Motus-E, gli hezbollah dell'auto elettrica, incassano il clamoroso appoggio anche di FCA. E questo proprio nel giorno in cui presentano con "The European House - Ambrosetti" lo studio sulle dimensioni del settore dell'e-Mobiliy italiana che oggi ha ricavi complessivi per circa 6 miliardi di euro, crescendo ad un tasso medio annuo composto pari a +28,7%, è che potrebbe arrivare nel 2030 ad avere oltre 10mila imprese e un volume complessivo di fatturato di quasi 100 miliardi di Euro.
Un'adesione clamorosa, che dimostra la svolta in atto al colosso Fiat Chrysler Automobiles: "A pochi giorni - spiegano infatti ad FCA - dalla posa, all'interno dello stabilimento di Mirafiori a Torino, di un nuovo robot Comau - che ha simbolicamente rappresentato l'inizio della costruzione della linea per la nuova 500 con propulsione elettrica - Fiat Chrysler Automobiles entra oggi a fare parte di Motus-e, l'associazione che ha l'obiettivo di accelerare lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia".
"Il nostro ingresso in questa associazione - concludono ad Fca - così come le recenti partnership con EnelX e ENGIE, si inseriscono nel più ampio nostro piano di azioni per supportare la mobilità elettrica, integrando la strategia di e-Mobility annunciata l'anno scorso nel contesto del piano quinquennale di Gruppo. FCA sta creando un ecosistema di partner, prodotti e servizi nei diversi mercati per soddisfare e superare le aspettative, in rapida evoluzione, dei clienti in termini di veicoli elettrificati".
Abbiamo parlato di "adesione clamorosa" non a caso: Fca è uscita praticamente da tutte le associazioni possibili e immaginabili, ma sceglie invece questa dell'elettrico, costituita da operatori industriali, mondo accademico e associazionismo con l’obiettivo dichiarato di spingere la mobilità elettrica in Italia. Fondata a maggio 2018 - quindi giovanissima - da ABB, ALD Automotive, Allianz, Cobat, Enel X, Nissan, Volkswagen e Volvo, Motus-e oggi ha già oltre 45 associati tra costruttori di auto, utilities, fornitori di infrastrutture elettriche e di ricarica, filiera delle batterie, studi di consulenza, società di noleggio, università, associazioni ambientaliste e associazioni di consumatori.
Già perché quello dell'elettrico è un settore piccolo - è vero - ma che cresce a ritmi impressionanti. Anche in Italia: la mobilità a batteria 'Made in Italy' ha registrato un costante trend di crescita nel quinquennio 2013 – 2017. Basti pensare che nel 2013 si fatturava appena 2,2 miliardi di euro nel 2013 e che oggi siamo quasi a 7. O che nello stesso anno c'erano solo 160 realtà industriali e imprenditoriali già attive nel settore, pronte a diventare in poco tempo 10 mila.
“La mobilità elettrica può rappresentare un volano per lo sviluppo dell’intero sistema-Paese. Lo studio realizzato con The European House – Ambrosetti – afferma Dino Marcozzi, Segretario Generale di MOTUS-E – dimostra che le nostre imprese sono già pronte e stanno affrontando con coraggio le sfide della transizione. Questo studio è il punto di inizio di un percorso più approfondito che coinvolgerà comparti industriali e decisori pubblici in un’azione sinergica che punti all’espansione di questo settore strategico per il nostro Paese.”
E c'è un altro dato che impressiona dello sviluppo dell'auto elettrica in Italia: è vero che circa la metà delle imprese e del fatturato della filiera "core" della mobilità elettrica si concentra nel Nord Ovest, ma incredibilmente cresce gradualmente il peso del Centro-Sud Italia. Una rivoluzione nella rivoluzione.
E visto che gli hezbollah dell'auto elettrica fanno sempre le cose precise, oggi hanno anche snocciolato uno schema di quello che andrebbe fatto in Italia per spingere l'auto elettrica. Cinque punti semplici semplici in modo da essere chiari a tutti. Eccoli nel dettaglio:
1. Supportare la crescita dimensionale delle aziende della filiera
2. Favorire la contaminazione di competenze tra imprese della filiera potenzialmente coinvolgibili nella e-Mobility
3. Rafforzare l’orientamento all’internazionalizzazione e l’inserimento nelle nuove catene del valore della e-Mobility
4. Creare un “framework Paese” integrato per lo sviluppo della mobilità elettrica
5. Promuovere la Ricerca e Sviluppo e migliorare il matching delle competenza tra sistema della formazione e industria
Un'adesione clamorosa, che dimostra la svolta in atto al colosso Fiat Chrysler Automobiles: "A pochi giorni - spiegano infatti ad FCA - dalla posa, all'interno dello stabilimento di Mirafiori a Torino, di un nuovo robot Comau - che ha simbolicamente rappresentato l'inizio della costruzione della linea per la nuova 500 con propulsione elettrica - Fiat Chrysler Automobiles entra oggi a fare parte di Motus-e, l'associazione che ha l'obiettivo di accelerare lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia".
"Il nostro ingresso in questa associazione - concludono ad Fca - così come le recenti partnership con EnelX e ENGIE, si inseriscono nel più ampio nostro piano di azioni per supportare la mobilità elettrica, integrando la strategia di e-Mobility annunciata l'anno scorso nel contesto del piano quinquennale di Gruppo. FCA sta creando un ecosistema di partner, prodotti e servizi nei diversi mercati per soddisfare e superare le aspettative, in rapida evoluzione, dei clienti in termini di veicoli elettrificati".
Abbiamo parlato di "adesione clamorosa" non a caso: Fca è uscita praticamente da tutte le associazioni possibili e immaginabili, ma sceglie invece questa dell'elettrico, costituita da operatori industriali, mondo accademico e associazionismo con l’obiettivo dichiarato di spingere la mobilità elettrica in Italia. Fondata a maggio 2018 - quindi giovanissima - da ABB, ALD Automotive, Allianz, Cobat, Enel X, Nissan, Volkswagen e Volvo, Motus-e oggi ha già oltre 45 associati tra costruttori di auto, utilities, fornitori di infrastrutture elettriche e di ricarica, filiera delle batterie, studi di consulenza, società di noleggio, università, associazioni ambientaliste e associazioni di consumatori.
Già perché quello dell'elettrico è un settore piccolo - è vero - ma che cresce a ritmi impressionanti. Anche in Italia: la mobilità a batteria 'Made in Italy' ha registrato un costante trend di crescita nel quinquennio 2013 – 2017. Basti pensare che nel 2013 si fatturava appena 2,2 miliardi di euro nel 2013 e che oggi siamo quasi a 7. O che nello stesso anno c'erano solo 160 realtà industriali e imprenditoriali già attive nel settore, pronte a diventare in poco tempo 10 mila.
“La mobilità elettrica può rappresentare un volano per lo sviluppo dell’intero sistema-Paese. Lo studio realizzato con The European House – Ambrosetti – afferma Dino Marcozzi, Segretario Generale di MOTUS-E – dimostra che le nostre imprese sono già pronte e stanno affrontando con coraggio le sfide della transizione. Questo studio è il punto di inizio di un percorso più approfondito che coinvolgerà comparti industriali e decisori pubblici in un’azione sinergica che punti all’espansione di questo settore strategico per il nostro Paese.”
E c'è un altro dato che impressiona dello sviluppo dell'auto elettrica in Italia: è vero che circa la metà delle imprese e del fatturato della filiera "core" della mobilità elettrica si concentra nel Nord Ovest, ma incredibilmente cresce gradualmente il peso del Centro-Sud Italia. Una rivoluzione nella rivoluzione.
E visto che gli hezbollah dell'auto elettrica fanno sempre le cose precise, oggi hanno anche snocciolato uno schema di quello che andrebbe fatto in Italia per spingere l'auto elettrica. Cinque punti semplici semplici in modo da essere chiari a tutti. Eccoli nel dettaglio:
1. Supportare la crescita dimensionale delle aziende della filiera
2. Favorire la contaminazione di competenze tra imprese della filiera potenzialmente coinvolgibili nella e-Mobility
3. Rafforzare l’orientamento all’internazionalizzazione e l’inserimento nelle nuove catene del valore della e-Mobility
4. Creare un “framework Paese” integrato per lo sviluppo della mobilità elettrica
5. Promuovere la Ricerca e Sviluppo e migliorare il matching delle competenza tra sistema della formazione e industria