Sorpresa Renault Wind
la Twingo ''perde la testa''
di MAURIZIO CALDERA
Una piccola spider in commercio da settembre con prezzi da 18 mila euro in su
Una due posti che aspira ad un posto tra le compatte di elite grazie alla sua struttura di coupé/cabriolet con tetto rotante che si chiude e si apre in 12 secondi. Ecco in sintesi il profilo della nuova Wind (in commercio da settembre a 18 o 19.000 euro secondo la motorizzazione), una compatta di 3,83 metri che si affianca in gamma a Modus, Twingo e Clio RS, dalla quale mutua il pianale, opportunamente rivisto. Costruita in Slovenia, a Novo Mesto, è stata progettata dagli ingegneri Renault a Parigi, mentre i due motori a benzina provengono uno dalla Francia di Douvrin (il 1200 turbo da 100 cavalli) e l'altro dallo stabilimento spagnolo di Valladolid (il 1600 aspirato da 133 Cv).
Vettura tipicamente europea dunque, di cui Renault vuole vendere poi soltanto qualche migliaio di esemplari l'anno, a regime, in tutto il Vecchio Continente. E la Wind ha molte caratteristiche positive per riuscirci: l'assetto, derivato da quello della Clio e studiato per la "piccola sc…
Vettura tipicamente europea dunque, di cui Renault vuole vendere poi soltanto qualche migliaio di esemplari l'anno, a regime, in tutto il Vecchio Continente. E la Wind ha molte caratteristiche positive per riuscirci: l'assetto, derivato da quello della Clio e studiato per la "piccola sc…
Una due posti che aspira ad un posto tra le compatte di elite grazie alla sua struttura di coupé/cabriolet con tetto rotante che si chiude e si apre in 12 secondi. Ecco in sintesi il profilo della nuova Wind (in commercio da settembre a 18 o 19.000 euro secondo la motorizzazione), una compatta di 3,83 metri che si affianca in gamma a Modus, Twingo e Clio RS, dalla quale mutua il pianale, opportunamente rivisto. Costruita in Slovenia, a Novo Mesto, è stata progettata dagli ingegneri Renault a Parigi, mentre i due motori a benzina provengono uno dalla Francia di Douvrin (il 1200 turbo da 100 cavalli) e l'altro dallo stabilimento spagnolo di Valladolid (il 1600 aspirato da 133 Cv).
Vettura tipicamente europea dunque, di cui Renault vuole vendere poi soltanto qualche migliaio di esemplari l'anno, a regime, in tutto il Vecchio Continente. E la Wind ha molte caratteristiche positive per riuscirci: l'assetto, derivato da quello della Clio e studiato per la "piccola scoperta", è impeccabile nell'inserimento in curva, la frenata è potente, mentre lo sterzo diretto (con servo elettrico) aiuta a mantenere le traiettorie, anche se manca la regolazione in profondità del volante. Molto ben riuscito anche il "sound" del doppio scarico, aggressivo quanto basta, ma senza eccessi. Sulla più potente 1.600 però coppia e potenza potrebbero crescere per adeguarsi meglio all'immagine sportiva di Wind, mentre - anche se i costi sarebbero maggiori - un cambio manuale a 6 marce al posto del 5 collaudato (ma invecchiato) sarebbe più adeguato. In proporzione più omogeneo il 1200, con coppia erogata da regimi più bassi e una guida tutto sommato maggiormente gradevole e fluida. Dove Wind svela le sue qualità però è sui tracciati di montagna, lungo strade formate solo da curve continue: qui l'assetto è determinante e alla guida non si avverte stanchezza né la classica pesantezza alle braccia.
L'interno è perfettamente adeguato all'impronta sportiva della compatta francese, con un cruscotto che richiama negli strumenti il mondo delle moto, mentre i sedili avvolgenti con poggiatesta, la reticella frangivento e la pedaliera in asse sono ben realizzati. Forse i materiali del cockpit dovrebbero trasudare un livello qualitativo più elevato, ma le plastiche sono assemblate con accuratezza. Nota ancora positiva il volume del vano bagagli, sempre di 270 litri, mentre il tetto elettrico ruota e si apre o si chiude in soli 12 secondi, con comandi semplici e funzionali - è il primo tetto in un solo pezzo, quindi dotato di grande affidabilità - ma è nelle linee che si vede quanto Renault abbia evidentemente privilegiato l'ingegneria, forse tenendo in minor conto il parere dei designer. L'aspetto estetico, infatti, non è il lato più riuscito della Wind (niente a che vedere con compagnie telefoniche o aviolinee), che ha una coda alta, ma dalle linee che si incrociano creando un po' di confusione, la fiancata dal profilo tondeggiante, e il "muso" che, invece, è all'altezza delle aspettative di quanti scelgano una sportiva, non importa se di fascia alta, media o bassa. Anche una compatta che voglia mostrare la sua personalità deve adeguarsi, infatti, a canoni stilistici aggressivi e slanciati per accentuarne le doti dinamiche e di grande eleganza. E sotto questo aspetto la Losanga sa fare di meglio.
Vettura tipicamente europea dunque, di cui Renault vuole vendere poi soltanto qualche migliaio di esemplari l'anno, a regime, in tutto il Vecchio Continente. E la Wind ha molte caratteristiche positive per riuscirci: l'assetto, derivato da quello della Clio e studiato per la "piccola scoperta", è impeccabile nell'inserimento in curva, la frenata è potente, mentre lo sterzo diretto (con servo elettrico) aiuta a mantenere le traiettorie, anche se manca la regolazione in profondità del volante. Molto ben riuscito anche il "sound" del doppio scarico, aggressivo quanto basta, ma senza eccessi. Sulla più potente 1.600 però coppia e potenza potrebbero crescere per adeguarsi meglio all'immagine sportiva di Wind, mentre - anche se i costi sarebbero maggiori - un cambio manuale a 6 marce al posto del 5 collaudato (ma invecchiato) sarebbe più adeguato. In proporzione più omogeneo il 1200, con coppia erogata da regimi più bassi e una guida tutto sommato maggiormente gradevole e fluida. Dove Wind svela le sue qualità però è sui tracciati di montagna, lungo strade formate solo da curve continue: qui l'assetto è determinante e alla guida non si avverte stanchezza né la classica pesantezza alle braccia.
L'interno è perfettamente adeguato all'impronta sportiva della compatta francese, con un cruscotto che richiama negli strumenti il mondo delle moto, mentre i sedili avvolgenti con poggiatesta, la reticella frangivento e la pedaliera in asse sono ben realizzati. Forse i materiali del cockpit dovrebbero trasudare un livello qualitativo più elevato, ma le plastiche sono assemblate con accuratezza. Nota ancora positiva il volume del vano bagagli, sempre di 270 litri, mentre il tetto elettrico ruota e si apre o si chiude in soli 12 secondi, con comandi semplici e funzionali - è il primo tetto in un solo pezzo, quindi dotato di grande affidabilità - ma è nelle linee che si vede quanto Renault abbia evidentemente privilegiato l'ingegneria, forse tenendo in minor conto il parere dei designer. L'aspetto estetico, infatti, non è il lato più riuscito della Wind (niente a che vedere con compagnie telefoniche o aviolinee), che ha una coda alta, ma dalle linee che si incrociano creando un po' di confusione, la fiancata dal profilo tondeggiante, e il "muso" che, invece, è all'altezza delle aspettative di quanti scelgano una sportiva, non importa se di fascia alta, media o bassa. Anche una compatta che voglia mostrare la sua personalità deve adeguarsi, infatti, a canoni stilistici aggressivi e slanciati per accentuarne le doti dinamiche e di grande eleganza. E sotto questo aspetto la Losanga sa fare di meglio.