L’export tedesco, barriera sacrale della linea Merkel, è intoccabile anche quando i prodotti sono a maggior inquinamento? E’ questo in sostanza l’oggetto della riunione a Bruxelles tra euro Parlamento, presidenza europea e Commissione: la Germania delle fonti rinnovabili e dell’efficienza sta vincendo il pressing per far saltare la decisione Ue sulle auto pulite e domani si gioca la mano decisiva della partita.
A giugno la Merkel – sommersa dalle critiche quando si è saputo che la Cdu aveva accettato un finanziamento di 700 mila euro dalla famiglia che controlla la Bmw - , era riuscita a bloccare ai tempi supplementari un compromesso della presidenza irlandese, intervenendo personalmente per proteggere gli interessi dei costruttori tedeschi di auto che si troverebbero spiazzati dalla nuova direttiva con un target di emissioni di 95 grammi di CO2 per chilometro.
“Dopo mesi di lobbying del governo di Berlino, si va delineando un accordo perfettamente in linea con le loro posizioni”, accusa Mark Breddy, di Greenpeace. “Al target i tedeschi vogliono aggiungere più supercredits: un vero e proprio trucco. Secondo la legge europea, infatti, ogni costruttore dispone di un tetto di emissioni di CO2 calcolato facendo la media delle emissioni di tutte le automobili prodotte. I supercredits consentono di calcolare questa media contando più volte le macchine con le emissioni più basse (ad esempio le macchine elettriche), mentre le macchine con emissioni più alte vengono contate una volta sola”.
Inoltre l’entrata in vigore degli standard potrebbe essere rimandata di almeno due anni (al 2022 o 2023). Il che vuol dire, continuano gli ambientalisti, costruire leggi su misura del più forte. Mentre gli standard europei darebbero un vantaggio di competitività agli italiani (che già producono macchine più efficienti), con il posticipo degli standard Bmw e Mercedes guadagnerebbero tempo e mercato. E i cittadini europei continuerebbero a respirare in molte città un’aria che non rispetta i limiti di sicurezza suggeriti dall’Organizzazione mondiale della sanità (all’Europa l’inquinamento atmosferico costa mille morti al giorno).
Fino ad ottobre, l’Italia ha difeso a spada tratta gli standard dell’accordo di giugno (https://puntoitalia.online/ambiente/2013/10/16/news/ministro_orlando_co2_intesa_ue-68732296/), ma ora la battaglia sembra persa. “Non è detto”, ribattono al ministero dell’Ambiente. “I governi di Italia, Francia e Spagna sono compatti nel mantenere una posizione di maggior rigore: misure di flessibilità possono essere prese in considerazione purché a impatto complessivo neutro. E’ probabile che si andrà a un compromesso, ad esempio una gradualità nel raggiungere gli obiettivi fissati”.
A giugno la Merkel – sommersa dalle critiche quando si è saputo che la Cdu aveva accettato un finanziamento di 700 mila euro dalla famiglia che controlla la Bmw - , era riuscita a bloccare ai tempi supplementari un compromesso della presidenza irlandese, intervenendo personalmente per proteggere gli interessi dei costruttori tedeschi di auto che si troverebbero spiazzati dalla nuova direttiva con un target di emissioni di 95 grammi di CO2 per chilometro.
“Dopo mesi di lobbying del governo di Berlino, si va delineando un accordo perfettamente in linea con le loro posizioni”, accusa Mark Breddy, di Greenpeace. “Al target i tedeschi vogliono aggiungere più supercredits: un vero e proprio trucco. Secondo la legge europea, infatti, ogni costruttore dispone di un tetto di emissioni di CO2 calcolato facendo la media delle emissioni di tutte le automobili prodotte. I supercredits consentono di calcolare questa media contando più volte le macchine con le emissioni più basse (ad esempio le macchine elettriche), mentre le macchine con emissioni più alte vengono contate una volta sola”.
Inoltre l’entrata in vigore degli standard potrebbe essere rimandata di almeno due anni (al 2022 o 2023). Il che vuol dire, continuano gli ambientalisti, costruire leggi su misura del più forte. Mentre gli standard europei darebbero un vantaggio di competitività agli italiani (che già producono macchine più efficienti), con il posticipo degli standard Bmw e Mercedes guadagnerebbero tempo e mercato. E i cittadini europei continuerebbero a respirare in molte città un’aria che non rispetta i limiti di sicurezza suggeriti dall’Organizzazione mondiale della sanità (all’Europa l’inquinamento atmosferico costa mille morti al giorno).
Fino ad ottobre, l’Italia ha difeso a spada tratta gli standard dell’accordo di giugno (https://puntoitalia.online/ambiente/2013/10/16/news/ministro_orlando_co2_intesa_ue-68732296/), ma ora la battaglia sembra persa. “Non è detto”, ribattono al ministero dell’Ambiente. “I governi di Italia, Francia e Spagna sono compatti nel mantenere una posizione di maggior rigore: misure di flessibilità possono essere prese in considerazione purché a impatto complessivo neutro. E’ probabile che si andrà a un compromesso, ad esempio una gradualità nel raggiungere gli obiettivi fissati”.