Dalle nuove stazioni di servizio, ai concept, alle autostrade autoilluminate: ecco le idee per ridurre le emissioni
Nove miliardi di persone in tutto. Auto raddoppiate rispetto ad oggi, richiesta di energia aumentata fino al 70%. È l’odierno prospetto per il 2050, anno in cui il nostro pianeta vedrà la maggior parte delle persone concentrate nelle città. La soluzione? Solo una. Arrivare necessariamente preparati tagliando consumi ed emissioni. Shell, Company Oil anglo-olandese, già da parecchi anni è scesa in campo.
“La sfida più importante dell'età moderna – dicono da Shell – sono le modifiche nell'utilizzo di energia, indispensabili in ogni settore. Bisognerà soddisfare la domanda globale che sarà notevolmente maggiore, ma allo stesso tempo raggiungere zero emissioni di carbonio”. In soldoni, cercare sin da subito di diminuire il 25% delle emissioni che a livello mondiale proviene dal settore dei trasporti e la maggior parte di esso dagli scarichi dei veicoli che guidiamo. La Shell Eco Marathon cge si è svolta a Londra a fine maggio è solo un esempio del loro operato. Con la manifestazione, che coinvolge prototipi e urban concept provenienti dalle università di tutto il mondo, essa sostiene una mobilità ecologica a cui tutti sono chiamati a collaborare affinché si sviluppino nuove partnership e tecnologie.
La loro Shell Concept Car diventa proprio il risultato di tutto ciò: al debutto quest’anno, è l’esempio di una collaborazione tra tre protagonisti nel settore dei trasporti mondiali. Oltre a Shell, leader nei lubrificanti, si unisce Geo Technology tra gli specialisti di motori e Gordon Murray Design per la progettazione. L’obiettivo, secondo il dottor Wolfgang Warnecke, scienziato del futuro Shell, è “giungere al concetto di auto a combustione interna spinta verso i limiti della massima ecosostenibilità”. Secondo lui, già entro il 2020 potrebbe essere messa in produzione su larga scala dai costruttori automotive. “Il futuro vedrà principalmente una mobilità elettrica, ma questo richiederà parecchio tempo. Nel frattempo, ecco quello che può essere fatto con il normale motore a scoppio”, commenta all’anteprima.
550 kg di peso, lunghezza di 2,5 m, raggio di sterzata di 6 metri. Configurata per 3 persone, con un unico sedile anteriore centrale e uno dietro per due ospiti, vantando un consumo di 2,6 l/100 km. Certo, l’auto è molto leggera, dalla scelta della vernice al motore - un tre cilindri Mitsubishi da 660cc –. È stata costruita con la maggior parte dei suoi componenti interni atti a ridurre l'attrito, olio del motore super-sottile con un grado nella gamma OW-12, e una trasmissione automatica a cinque velocità che ricorda tanto quella della vecchia Smart. Inoltre, le porte ad ala si aprono in avanti, il che permette di parcheggiare anche nei posteggi più stretti. Costo massimo previsto 10.000 dollari.
“Nella produzione c’è una riduzione complessiva del 34% di energia, rispetto ad altre auto: merito di processi innovativi a basse emissioni di carbonio e all'utilizzo di componenti essenziali”, continua ancora Wolfgang Warnecke.
Non che per le ZEV Shell non lavori, anzi. A Londra e in nord Europa già sono state diffuse colonnine in grado di ricaricare in contemporanea vetture a 43kw/h, 50kw/h e 50kw/h CHAdeMO. Delle vere e proprie basi per le stazioni di servizio dei prossimi anni. Per non parlare dell’idrogeno. Queste sono già state diffuse in Germania e in California, con prossime aperture previste in Inghilterra: solo la città di Londra, del resto, ha annunciato di voler arrivare alla riduzione delle emissioni del 60%.
Tra le idee da mettere in campo, infine, Shell ha pensato alla rete stradale, considerando che da più di 90 anni è leader nelle soluzioni di bitume. Il concetto per ridurre l’inquinamento è quello di creare un “asfalto attivo”. Secondo loro, le strade dei prossimi anni saranno in grado di reagire all’ambiente, di assorbire le emissioni di carbonio dai fumi dell'automobile e di adattarsi alle condizioni climatiche esterne. Sarà un asfalto già “caldo” che non dovrà quindi essere riscaldato né mescolato – con meno consumi - e la cui posa veloce permetterà la riapertura immediata ai veicoli – con meno ingorghi che causano alti livelli di co2.
Inoltre, utilizzando pneumatici di scarto nella composizione, esso contribuirà alla conservazione delle risorse naturali e a migliorare la gestione dei rifiuti, realizzando nel contempo pavimentazioni comparabili a quelle contenenti bitume modificato al polimero. Non solo. L’asfalto del futuro sarà autoilluminato, assorbendo la luce durante il giorno e rilasciandola di notte. Miscelando un legame sintetico e un additivo fosforescente, infatti, la reazione chimica al buio è un’emittenza luminosa che potrà così ridurre gli impianti di illuminazione sulla rete stradale. Pronti al futuro, dunque? Constatato il funzionamento, ad oggi fornitori e università lavorano sulla produzione in quantità, e neanche a dirlo, sui costi.
Nove miliardi di persone in tutto. Auto raddoppiate rispetto ad oggi, richiesta di energia aumentata fino al 70%. È l’odierno prospetto per il 2050, anno in cui il nostro pianeta vedrà la maggior parte delle persone concentrate nelle città. La soluzione? Solo una. Arrivare necessariamente preparati tagliando consumi ed emissioni. Shell, Company Oil anglo-olandese, già da parecchi anni è scesa in campo.
“La sfida più importante dell'età moderna – dicono da Shell – sono le modifiche nell'utilizzo di energia, indispensabili in ogni settore. Bisognerà soddisfare la domanda globale che sarà notevolmente maggiore, ma allo stesso tempo raggiungere zero emissioni di carbonio”. In soldoni, cercare sin da subito di diminuire il 25% delle emissioni che a livello mondiale proviene dal settore dei trasporti e la maggior parte di esso dagli scarichi dei veicoli che guidiamo. La Shell Eco Marathon cge si è svolta a Londra a fine maggio è solo un esempio del loro operato. Con la manifestazione, che coinvolge prototipi e urban concept provenienti dalle università di tutto il mondo, essa sostiene una mobilità ecologica a cui tutti sono chiamati a collaborare affinché si sviluppino nuove partnership e tecnologie.
La loro Shell Concept Car diventa proprio il risultato di tutto ciò: al debutto quest’anno, è l’esempio di una collaborazione tra tre protagonisti nel settore dei trasporti mondiali. Oltre a Shell, leader nei lubrificanti, si unisce Geo Technology tra gli specialisti di motori e Gordon Murray Design per la progettazione. L’obiettivo, secondo il dottor Wolfgang Warnecke, scienziato del futuro Shell, è “giungere al concetto di auto a combustione interna spinta verso i limiti della massima ecosostenibilità”. Secondo lui, già entro il 2020 potrebbe essere messa in produzione su larga scala dai costruttori automotive. “Il futuro vedrà principalmente una mobilità elettrica, ma questo richiederà parecchio tempo. Nel frattempo, ecco quello che può essere fatto con il normale motore a scoppio”, commenta all’anteprima.
550 kg di peso, lunghezza di 2,5 m, raggio di sterzata di 6 metri. Configurata per 3 persone, con un unico sedile anteriore centrale e uno dietro per due ospiti, vantando un consumo di 2,6 l/100 km. Certo, l’auto è molto leggera, dalla scelta della vernice al motore - un tre cilindri Mitsubishi da 660cc –. È stata costruita con la maggior parte dei suoi componenti interni atti a ridurre l'attrito, olio del motore super-sottile con un grado nella gamma OW-12, e una trasmissione automatica a cinque velocità che ricorda tanto quella della vecchia Smart. Inoltre, le porte ad ala si aprono in avanti, il che permette di parcheggiare anche nei posteggi più stretti. Costo massimo previsto 10.000 dollari.
“Nella produzione c’è una riduzione complessiva del 34% di energia, rispetto ad altre auto: merito di processi innovativi a basse emissioni di carbonio e all'utilizzo di componenti essenziali”, continua ancora Wolfgang Warnecke.
Non che per le ZEV Shell non lavori, anzi. A Londra e in nord Europa già sono state diffuse colonnine in grado di ricaricare in contemporanea vetture a 43kw/h, 50kw/h e 50kw/h CHAdeMO. Delle vere e proprie basi per le stazioni di servizio dei prossimi anni. Per non parlare dell’idrogeno. Queste sono già state diffuse in Germania e in California, con prossime aperture previste in Inghilterra: solo la città di Londra, del resto, ha annunciato di voler arrivare alla riduzione delle emissioni del 60%.
Tra le idee da mettere in campo, infine, Shell ha pensato alla rete stradale, considerando che da più di 90 anni è leader nelle soluzioni di bitume. Il concetto per ridurre l’inquinamento è quello di creare un “asfalto attivo”. Secondo loro, le strade dei prossimi anni saranno in grado di reagire all’ambiente, di assorbire le emissioni di carbonio dai fumi dell'automobile e di adattarsi alle condizioni climatiche esterne. Sarà un asfalto già “caldo” che non dovrà quindi essere riscaldato né mescolato – con meno consumi - e la cui posa veloce permetterà la riapertura immediata ai veicoli – con meno ingorghi che causano alti livelli di co2.
Inoltre, utilizzando pneumatici di scarto nella composizione, esso contribuirà alla conservazione delle risorse naturali e a migliorare la gestione dei rifiuti, realizzando nel contempo pavimentazioni comparabili a quelle contenenti bitume modificato al polimero. Non solo. L’asfalto del futuro sarà autoilluminato, assorbendo la luce durante il giorno e rilasciandola di notte. Miscelando un legame sintetico e un additivo fosforescente, infatti, la reazione chimica al buio è un’emittenza luminosa che potrà così ridurre gli impianti di illuminazione sulla rete stradale. Pronti al futuro, dunque? Constatato il funzionamento, ad oggi fornitori e università lavorano sulla produzione in quantità, e neanche a dirlo, sui costi.