Motori

Quando la passione
vince sulla burocrazia

Il racconto delle peripezie di Andrea, un nostro lettore diversamente abile che sta per coronare il suo sogno di conseguire la patente motociclistica e “cavalcare” una Harley Davidson

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Districarsi tra la giungla della burocrazia è impresa ardua per chiunque. Se a questo si aggiunge la sfortuna di essere diversamente abili le difficoltà sono ancora maggiori. Il sogno di guidare una moto poi è destinato a rimanere tale per la stragrande maggioranza dei portatori di handicap a meno di lunghe (e costose) peripezie. C’è però chi non si scoraggia davanti alle mille difficoltà, anzi intende mettere a disposizione le proprie esperienze di futuro centauro e farsi portavoce di una categoria troppo spesso bistrattata ed emarginata.

Per questo motivo pubblichiamo volentieri l’“avventura” del nostro lettore Andrea: “Voglio cercare di sollevare un po' di attenzione verso un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Faccio parte di una categoria che in Italia non se la passa bene, quella dei "disabili". Da sempre combatto con la burocrazia per avere le stesse opportunità di quelli che, con una brutta parola, definirei "normalmente abili". E' il caso dello sport, delle barriere architettoniche (non è il mio caso ma quello di tanti ragazzi che conosco) e, nello specifico, delle patenti. Ho conseguito la patente auto ormai una ventina di anni fa, patente che ovviamente mi obbliga a (costose) modifiche da apportare all'auto. Adesso, all'alba dei 40 anni, sto nuovamente "sfidando il sistema" cercando di fare la patente per la moto. Desiderio che ho dovuto tenere nel cassetto fino a quando la legge ha finalmente consentito anche ai "diversamente abili" di tentare la via della patento moto.
 
Qualche anno fa, feci un primo tentativo per approcciare il mondo delle due ruote nonostante il mio problema di disabilità al braccio sinistro. Raccolsi un po' di informazioni, cercai di capire la situazione legislativa, insomma feci un po' di ricerche”.
Dopo la prima fase, interrotta per motivi personali, Antrea decide di tornare alla carica e riprendere il suo sogno nel cassetto:
“Adesso mi è tornata la voglia di riprovare, a 4 anni di distanza (era il 2007). Pensavo di trovare una situazione pratico/legislativa migliore di quella di tanti anni fa, in realtà la situazione è, se possibile, peggiorata. L’associazione “DISabili in Moto” è praticamente scomparsa, la Disabike, azienda che si occupava di modificare le moto, ha chiuso.
Per non parlare della disponibilità di motociclette multi adattate: le autoscuole non le hanno, evidentemente i costi di acquisto sono troppo elevati rispetto alla richiesta o all'interesse suscitato dalla categoria. E per rincarare la dose, in Italia la normativa è ancora incompleta, insufficiente e le regole ancora molto restrittive. Per il mio caso, ad esempio (necessità di spostare la frizione a destra) esistono in commercio, in Europa e nel mondo, diversi dispositivi che risolvono il problema solo che in Italia non sono omologati. L'unico prodotto autorizzato dal ministero dei Trasporti è dalla Handytech, siamo al livello del "o mangi sta minestra…".
 
Chiunque, di fronte a una situazione del genere, si sarebbe scoraggiato e avrebbe cominciato a pensare di mollare tutto, ma non Andrea, come lui stesso conferma:
“Ma ho testa dura cosi ho perso un po' di serate su Google, cercando notizie, aziende, persone di buona volontà. Ho trovato ad esempio la piccola azienda a conduzione famigliare DalBo mobility di Treviso, gestita da Alessandro Dalbo che da 20 anni si occupa di modificare moto per disabili con passione e professionalità. Hanno anche una moto multi adattata che noleggiano a chi ne ha bisogno. Li ho chiamati, ho fatto due chiacchiere con loro e ho finalmente messo da parte paure e dubbi e ho deciso di conseguire la patente con loro.
 
Loro si appoggiano ad una Autoscuola locale che si occuperà di prendere appuntamento per mio conto con la Ulss di Treviso dove effettuerò visita medica presso apposita commissione che mi consegnerà referto contenente modifiche necessarie da apportare al motociclo. Dopodiché procederò normalmente al conseguimento della patente ASpeciale facendo l'esame pratico con la moto multi adattata. Analoga soluzione nella “grande” Milano non sono riuscito a trovarla!”.
 
Concluso l’iter burocratico inizierà quindi la spasmodica ricerca dell’amata due ruote e anche in questo caso il nostro lettore ha le idee ben chiare:
“E poi ci sarà chiaramente da pensare alla moto personale. Fin da ragazzino ho amato la Harley Davidson e il mio sogno da centauro è sempre stato quello di montare su una Fat Boy e di girare per le assolate strade dell'Arizona. Chiaramente, dal punto di vista pratico (ed economico), è però più realistico pensare alla più accessibile 1200 Sportster Nighster o alla Forthy Eight (usate), due moto che amo alla follia. Cosi ho deciso di raccontare la mia storia alla Harley Davidson Europe e ad una importante concessionaria ufficiale della nostra zona, la Harley Davidson Monza. E a tutto avrei pensato tranne che ad una loro risposta che invece è arrivata rapidamente! Sono stati gentilissimi e si sono detti tutti e tre molto interessati a seguirmi nel mio desiderio di diventare harleysta. Con la Hog Europe mi sento costantemente per aggiornarli riguardo la situazione, con la concessionaria di Monza ho avuto un incontro diretto presso il loro negozio, mi hanno fatto provare un paio di moto per capire come arrivavo al manubrio e si sono detti pronti a seguire la mia vicenda (anche economicamente, attraverso offerte speciali)”.
 
Infine Andrea conclude con alcune considerazioni sulla sua vicenda che abbracciano però tante altre persone che sono nelle sue stesse condizioni:
“E' chiaro che i media si interessano poco di questo problema e anche sulle testate di moto o nei programmi televisivi dedicati al mondo dei motori ho notato che è impossibile trovare notizie utili per la categoria dei disabili. Mi piacerebbe quindi farmi promotore, "testimonial" non ufficiale (dietro non c'è nessuna associazione che mi sta spingendo a fare tutto ciò) di una categoria. Sarebbe bello riuscire ad organizzare qualcosa che possa aiutare ad informare sia chi si trova nella mia situazione, sia i centauri "normalmente abili" che certamente non sono al corrente di questa tragica situazione. E perché non farlo magari cercando di coinvolgere proprio la Harley Davidson, una di queste concessionarie che si sono già mostrate interessate e la DalBo Mobility? Perché non dimentichiamolo: essere innovatori o precursori in alcune situazioni, non solo da soddisfazione morale e visibilità verso i media ma garantisce anche un ritorno economico. Perché io che mi considero abbastanza "bravo" nell'utilizzo di internet e dei media in generale ho fatto una fatica bestiale a trovare informazioni su come muovermi e su quali soluzioni erano disponibili, mi immagino chi invece non ha accesso a tali mezzi o capacità in tal senso. Nel mio peregrinare all'interno della rete ho trovato un sottobosco, silenzioso e arrabbiato, di disabili con problemi piccoli e meno piccoli, potenziali motociclisti (e quindi potenziali acquirenti di moto, caschi, abbigliamento, gadget…) abbandonati a loro stessi, confusi e senza informazioni. Insomma, non stiamo solo parlando di "solidarietà". Faccio parte della categoria, ma non ho le fette di salame sugli occhi, serve anche concretezza ed un certo "ritorno", d'immagine certamente, ma possibilmente anche economico”.
 
Insomma il sogno di Andrea è uscito dal cassetto e si sta trasformando in realtà, un evento raro ma che ci auguriamo possa diventare sempre più frequente. Intanto un grande “lampeggio” (il saluto dei motociclisti) da parte di tutti noi ad Andrea nella speranza di poterlo incrociare presto in sella alla sua Harley! (m.r.)