Gli scaffali di casa Giugiaro sono messi a dura prova: continua la pioggia di premi per Giorgetto che a Roma, presso l'Accademia Nazionale dei Lincei è stato appena insignito del "Premio Antonio Feltrinelli" che si va aggiungere ad un numero infinito di lauree ad honorem, al titolo di "designer del secolo" e molto altro ancora.
"In Italia - ha spiegato l'archistar Paolo Portoghesi - ci sono molti designer ma Giugiaro oltre ad essere il più acclamato è anche il più umile, perché usa la sua bravura nell'inseguire la bellezza per migliorare la vita di tutti noi. Ognuno di noi ha una percezione diversa si bellezza ma Giugiaro ha dato una grande mio a individuate il concetto di bellezza per tutti".
Le parole di Portoghesi spiegano chiaramente perché le mensole di casa Giugiaro stanno cedendo... "Giorgetto - continua l'archistar - ha scelto questa strada occupandosi di automobili che sono entrate nel sociale, nella nostra vita comune. L'auto e diventata una cosa di famiglia quindi. A proposito di design, Argan parla di 'quantificazione della qualità' nel riprodurre cose che possono migliorare la vita delle persone. Ecco, questo risvolto può essere applicato in mille modi, ma Giugiaro è il designer che lo ha applicato meglio perché nella sua continua ricerca di concretezza e utilità - quando disegna qualsiasi cosa - ha fatto scuola".
"Io sono appassionato di fotografia - ha concluso Portoghesi - e penso a Giugiaro ogni volta che prendo in mano la Nikon: bellezza e utilità insieme, tutte sensazioni che gli oggetti realizzati da Giorgetto esprimono con forza. Ecco, in sintesi, la ragione per cui l'Accademia dei licei ha premiato una persona super premiata".
Giugiaro, si sa non è solo un grande stilista, ma anche una persona dalla grande sensibilità, è spiega subito di sentirsi imbarazzato per le parole dell'architetto Portoghesi. "Il mio pensiero creativo che viene oggi riconosciuto da un'accademia così importante - spiega infatti - mi mette in soggezione perché egoisticamente ho fatto solo quello che mi piaceva di fare, con tanto lavoro e molta disciplina. Ma la cosa che mi piace di più della motivazione del premio è quella riferita ad un progetto di funzionalità economiche, funzionali emotive: io quando progetto un'auto non parto mai dall'emozione. E' esattamente il contrario: io parto dalla razionalità economica. E poi si arriva alla funzionalità. Se nell'iter del mio percorso quella conclusione poi non dà dei frutti economici non si parla più di bello, né tanto meno di qualcosa di valido".
Ecco spiegato il segreto delle auto, ma anche delle pentole, dei treni, della pasta, dei telefoni disegnati da Giugiaro. "Quello che i prediligo - continua Giorgetto - è funzionalità e la coerenza del progetto con le normative da rispettare. Mi riferisco all'auto, che è sempre inserita in un contesto di sicurezza, per le assicurazioni, per le omologazioni, e chi compra una macchina non immagina l'iter che va fatto per arrivare al prodotto finale. Ovviamente questa analisi è identica per tutto, dal bicchiere alla macchina fotografica, e l'analisi di quello che la creatività deve affrontare".
Visto l'ambiente, la cornice e gli affreschi che circondano l'Accademia dei Lincei, Giugiaro ripercorre anche la sua vita. "Io - racconta - sono stato disciplinatamente indirizzato nella logica matematica di quello che ho fatto. Vengo da una famiglia di artisti, mio nonno e mio padre erano decoratori, pittori, e quando vedo il palazzo della Farnesina e questi affreschi, rimango di stucco. Io fino a 17 anni non sapevo cosa fosse l'auto e ho fatto solo scuole di preparazione artistica. Ma mio padre che aveva già intuito dopo la guerra il cambiamento in atto, volle farmi fare all'età di 12 anni dei corsi serali per farmi capire che il disegno non è decorativo, ma ha una terza dimensione. Sono stato indirizzato da subito alla disciplina di creare, di disegnare tenendo presente la terza dimensione. Ossia la tecnica. Quindi ho fatto scuole di disegno tecnico. E questa combinazione mi ha dato le chanche per trovare creatività in un mondo che si stava affacciando verso cose utili. Maniglie, tazze, ecc".
Ovvio che Giugiaro si è occupato per il novanta per cento della sua vita di auto, ma è proprio nel processo creativo il segreto del suo successo. "Negli anni 50 - spiega ancora il designer - gli architetti non avevano grandi possibilità di fare costruzioni affascinanti, ma dovevano trovare un modo per esprimere la creatività in un contesto industriale. E in quegli anni sono stato inserito nel mondo dell'auto per poter fare un'esperienza in un settore che iniziava ad essere non più dominio di ingegneri, di tecnici, ma anche con chi creava bellezza. Oggi siamo arrivati al punto che un grande stilista dell'Audi è andato alla Kia dove ha avuto un incarico di gestione dell'azienda. Un ruolo manageriale. Questo non vuol dire che gli ingegneri non siano creativi, anzi, ma il successo di un prodotto sta spesso nel far capire al consumatore tutto quello che sta alla base di un prodotto stesso. Io sono esperto di auto e conosco cosa c'è dietro la nascita di una vettura. Sono un esperto e quindi non faccio soluzioni che mettono in imbarazzo gli ingegneri che devono produrla".
Ma cos'è la bellezza? E' possibile definirla? Quali sono i veri segreti di un qualcosa che affascina al di là della tecnica? "La bellezza - spiega Giugiaro - è un fattore matematico. In un viso ad esempio è tutta una questione di distanza fra occhi, lunghezza di naso: la bellezza è matematica pura. Le proporzioni sono tutto, Guardate San Pietro, il colonnato, le finestre è tutta una questione di proporzioni".
E tornando all'auto? "E' un contesto così grande che non immaginiamo nemmeno - spiega - perché è facile disegnare una macchina, ma è difficilissimo realizzarla tenendo presente i mille parametri da rispettare. E' difficile realizzarla considerando che siamo tutti un po' schiavi della comunicazione degli oggetti: il tavolo, una sedia, una macchina parlano del nostro ruolo sociale. Trasmettono cose.
Sensazioni. Noi siamo un po' schiavi di questa comunicazione. Anche una persona modesta, che ha una casa modesta, quando esce si vuole fare vedere. Perché?".
Ma la consegna del premio è anche l'occasione per confessarsi, e svelare perché la sua azienda è stata venduta al colosso Volkswagen: "Io ho creato posti di lavoro - racconta - oggi faccio parte del gruppo Volkswagen, e ho fatto questa scelta mettendo da parte il mio io per tranquillizzare i miei dipendenti. Quando ne hai mille devi pensare anche a questo. Ho scelto di mettermi un po' da parte per dare sicurezza a tutti. Non ho mai pensato al denaro. Io non sono un appassionato di automobili. A casa mia non troverete mai una foto di un'automobile. Io sono appassionati di creatività. E, a proposito di creatività, essere in questo contesto artistico, a Roma, mi fa pensare alle mie origini e...".
Il grande stilista, il designer più osannato del mondo non ce la fa. Si commuove alle lacrime, non riesce più a parlare. Grande, grandissimo, immenso Giorgetto Giugiaro.
"In Italia - ha spiegato l'archistar Paolo Portoghesi - ci sono molti designer ma Giugiaro oltre ad essere il più acclamato è anche il più umile, perché usa la sua bravura nell'inseguire la bellezza per migliorare la vita di tutti noi. Ognuno di noi ha una percezione diversa si bellezza ma Giugiaro ha dato una grande mio a individuate il concetto di bellezza per tutti".
Le parole di Portoghesi spiegano chiaramente perché le mensole di casa Giugiaro stanno cedendo... "Giorgetto - continua l'archistar - ha scelto questa strada occupandosi di automobili che sono entrate nel sociale, nella nostra vita comune. L'auto e diventata una cosa di famiglia quindi. A proposito di design, Argan parla di 'quantificazione della qualità' nel riprodurre cose che possono migliorare la vita delle persone. Ecco, questo risvolto può essere applicato in mille modi, ma Giugiaro è il designer che lo ha applicato meglio perché nella sua continua ricerca di concretezza e utilità - quando disegna qualsiasi cosa - ha fatto scuola".
"Io sono appassionato di fotografia - ha concluso Portoghesi - e penso a Giugiaro ogni volta che prendo in mano la Nikon: bellezza e utilità insieme, tutte sensazioni che gli oggetti realizzati da Giorgetto esprimono con forza. Ecco, in sintesi, la ragione per cui l'Accademia dei licei ha premiato una persona super premiata".
Giugiaro, si sa non è solo un grande stilista, ma anche una persona dalla grande sensibilità, è spiega subito di sentirsi imbarazzato per le parole dell'architetto Portoghesi. "Il mio pensiero creativo che viene oggi riconosciuto da un'accademia così importante - spiega infatti - mi mette in soggezione perché egoisticamente ho fatto solo quello che mi piaceva di fare, con tanto lavoro e molta disciplina. Ma la cosa che mi piace di più della motivazione del premio è quella riferita ad un progetto di funzionalità economiche, funzionali emotive: io quando progetto un'auto non parto mai dall'emozione. E' esattamente il contrario: io parto dalla razionalità economica. E poi si arriva alla funzionalità. Se nell'iter del mio percorso quella conclusione poi non dà dei frutti economici non si parla più di bello, né tanto meno di qualcosa di valido".
Ecco spiegato il segreto delle auto, ma anche delle pentole, dei treni, della pasta, dei telefoni disegnati da Giugiaro. "Quello che i prediligo - continua Giorgetto - è funzionalità e la coerenza del progetto con le normative da rispettare. Mi riferisco all'auto, che è sempre inserita in un contesto di sicurezza, per le assicurazioni, per le omologazioni, e chi compra una macchina non immagina l'iter che va fatto per arrivare al prodotto finale. Ovviamente questa analisi è identica per tutto, dal bicchiere alla macchina fotografica, e l'analisi di quello che la creatività deve affrontare".
Visto l'ambiente, la cornice e gli affreschi che circondano l'Accademia dei Lincei, Giugiaro ripercorre anche la sua vita. "Io - racconta - sono stato disciplinatamente indirizzato nella logica matematica di quello che ho fatto. Vengo da una famiglia di artisti, mio nonno e mio padre erano decoratori, pittori, e quando vedo il palazzo della Farnesina e questi affreschi, rimango di stucco. Io fino a 17 anni non sapevo cosa fosse l'auto e ho fatto solo scuole di preparazione artistica. Ma mio padre che aveva già intuito dopo la guerra il cambiamento in atto, volle farmi fare all'età di 12 anni dei corsi serali per farmi capire che il disegno non è decorativo, ma ha una terza dimensione. Sono stato indirizzato da subito alla disciplina di creare, di disegnare tenendo presente la terza dimensione. Ossia la tecnica. Quindi ho fatto scuole di disegno tecnico. E questa combinazione mi ha dato le chanche per trovare creatività in un mondo che si stava affacciando verso cose utili. Maniglie, tazze, ecc".
Ovvio che Giugiaro si è occupato per il novanta per cento della sua vita di auto, ma è proprio nel processo creativo il segreto del suo successo. "Negli anni 50 - spiega ancora il designer - gli architetti non avevano grandi possibilità di fare costruzioni affascinanti, ma dovevano trovare un modo per esprimere la creatività in un contesto industriale. E in quegli anni sono stato inserito nel mondo dell'auto per poter fare un'esperienza in un settore che iniziava ad essere non più dominio di ingegneri, di tecnici, ma anche con chi creava bellezza. Oggi siamo arrivati al punto che un grande stilista dell'Audi è andato alla Kia dove ha avuto un incarico di gestione dell'azienda. Un ruolo manageriale. Questo non vuol dire che gli ingegneri non siano creativi, anzi, ma il successo di un prodotto sta spesso nel far capire al consumatore tutto quello che sta alla base di un prodotto stesso. Io sono esperto di auto e conosco cosa c'è dietro la nascita di una vettura. Sono un esperto e quindi non faccio soluzioni che mettono in imbarazzo gli ingegneri che devono produrla".
Ma cos'è la bellezza? E' possibile definirla? Quali sono i veri segreti di un qualcosa che affascina al di là della tecnica? "La bellezza - spiega Giugiaro - è un fattore matematico. In un viso ad esempio è tutta una questione di distanza fra occhi, lunghezza di naso: la bellezza è matematica pura. Le proporzioni sono tutto, Guardate San Pietro, il colonnato, le finestre è tutta una questione di proporzioni".
E tornando all'auto? "E' un contesto così grande che non immaginiamo nemmeno - spiega - perché è facile disegnare una macchina, ma è difficilissimo realizzarla tenendo presente i mille parametri da rispettare. E' difficile realizzarla considerando che siamo tutti un po' schiavi della comunicazione degli oggetti: il tavolo, una sedia, una macchina parlano del nostro ruolo sociale. Trasmettono cose.
Sensazioni. Noi siamo un po' schiavi di questa comunicazione. Anche una persona modesta, che ha una casa modesta, quando esce si vuole fare vedere. Perché?".
Ma la consegna del premio è anche l'occasione per confessarsi, e svelare perché la sua azienda è stata venduta al colosso Volkswagen: "Io ho creato posti di lavoro - racconta - oggi faccio parte del gruppo Volkswagen, e ho fatto questa scelta mettendo da parte il mio io per tranquillizzare i miei dipendenti. Quando ne hai mille devi pensare anche a questo. Ho scelto di mettermi un po' da parte per dare sicurezza a tutti. Non ho mai pensato al denaro. Io non sono un appassionato di automobili. A casa mia non troverete mai una foto di un'automobile. Io sono appassionati di creatività. E, a proposito di creatività, essere in questo contesto artistico, a Roma, mi fa pensare alle mie origini e...".
Il grande stilista, il designer più osannato del mondo non ce la fa. Si commuove alle lacrime, non riesce più a parlare. Grande, grandissimo, immenso Giorgetto Giugiaro.