Uk, i parlamentari a Cameron: “Iniziamo la rivoluzione ciclabile”
di SARA FICOCELLIIl primo ministro inglese è stato sollecitato a far partire una "rivoluzione ciclabile" da un gruppo trasversale di parlamentari ed esponenti della Camera dei Lord, che hanno chiesto la trasformazione delle strade del Paese. Farebbe risparmiare risorse e soprattutto migliaia di vite umane
Pochi giorni fa il Times ha pubblicato in prima pagina un articolo sulla proposta che sta per portare in parlamento Cameron e che riguarda nuove misure per la salvaguardia dei ciclisti. Si tratta di una "riforma" sollecitata dall'opinione pubblica e, in particolare, proprio dal Times che 14 mesi fa diede vita al movimento #salvaiciclisti, sostituendo le notizie di prima pagina con un unico, gigante, titolo: "Save our cyclists".
La cosa interessante è che qualche giorno fa, sempre sul Times, oltre all'articolo di pura cronaca, c'era un editoriale in cui si parlava dell'importanza di questa riforma: "I ciclisti sono stati una buona cosa per Cameron...adesso è tempo che lui sia una buona cosa per i ciclisti". Leggendo c'è una precisa disamina di quanto questa riforma sia importante per lo Stato, di come possa rendere migliore l'Inghilterra e di quanto l'impatto dei ciclisti sia importante per la salute di tutti e per le casse dello Stato.…
La cosa interessante è che qualche giorno fa, sempre sul Times, oltre all'articolo di pura cronaca, c'era un editoriale in cui si parlava dell'importanza di questa riforma: "I ciclisti sono stati una buona cosa per Cameron...adesso è tempo che lui sia una buona cosa per i ciclisti". Leggendo c'è una precisa disamina di quanto questa riforma sia importante per lo Stato, di come possa rendere migliore l'Inghilterra e di quanto l'impatto dei ciclisti sia importante per la salute di tutti e per le casse dello Stato.…
Pochi giorni fa il Times ha pubblicato in prima pagina un articolo sulla proposta che sta per portare in parlamento Cameron e che riguarda nuove misure per la salvaguardia dei ciclisti. Si tratta di una "riforma" sollecitata dall'opinione pubblica e, in particolare, proprio dal Times che 14 mesi fa diede vita al movimento #salvaiciclisti, sostituendo le notizie di prima pagina con un unico, gigante, titolo: "Save our cyclists".
La cosa interessante è che qualche giorno fa, sempre sul Times, oltre all'articolo di pura cronaca, c'era un editoriale in cui si parlava dell'importanza di questa riforma: "I ciclisti sono stati una buona cosa per Cameron...adesso è tempo che lui sia una buona cosa per i ciclisti". Leggendo c'è una precisa disamina di quanto questa riforma sia importante per lo Stato, di come possa rendere migliore l'Inghilterra e di quanto l'impatto dei ciclisti sia importante per la salute di tutti e per le casse dello Stato.
E’ certamente un segnale importante che un giornale autorevole come il Times spenda tante risorse intellettuali su una battaglia come questa e, soprattutto, che sia riuscito davvero ad influire sull'agenda politica di un Paese.
Le associazioni di automobilisti, i responsabili della sicurezza stradale e i membri dell'opposizione hanno accolto con favore le proposte, che a loro giudizio salverebbero vite umane, migliorerebbero la salute pubblica e l'ambiente e farebbero risparmiare milioni di sterline spese per curare malattie che possono essere prevenute.
Le sollecitazioni sono arrivate al termine di un'inchiesta parlamentare durata quattro mesi, ispirata dalla campagna “Cities fit for Cycling”, promossa dal giornale britannico, su come incentivare l'uso della bicicletta e proteggere le persone sulle strade. Le proposte prevedevano: limite fisso di 20 miglia orarie (32 chilometri l'ora) sulle strade residenziali; accesso per tutti gli studenti all'addestramento sulla bici; manto stradale e incroci migliori; piste ciclabili riservate e diffuse; applicazione più rigida del codice della strada.
“La tutela degli utenti deboli – spiega Umberto Guidoni, segretario generale della Fondazione Ania - rappresenta una priorità nella lotta all’incidentalità stradale. Per aumentare i livelli di sicurezza di questi soggetti è fondamentale la sensibilizzazione attraverso i media e, in tal senso, ritengo che ciò che è accaduto in Gran Bretagna rappresenti un caso esemplare. Il prestigioso quotidiano The Times 14 mesi fa lanciò una campagna a favore dei ciclisti, dando il via ad un movimento di opinione che ha portato il tema della tutela dei ciclisti nell’agenda delle priorità delle forze politiche britanniche. In questi giorni il premier David Cameron proporrà delle riforme per aumentare i livelli di sicurezza dei ciclisti in Inghilterra, un paese in cui, dal 2000 al 2010, sono morti 1.275 ciclisti, 104 nel solo 2010. Nello stesso periodo, in Italia, sono morti 2.556 ciclisti, ovvero più del doppio, e nel 2010 ne sono morti 263. Eppure il problema non è all'attenzione”.
Oggi in Italia circolano oltre 11milioni di biciclette. A livello europeo, nel 2010, il nostro Paese si colloca al terzo posto per la mortalità stradale dei ciclisti, preceduto solo dalla Germania (462 morti) e dalla Polonia (280). Situazione migliore in Romania (182), Francia (147), Olanda (138) e Gran Bretagna (104). (Fonte: CARE 2011 con dati al 2010).
“Questi dati – continua Guidoni - dimostrano che nel nostro Paese, gli utenti deboli della strada continuano ad essere molto vulnerabili perchè poco o niente si è fatto in termini di prevenzione, comunicazione e sensibilizzazione. La Fondazione Ania come ha fatto 14 mesi fa, anche oggi rivolge un plauso ai giornalisti e al direttore del Times per il grande impegno che hanno profuso nella battaglia in favore dei ciclisti. Allo stesso modo, ci auguriamo che la tutela degli utenti deboli e, più in generale, il tema della sicurezza stradale diventi prioritario nell’agenda del prossimo Governo italiano”.
La cosa interessante è che qualche giorno fa, sempre sul Times, oltre all'articolo di pura cronaca, c'era un editoriale in cui si parlava dell'importanza di questa riforma: "I ciclisti sono stati una buona cosa per Cameron...adesso è tempo che lui sia una buona cosa per i ciclisti". Leggendo c'è una precisa disamina di quanto questa riforma sia importante per lo Stato, di come possa rendere migliore l'Inghilterra e di quanto l'impatto dei ciclisti sia importante per la salute di tutti e per le casse dello Stato.
E’ certamente un segnale importante che un giornale autorevole come il Times spenda tante risorse intellettuali su una battaglia come questa e, soprattutto, che sia riuscito davvero ad influire sull'agenda politica di un Paese.
Le associazioni di automobilisti, i responsabili della sicurezza stradale e i membri dell'opposizione hanno accolto con favore le proposte, che a loro giudizio salverebbero vite umane, migliorerebbero la salute pubblica e l'ambiente e farebbero risparmiare milioni di sterline spese per curare malattie che possono essere prevenute.
Le sollecitazioni sono arrivate al termine di un'inchiesta parlamentare durata quattro mesi, ispirata dalla campagna “Cities fit for Cycling”, promossa dal giornale britannico, su come incentivare l'uso della bicicletta e proteggere le persone sulle strade. Le proposte prevedevano: limite fisso di 20 miglia orarie (32 chilometri l'ora) sulle strade residenziali; accesso per tutti gli studenti all'addestramento sulla bici; manto stradale e incroci migliori; piste ciclabili riservate e diffuse; applicazione più rigida del codice della strada.
“La tutela degli utenti deboli – spiega Umberto Guidoni, segretario generale della Fondazione Ania - rappresenta una priorità nella lotta all’incidentalità stradale. Per aumentare i livelli di sicurezza di questi soggetti è fondamentale la sensibilizzazione attraverso i media e, in tal senso, ritengo che ciò che è accaduto in Gran Bretagna rappresenti un caso esemplare. Il prestigioso quotidiano The Times 14 mesi fa lanciò una campagna a favore dei ciclisti, dando il via ad un movimento di opinione che ha portato il tema della tutela dei ciclisti nell’agenda delle priorità delle forze politiche britanniche. In questi giorni il premier David Cameron proporrà delle riforme per aumentare i livelli di sicurezza dei ciclisti in Inghilterra, un paese in cui, dal 2000 al 2010, sono morti 1.275 ciclisti, 104 nel solo 2010. Nello stesso periodo, in Italia, sono morti 2.556 ciclisti, ovvero più del doppio, e nel 2010 ne sono morti 263. Eppure il problema non è all'attenzione”.
Oggi in Italia circolano oltre 11milioni di biciclette. A livello europeo, nel 2010, il nostro Paese si colloca al terzo posto per la mortalità stradale dei ciclisti, preceduto solo dalla Germania (462 morti) e dalla Polonia (280). Situazione migliore in Romania (182), Francia (147), Olanda (138) e Gran Bretagna (104). (Fonte: CARE 2011 con dati al 2010).
“Questi dati – continua Guidoni - dimostrano che nel nostro Paese, gli utenti deboli della strada continuano ad essere molto vulnerabili perchè poco o niente si è fatto in termini di prevenzione, comunicazione e sensibilizzazione. La Fondazione Ania come ha fatto 14 mesi fa, anche oggi rivolge un plauso ai giornalisti e al direttore del Times per il grande impegno che hanno profuso nella battaglia in favore dei ciclisti. Allo stesso modo, ci auguriamo che la tutela degli utenti deboli e, più in generale, il tema della sicurezza stradale diventi prioritario nell’agenda del prossimo Governo italiano”.