È una delle poche gare al mondo dove non conta la velocità ma l'efficienza. Qui regna futuro, innovazione e tutte le forme di energia, tra le quali la passione. A partecipare alla Shell Eco Marathon sono solo studenti e veicoli ecologici, concepiti da scuole e università, pronti a darsi battaglia in pista con un solo litro di carburante nel serbatoio (o il suo equivalente).
LE IMMAGINI
Chi, percorrendo il circuito cittadino creato a Rotterdam, ha maggiore autonomia, sale al podio. Tra i diesel, i benzina, gli elettrici, gli ibridi o quelli a carburante alternativo, quest'anno - trent'esima edizione - ci sono in tutto 197 mezzi, 8 arrivano dall'Italia: tutti gli equipaggi sono trascinati dalla voglia di portare altrove qualcosa del proprio paese, di confrontarsi, sfidando le leggi della meccanica, e non solo. Partecipare significa infatti sin dall'inizio dell'anno fare i conti - oltre che con la fatica di un progetto mai visto prima - con la mancanza di fondi, con la capacità di adattamento, con i continui imprevisti del caso, gli entusiasmi precari, le sconfitte. Nonostante ciò l'adesione alla Maratona continua ad essere parecchia. Si parte lo stesso, riportando a casa ogni volta - classifiche a parte - un'esperienza di vita fuori dal comune.
Lo sanno bene i ragazzi della UniBas che, prima di partecipare alla sfida, il viaggio dal sud Italia all'Olanda lo hanno affrontato in pullman, mettendosi all'opera 29 ore dopo. Hanno caricato il loro prototipo vicino ad altri pacchi, sotto, in stiva con armi e bagagli. L'immagine sembra di decenni fa, ma il viaggio all'estero qui è durato pochi giorni, giusto il tempo di mostrare di che pasta sono fatti. "? stato molto faticosa la traversata in pullman ma congegnale anche per caricare le attrezzature che gli studenti si portano dietro: non abbiamo un circuito in facoltà per provare il mezzo, quindi ogni volta bisogna intervenire a sorpresa sul posto", commenta Aurelia Sole, Rettore dell'Università della Basilicata. Li ha voluti accompagnare proprio lei, e arrivati quest'anno 27esimi in classifica (prototipi benzina) si ritiene molto soddisfatta del lavoro che hanno fatto durante l'anno, soprattutto alla luce dei pochi soldi annuali disponibili - che poi rendono imprescindibile la ricerca di sponsor almeno per garantire le spese di viaggio. I loro progetti, mai arrivati al podio, non demotivano il team, né i docenti della scuola: "Questa esperienza ha prima di tutto una funzione educativa. Lo vedo da come i ragazzi sanno poi rapportarsi meglio nel gruppo e nella pratica, nei colloqui di lavoro, nel problem solving. Dopo tutto ciò, arrivano le classifiche", conclude il Rettore.
Tra i più perspicaci, l'Istituto Bucci di Faenza meriterebbe una medaglia: sono 19 edizioni che fa presenza. L'entusiasmo qui parte dai professori dell'istituto, in particolare da uno, colui che anni fa avviò il team. "La storia inizia nel 1997, quando apro un giornale e leggo - Eco Marathon, perché gli italiani non partecipano? - da lì abbiamo preso parte ogni anno con colleghi e ovviamente studenti... che poi anche se sono cresciuti e hanno messo su famiglia ancora tornano in laboratorio ogni settimana", afferma Riccardo Silimbani, Docente di Meccanica. Del resto l'urban concept con il quale partecipano - che nel 2010 era a gasolio e fece il primato italiano per massima distanza percorsa (263 km/l) e che ancora lo mantiene - in virtù dell'evoluzione poi è stato reso a gtl (gas to liquid): un cambiamento impegnativo che lo scorso anno però ha portato ad un secondo posto e, alla scuola, tanta soddisfazione e un premio in denaro. Quest'anno, invece, con 228 km/l scende alla terza posizione.
Alla guida, una ragazza, Chiara Altieri: 18 anni - con gli esami di maturità alle porte - quest'anno è stata sollecitata dagli stessi prof a partecipare. Ha i capelli legati, magra - così devono essere i piloti per questa gara - oltre alla faccia pulita di chi crede che il mondo può migliorare veramente. "Ero un po' preoccupata per l'elettronica di potenza, un po' antiquata, noi siamo propriamente meccanici", dice. Lei che nella vita voleva fare tutt'altro, ha poi scoperto di amare tutto ciò che si muove sistematicamente, e non vede l'ora di fare gli esami di ammissione all'università di ingegneria. "La mia scuola mi ha insegnato che l'innovazione è una sfida e bisogna giocarsela". Così è stato. Anche perché loro, partecipando anche nella categoria prototipi diesel, quest'anno hanno dovuto cambiare veicolo per fare i conti con un nuovo regolamento: nella categoria sono ammessi solo veicoli con sterzo anteriore. Si sono classificati anche qui terzi (593 km/l).
Cambiamento medesimo per l'Istituto Tecnico Leonardo da Vinci di Carpi che partecipa dal 2007: il team composto da studenti di meccanica ed elettronica, ha modificato il prototipo oggi a batteria elettrica (e solare) cambiando carrozzeria e motore. Sono passati dall'ottava posizione dello scorso anno alla sesta, seppur con risultati meno soddisfacenti (604 km/kWh nel 2014; 601 km/kwh nel 2015). "? molto importante la strategia, ma anche la quantità dei prototipi in gara: sono più di 50 quest'anno. Oggi non gireremo nel circuito se non esce il sole" commenta il docente il secondo giorno.
Anche il Politecnico di Torino ha dovuto apportare modifiche sostanziali al prototipo ma del veicolo a idrogeno ha riciclato la carrozzeria, arrivando in sesta posizione in categoria (329 km/m3). Stesso risultato per l'urban concept che quest'anno però diventa a bioenatolo - la missione originaria del team: sesti con 147 km/l, per capirci dietro l'Istituto Bucci di tre posizioni. Si sono ritrovati stretti con i tempi tanto da non aver potuto utilizzare neanche il circuito di Balocco come gli altri anni, utile al test per modificare il tiro.
E così è successo anche al Politecnico di Milano che per i primi due giorni non ha voluto neanche rilasciare interviste. "Guardi dobbiamo ancora montare le ruote!". Il ritardo sui tempi - spiegheranno poi - è dovuto al progetto molto ambizioso (creato per aspirare anche al Design award), ai materiali ordinati che non arrivavano mai - qui i partner ci sono e sono parecchi - e al team stesso che, nuovo tutti gli anni, composto da tesisti - laurea triennale e magistrale - deve comunque fare squadra e imparare a lavorare in gruppo. "Avremmo potuto testare il veicolo alla pista Pirelli di Vizzola, ma non ce l'abbiamo fatta". Il loro urban concept elettrico passa solo 4 ispezioni su 10: sono i controlli che, dal design, alla visibilità, alla sicurezza, alle dimensioni, danno l'ok per scendere in pista.
Certamente, un circuito tutto loro per provare il veicolo, i ragazzi del team Rossi di Sera, di Vicenza - che il prototipo l'hanno ricostruito in garage - lo avrebbero sognato ad occhi aperti. Loro che a scuola ci vanno il pomeriggio, perché la mattina lavorano, nel week end hanno deciso di dedicarsi in tutto e per tutto alla Eco Marathon, per mettersi in gioco. L'istituto Rossi a Rotterdam era già venuto in passato, ma per questo gruppo nello specifico è la prima volta e... ultima: sono al quinto e se tutto va bene il prossimo anno li attende il mondo del lavoro a pieno titolo. In classifica il loro prototipo a benzina si è classificato 37esimo: "Con 2.000 euro abbiamo fatto tutto. Finito di lavorare domenica, siamo partiti martedì, con la nostra macchina e il furgone della scuola. Non abbiamo provato a correre prima, e per giunta siamo stati sfortunati", commenta Matteo ai box. Ai primi giri infatti il veicolo si è fermato, a causa di un foro sulla gomma. L'usura, in questo panorama di innovazione e futuro, può sembrare davvero l'unica cosa prevedibile, ma i ragazzi, tra la ricerca degli sponsor e l'anticipo dei soldi che poi la scuola gli rimborserà, hanno fatto quello che potevano, inciampando poi sull'inesperienza della pista.
"Ai prossimi che prenderanno parte alla gara già sappiamo cosa consigliare", afferma il team tutta concretezza: vengono da un corso serale, sanno già che significa sporcarsi le mani, hanno voluto affrontare le proprie sfide con nuove trasmissioni e i motori. "C'è un'evoluzione incredibile nel nostro lavoro, dobbiamo saper crescere sempre". Parole che fanno riflettere soprattutto alla luce della realtà quotidiana degli autoriparatori: non è raro infatti trovare tra i meccanici sotto casa chi non sappia più dove mettere le mani. Una situazione che può peggiorare con gli anni. Il confronto, più di ogni altra cosa, serve. E non solo agli studenti. Bravi tutti. Il futuro è più vicino di quel che si pensa.
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Chi, percorrendo il circuito cittadino creato a Rotterdam, ha maggiore autonomia, sale al podio. Tra i diesel, i benzina, gli elettrici, gli ibridi o quelli a carburante alternativo, quest'anno - trent'esima edizione - ci sono in tutto 197 mezzi, 8 arrivano dall'Italia: tutti gli equipaggi sono trascinati dalla voglia di portare altrove qualcosa del proprio paese, di confrontarsi, sfidando le leggi della meccanica, e non solo. Partecipare significa infatti sin dall'inizio dell'anno fare i conti - oltre che con la fatica di un progetto mai visto prima - con la mancanza di fondi, con la capacità di adattamento, con i continui imprevisti del caso, gli entusiasmi precari, le sconfitte. Nonostante ciò l'adesione alla Maratona continua ad essere parecchia. Si parte lo stesso, riportando a casa ogni volta - classifiche a parte - un'esperienza di vita fuori dal comune.
Lo sanno bene i ragazzi della UniBas che, prima di partecipare alla sfida, il viaggio dal sud Italia all'Olanda lo hanno affrontato in pullman, mettendosi all'opera 29 ore dopo. Hanno caricato il loro prototipo vicino ad altri pacchi, sotto, in stiva con armi e bagagli. L'immagine sembra di decenni fa, ma il viaggio all'estero qui è durato pochi giorni, giusto il tempo di mostrare di che pasta sono fatti. "? stato molto faticosa la traversata in pullman ma congegnale anche per caricare le attrezzature che gli studenti si portano dietro: non abbiamo un circuito in facoltà per provare il mezzo, quindi ogni volta bisogna intervenire a sorpresa sul posto", commenta Aurelia Sole, Rettore dell'Università della Basilicata. Li ha voluti accompagnare proprio lei, e arrivati quest'anno 27esimi in classifica (prototipi benzina) si ritiene molto soddisfatta del lavoro che hanno fatto durante l'anno, soprattutto alla luce dei pochi soldi annuali disponibili - che poi rendono imprescindibile la ricerca di sponsor almeno per garantire le spese di viaggio. I loro progetti, mai arrivati al podio, non demotivano il team, né i docenti della scuola: "Questa esperienza ha prima di tutto una funzione educativa. Lo vedo da come i ragazzi sanno poi rapportarsi meglio nel gruppo e nella pratica, nei colloqui di lavoro, nel problem solving. Dopo tutto ciò, arrivano le classifiche", conclude il Rettore.
Tra i più perspicaci, l'Istituto Bucci di Faenza meriterebbe una medaglia: sono 19 edizioni che fa presenza. L'entusiasmo qui parte dai professori dell'istituto, in particolare da uno, colui che anni fa avviò il team. "La storia inizia nel 1997, quando apro un giornale e leggo - Eco Marathon, perché gli italiani non partecipano? - da lì abbiamo preso parte ogni anno con colleghi e ovviamente studenti... che poi anche se sono cresciuti e hanno messo su famiglia ancora tornano in laboratorio ogni settimana", afferma Riccardo Silimbani, Docente di Meccanica. Del resto l'urban concept con il quale partecipano - che nel 2010 era a gasolio e fece il primato italiano per massima distanza percorsa (263 km/l) e che ancora lo mantiene - in virtù dell'evoluzione poi è stato reso a gtl (gas to liquid): un cambiamento impegnativo che lo scorso anno però ha portato ad un secondo posto e, alla scuola, tanta soddisfazione e un premio in denaro. Quest'anno, invece, con 228 km/l scende alla terza posizione.
Alla guida, una ragazza, Chiara Altieri: 18 anni - con gli esami di maturità alle porte - quest'anno è stata sollecitata dagli stessi prof a partecipare. Ha i capelli legati, magra - così devono essere i piloti per questa gara - oltre alla faccia pulita di chi crede che il mondo può migliorare veramente. "Ero un po' preoccupata per l'elettronica di potenza, un po' antiquata, noi siamo propriamente meccanici", dice. Lei che nella vita voleva fare tutt'altro, ha poi scoperto di amare tutto ciò che si muove sistematicamente, e non vede l'ora di fare gli esami di ammissione all'università di ingegneria. "La mia scuola mi ha insegnato che l'innovazione è una sfida e bisogna giocarsela". Così è stato. Anche perché loro, partecipando anche nella categoria prototipi diesel, quest'anno hanno dovuto cambiare veicolo per fare i conti con un nuovo regolamento: nella categoria sono ammessi solo veicoli con sterzo anteriore. Si sono classificati anche qui terzi (593 km/l).
Cambiamento medesimo per l'Istituto Tecnico Leonardo da Vinci di Carpi che partecipa dal 2007: il team composto da studenti di meccanica ed elettronica, ha modificato il prototipo oggi a batteria elettrica (e solare) cambiando carrozzeria e motore. Sono passati dall'ottava posizione dello scorso anno alla sesta, seppur con risultati meno soddisfacenti (604 km/kWh nel 2014; 601 km/kwh nel 2015). "? molto importante la strategia, ma anche la quantità dei prototipi in gara: sono più di 50 quest'anno. Oggi non gireremo nel circuito se non esce il sole" commenta il docente il secondo giorno.
Anche il Politecnico di Torino ha dovuto apportare modifiche sostanziali al prototipo ma del veicolo a idrogeno ha riciclato la carrozzeria, arrivando in sesta posizione in categoria (329 km/m3). Stesso risultato per l'urban concept che quest'anno però diventa a bioenatolo - la missione originaria del team: sesti con 147 km/l, per capirci dietro l'Istituto Bucci di tre posizioni. Si sono ritrovati stretti con i tempi tanto da non aver potuto utilizzare neanche il circuito di Balocco come gli altri anni, utile al test per modificare il tiro.
E così è successo anche al Politecnico di Milano che per i primi due giorni non ha voluto neanche rilasciare interviste. "Guardi dobbiamo ancora montare le ruote!". Il ritardo sui tempi - spiegheranno poi - è dovuto al progetto molto ambizioso (creato per aspirare anche al Design award), ai materiali ordinati che non arrivavano mai - qui i partner ci sono e sono parecchi - e al team stesso che, nuovo tutti gli anni, composto da tesisti - laurea triennale e magistrale - deve comunque fare squadra e imparare a lavorare in gruppo. "Avremmo potuto testare il veicolo alla pista Pirelli di Vizzola, ma non ce l'abbiamo fatta". Il loro urban concept elettrico passa solo 4 ispezioni su 10: sono i controlli che, dal design, alla visibilità, alla sicurezza, alle dimensioni, danno l'ok per scendere in pista.
Certamente, un circuito tutto loro per provare il veicolo, i ragazzi del team Rossi di Sera, di Vicenza - che il prototipo l'hanno ricostruito in garage - lo avrebbero sognato ad occhi aperti. Loro che a scuola ci vanno il pomeriggio, perché la mattina lavorano, nel week end hanno deciso di dedicarsi in tutto e per tutto alla Eco Marathon, per mettersi in gioco. L'istituto Rossi a Rotterdam era già venuto in passato, ma per questo gruppo nello specifico è la prima volta e... ultima: sono al quinto e se tutto va bene il prossimo anno li attende il mondo del lavoro a pieno titolo. In classifica il loro prototipo a benzina si è classificato 37esimo: "Con 2.000 euro abbiamo fatto tutto. Finito di lavorare domenica, siamo partiti martedì, con la nostra macchina e il furgone della scuola. Non abbiamo provato a correre prima, e per giunta siamo stati sfortunati", commenta Matteo ai box. Ai primi giri infatti il veicolo si è fermato, a causa di un foro sulla gomma. L'usura, in questo panorama di innovazione e futuro, può sembrare davvero l'unica cosa prevedibile, ma i ragazzi, tra la ricerca degli sponsor e l'anticipo dei soldi che poi la scuola gli rimborserà, hanno fatto quello che potevano, inciampando poi sull'inesperienza della pista.
"Ai prossimi che prenderanno parte alla gara già sappiamo cosa consigliare", afferma il team tutta concretezza: vengono da un corso serale, sanno già che significa sporcarsi le mani, hanno voluto affrontare le proprie sfide con nuove trasmissioni e i motori. "C'è un'evoluzione incredibile nel nostro lavoro, dobbiamo saper crescere sempre". Parole che fanno riflettere soprattutto alla luce della realtà quotidiana degli autoriparatori: non è raro infatti trovare tra i meccanici sotto casa chi non sappia più dove mettere le mani. Una situazione che può peggiorare con gli anni. Il confronto, più di ogni altra cosa, serve. E non solo agli studenti. Bravi tutti. Il futuro è più vicino di quel che si pensa.