La prima presa di contatto con la Orlando, monovolume che aprirà in gennaio la stagione delle tante novità Chevrolet, non poteva che avvenire là dove viene costruita. Ovvero nella fabbrica coreana di Incheon, vicino Seul. Pur trattandosi di una preserie, è abbastanza fedele ai modelli che arriveranno nei concessionari nostrani.
Partiamo dall'estetica, perché è l'aspetto la parte più caratterizzante di quest'auto. Le forme sono massicce, mutuate dalla tradizione delle familiari all'americana ma con l'aggiunta dell'ultima moda, quella del crossover. Le linee laterali risultano tuttavia abbastanza filanti, contribuendo ad alleggerire un posteriore caratterizzato dall'ampio portellone e da gruppi ottici altrettanto grande. Davanti, l'ormai noto "muso" d'ordinanza con l'ampia griglia che incorpora il cravattino Chevy.
La Orlando può ospitare fino a sette passeggeri, anche se in questo caso il bagagliaio diventa praticamente inesistente (mentre invece con cinque posti assicura una capacità di carico notevole), come spesso accade in questo tipo di vetture. Tantomeno mancano soluzioni modulari per la ripartizione del tanto spazio a disposizione: sedili scorrevoli e abbattibili, vani portaoggetti ovunque (anche nella parte centrale del cruscotto, dietro lo schermo per l'infotainment) e un tunnel centrale poco marcato e dunque poco fastidioso. Il tutto senza sacrificare la visibilità, che rimane ottima così come in generale l'ergonomia dell'abitacolo, con una plancia imponente su cui ogni comando è a portata di mano.
I materiali, infine, non sono poi così cheap come ci si potrebbe attendere da un'auto che farà pur sempre del rapporto qualità prezzo la sua arma migliore (i listini verranno comunicati solo il mese prossimo, ma si annunciano competitivi), e anche le finiture sono curate.
Al volante il feeling è quello classico della monovolume familiare, con l'effetto rollio che è stato tuttavia notevolmente attutito da un assetto comunque più rigido. Lo sterzo è un tantino "gommoso", ma più o meno in linea con gli standard della categoria, mentre i freni sono pronti e non tradiscono.
Il pizzico di brio in più che i ben 163 Cv del motore 2.0 diesel dovrebbero garantire rimane più che altro un'aspirazione, visti i compromessi da accettare per mantenere bassi consumi ed emissioni, ma la versione a gasolio fa comunque ampiamente il suo dovere. Anche perché è offerta in abbinamento a un cambio manuale a sei marce morbido e preciso negli innesti. Più macchinoso il 1.8 benzina da 140 Cv, che comincia a offrire prestazioni all'altezza solo quando è spinto oltre i 2.500 giri: ma a dire la verità questo tipo di motorizzazione su una familiare da noi sarà come una mosca bianca, dato che le preferenze andranno per il 90-95% al diesel.
Partiamo dall'estetica, perché è l'aspetto la parte più caratterizzante di quest'auto. Le forme sono massicce, mutuate dalla tradizione delle familiari all'americana ma con l'aggiunta dell'ultima moda, quella del crossover. Le linee laterali risultano tuttavia abbastanza filanti, contribuendo ad alleggerire un posteriore caratterizzato dall'ampio portellone e da gruppi ottici altrettanto grande. Davanti, l'ormai noto "muso" d'ordinanza con l'ampia griglia che incorpora il cravattino Chevy.
La Orlando può ospitare fino a sette passeggeri, anche se in questo caso il bagagliaio diventa praticamente inesistente (mentre invece con cinque posti assicura una capacità di carico notevole), come spesso accade in questo tipo di vetture. Tantomeno mancano soluzioni modulari per la ripartizione del tanto spazio a disposizione: sedili scorrevoli e abbattibili, vani portaoggetti ovunque (anche nella parte centrale del cruscotto, dietro lo schermo per l'infotainment) e un tunnel centrale poco marcato e dunque poco fastidioso. Il tutto senza sacrificare la visibilità, che rimane ottima così come in generale l'ergonomia dell'abitacolo, con una plancia imponente su cui ogni comando è a portata di mano.
I materiali, infine, non sono poi così cheap come ci si potrebbe attendere da un'auto che farà pur sempre del rapporto qualità prezzo la sua arma migliore (i listini verranno comunicati solo il mese prossimo, ma si annunciano competitivi), e anche le finiture sono curate.
Al volante il feeling è quello classico della monovolume familiare, con l'effetto rollio che è stato tuttavia notevolmente attutito da un assetto comunque più rigido. Lo sterzo è un tantino "gommoso", ma più o meno in linea con gli standard della categoria, mentre i freni sono pronti e non tradiscono.
Il pizzico di brio in più che i ben 163 Cv del motore 2.0 diesel dovrebbero garantire rimane più che altro un'aspirazione, visti i compromessi da accettare per mantenere bassi consumi ed emissioni, ma la versione a gasolio fa comunque ampiamente il suo dovere. Anche perché è offerta in abbinamento a un cambio manuale a sei marce morbido e preciso negli innesti. Più macchinoso il 1.8 benzina da 140 Cv, che comincia a offrire prestazioni all'altezza solo quando è spinto oltre i 2.500 giri: ma a dire la verità questo tipo di motorizzazione su una familiare da noi sarà come una mosca bianca, dato che le preferenze andranno per il 90-95% al diesel.