Alpine Renault per antonomasia e certamente l'Alpine utilizzabile anche su strada di maggior successo. Presentata nel 1962, monta una filante carrozzeria coupè con fari anteriori carenati sulla meccanica della Renault R8 con motore di 950 cc, ma i suoi 50 CV bastano per farle raggiungere agevolmente i 160 km/h. Quando negli anni seguenti la cilindrata cresce progressivamente a 1.108 cc (1964), 1.255 cc (1967) e 1.296 e 1.289 cc (1968) le prestazioni salgono ulteriormente. Quando poi con l'adozione dei nuovi motori di 1,6 litri (1.595 cc, 1.605 cc e 1.647 cc) l'Alpine Renault A110 comincia a mietere successi sportivi ovunque in presenti, anche in campo internazionale. Il suo terreno di caccia preferito sono però i rally. E se memorabile è la vittoria al Rallye di Montecarlo del 1971 con l'equipaggio formato da Ove Andersson e da David Stone, l'apice della sua carriera sportiva è rappresentato dal titolo iridato della specialità conquistato due anni contro avversari come Porsche, Lancia e Ford. Poi arrivò la Lancia Stratos e fu tutta un'altra musica.
Nel frattempo però l'Alpine Renault A110 aveva conquistato il cuore degli sportivi e conquistato uno spazio nella storia dell'automobile affiancando alle vittorie sportive brillanti riscontri sul piano commerciale.
Il motore era un 4 cilindri simile a quello di moltissime berline Renault, ma rivisto qua e là da Gordini. Gli allestimenti interni erano a dir poco essenziali: basti pensare che la moquette del pavimento proseguiva verso la parte posteriore dell'abitacolo rivestendo una gobba che avrebbe dovuto rappresentare i sedili posteriori. Un difetto? Con il propulsore longitudinale montato a sbalzo dell'assale posteriore, le prime due candele restavano nascoste sotto la carrozzeria e, pur sollevando il corto cofano, raggiungerle per cambiarle era un'impresa.
La A110 è l'Alpine Renault per antonomasia e certamente l'Alpine utilizzabile anche su strada di maggior successo. Presentata nel 1962, monta una filante carrozzeria coupè con fari anteriori carenati sulla meccanica della Renault R8 con motore di 950 cc, ma i suoi 50 CV bastano per farle raggiungere agevolmente i 160 km/h. Quando negli anni seguenti la cilindrata cresce progressivamente a 1.108 cc (1964), 1.255 cc (1967) e 1.296 e 1.289 cc (1968) le prestazioni salgono ulteriormente. Quando poi con l'adozione dei nuovi motori di 1,6 litri (1.595 cc, 1.605 cc e 1.647 cc) l'Alpine Renault A110 comincia a mietere successi sportivi ovunque in presenti, anche in campo internazionale. Il suo terreno di caccia preferito sono però i rally. E se memorabile è la vittoria al Rallye di Montecarlo del 1971 con l'equipaggio formato da Ove Andersson e da David Stone, l'apice della sua carriera sportiva è rappresentato dal titolo iridato della specialità conquistato due anni contro avversari come Porsche, Lancia e Ford. Poi arrivò la Lancia Stratos e fu tutta un'altra musica.
Nel frattempo però l'Alpine Renault A110 aveva conquistato il cuore degli sportivi e conquistato uno spazio nella storia dell'automobile affiancando alle vittorie sportive brillanti riscontri sul piano commerciale.