Il tema più caldo dell'attuale settore automotive è la guida autonoma, protagonista di dibattiti su pro e contro, studiata in tutti i suoi aspetti da tecnici e da letterati, e guardata con diffidenza da molti. Mai come con questa nuova tecnologia ci siamo trovati davanti a un bivio, con gli entusiasti da un lato e i diffidenti dall'altro. Eppure è una realtà cui dovremo abituarci. E tra non molto. I test su strada di veicoli a guida autonoma sono infatti ormai nel pieno dello svolgimento, le case automobilistiche sono quasi tutte coinvolte e i colossi dell'IT ci hanno scommesso risorse importanti, creando partnership per accelerare lo sviluppo e la messa a punto dei sistemi ormai in grado di interfacciarsi con le altre auto, con le infrastrutture, e con la rete.
Dunque, gli ostacoli legati alla tecnologia sembrano essere ormai superati. Resta quello più grande: convincere le persone. "La fiducia dei consumatori avrà un’importanza senza precedenti - spiega, durante la prima parte di un'intervista realizzata e pubblicata da Nissan, Brian Cooley, Editor-at-large di CNET -. Una tecnologia così non si era mai vista finora: se uno smartphone o un computer rudimentale non funzionano, non muore nessuno. Ma questo mercato è diverso: la portata di una tale rivoluzione e i rischi sono notevoli, se ne rendono conto anche i clienti. Il primo pensiero è: 'Se qualcuno si fa male?' e quello immediatamente successivo sono i costi e il valore effettivo della tecnologia".
Per far sì che la guida autonoma entri a far parte della vita quotidiana delle persone sono tre i punti chiave, secondo Cooley: "Il primo è: 'Sono bravo al volante e questa tecnologia non mi serve', chi di noi non ha mai pensato di essere perfetto e che il problema siano gli altri? Però le 35.000 vittime registrate ogni anno sulle strade degli Stati Uniti dimostrano che ancora oggi non abbiamo trovato soluzioni valide per contenere questa cifra. Quindi il primo mito da sfatare è che forse non siamo così bravi come pensiamo". "Il secondo ostacolo invece è: 'Non mi fido dei computer' - prosegue Cooley -. I clienti sono convinti che tutti i computer siano uguali e che il cruscotto del futuro sarà dotato di un elaboratore qualsiasi, Mac o Windows, con tutti i bug tipici dell’informatica low-cost. È possibile rassicurare gli scettici anche da questo punto di vista: come i sistemi di pilota automatico a bordo degli AirBus o dei Boeing, anche i computer dei veicoli a guida autonoma sono progettati espressamente per questo scopo". Infine, "il terzo è quello più difficile, l’associazione della tecnologia a una situazione di 'debolezza'. Nella vita ci sono solo due casi in cui si viene autorizzati a guidare: quando si è troppo giovani – e i genitori non vogliono – e quando si raggiunge una certa età – e i figli non vogliono. In entrambi i casi, a risentirne sono l’identità, l’autostima e la facoltà di compiere una scelta. Questo bagaglio emotivo è pesante e continua a farsi sentire".
Quanto tempo ci vorrà per superare questi ostacoli? "È difficile al momento prevedere in che direzione andrà la fiducia dei clienti - prosegue l'esperto -, perché ci sono pochissimi veicoli autonomi in circolazione, figuriamoci quelli completamente autonomi. Non possiamo ancora mettere alla prova i consumatori e chiedere il loro parere, perché non hanno abbastanza esperienza o punti di riferimento. Non posso ipotizzare quanto tempo ci vorrà, ma di sicuro non sono d’accordo con le stime dei catastrofisti, che mettono in conto interi decenni. Le aziende impegnate nei primi test sui veicoli a guida autonoma sono sorprese dalla rapidità con cui il cliente medio prende confidenza con l’auto. A volte i tempi sono strettissimi: nel giro di un’ora passa dalla tensione al relax più totale, arrivando a leggersi un libro o a riposarsi durante il viaggio. Tutto sommato, abbiamo le prove che potrebbe non essere poi così complicato risalire la china".
Sicuramente l'introduzione su vasta scala dei sistemi automatici di assistenza alla guida hanno contribuito a rassicurare gli automobilisti e a fargli comprendere quanto queste automazioni possano essere preziose per la sicurezza stradale, "le tecnologie di parcheggio assistito o l’Adaptive Cruise Control non sono poi così rari, e i sistemi in grado di vibrare o di correggere la traiettoria in caso di sbandamenti spesso sono presenti persino sulle auto a noleggio. Tutte queste soluzioni messe insieme daranno vita alla guida autonoma del futuro. Il processo di accettazione dei singoli moduli è già in atto e un giorno porterà all’accettazione dell’intero sistema. Non voglio minimizzare l’immensa portata di questo cambiamento, dico solo che abbiamo già iniziato il percorso", forse senza nemmeno rendercene conto.
Ma la diffidenza verso le nuove tecnologie è un fatto comune, avviene quasi sempre quando si introduce qualcosa di innovativo. Ad esempio è successo con "il puro e semplice cruise control - prosegue Cooley -, che ha il compito di mantenere una velocità preimpostata. Quando è stato lanciato sul mercato, la gente non si fidava". "Esistono già tecnologie sul mercato in grado di consolidare il senso di fiducia e di sicurezza che gli automobilisti nutrono nei confronti dei veicoli?", chiedono infine da Nissan. "Sì, credo esistano varie soluzioni che possono indicare al settore come esplorare questo nuovo territorio. Pensiamo agli smartphone o ai dispositivi indossabili, i cosiddetti 'wearable': queste due tecnologie stanno alzando notevolmente la posta in gioco. Permettere a servizi di assistenza di vario genere di registrare, monitorare, raccogliere e reperire dati che riguardano noi o le nostre case significa esporsi. Correre rischi. Significa introdurre nuove tecnologie nella nostra 'zona di sicurezza' analogica, dove prima eravamo noi ad avere il controllo. Abbiamo sicuramente una lezione da imparare. Quello che stiamo chiedendo ai consumatori di accettare richiede un grande esercizio di fiducia", conclude Cooley.
Questa prima parte della lunga intervista a Brian Cooley fa parte della serie di storie pubblicate da Nissan sul portale DRIVE che trattano l'argomento guida autonoma con le riflessioni di chi ci sta lavorando attivamente in tutte le sue sfaccettature, come Melissa Cefkin, antropologa e ricercatrice capo presso il centro di ricerca Nissan nella Silicon Valley, impegnata nello studio dell’interazione fra esseri umani e auto, e Tetsuya Iijima, general manager della divisione Autonomous Drive Technology Development di Nissan in Giappone.
Dunque, gli ostacoli legati alla tecnologia sembrano essere ormai superati. Resta quello più grande: convincere le persone. "La fiducia dei consumatori avrà un’importanza senza precedenti - spiega, durante la prima parte di un'intervista realizzata e pubblicata da Nissan, Brian Cooley, Editor-at-large di CNET -. Una tecnologia così non si era mai vista finora: se uno smartphone o un computer rudimentale non funzionano, non muore nessuno. Ma questo mercato è diverso: la portata di una tale rivoluzione e i rischi sono notevoli, se ne rendono conto anche i clienti. Il primo pensiero è: 'Se qualcuno si fa male?' e quello immediatamente successivo sono i costi e il valore effettivo della tecnologia".
Per far sì che la guida autonoma entri a far parte della vita quotidiana delle persone sono tre i punti chiave, secondo Cooley: "Il primo è: 'Sono bravo al volante e questa tecnologia non mi serve', chi di noi non ha mai pensato di essere perfetto e che il problema siano gli altri? Però le 35.000 vittime registrate ogni anno sulle strade degli Stati Uniti dimostrano che ancora oggi non abbiamo trovato soluzioni valide per contenere questa cifra. Quindi il primo mito da sfatare è che forse non siamo così bravi come pensiamo". "Il secondo ostacolo invece è: 'Non mi fido dei computer' - prosegue Cooley -. I clienti sono convinti che tutti i computer siano uguali e che il cruscotto del futuro sarà dotato di un elaboratore qualsiasi, Mac o Windows, con tutti i bug tipici dell’informatica low-cost. È possibile rassicurare gli scettici anche da questo punto di vista: come i sistemi di pilota automatico a bordo degli AirBus o dei Boeing, anche i computer dei veicoli a guida autonoma sono progettati espressamente per questo scopo". Infine, "il terzo è quello più difficile, l’associazione della tecnologia a una situazione di 'debolezza'. Nella vita ci sono solo due casi in cui si viene autorizzati a guidare: quando si è troppo giovani – e i genitori non vogliono – e quando si raggiunge una certa età – e i figli non vogliono. In entrambi i casi, a risentirne sono l’identità, l’autostima e la facoltà di compiere una scelta. Questo bagaglio emotivo è pesante e continua a farsi sentire".
Quanto tempo ci vorrà per superare questi ostacoli? "È difficile al momento prevedere in che direzione andrà la fiducia dei clienti - prosegue l'esperto -, perché ci sono pochissimi veicoli autonomi in circolazione, figuriamoci quelli completamente autonomi. Non possiamo ancora mettere alla prova i consumatori e chiedere il loro parere, perché non hanno abbastanza esperienza o punti di riferimento. Non posso ipotizzare quanto tempo ci vorrà, ma di sicuro non sono d’accordo con le stime dei catastrofisti, che mettono in conto interi decenni. Le aziende impegnate nei primi test sui veicoli a guida autonoma sono sorprese dalla rapidità con cui il cliente medio prende confidenza con l’auto. A volte i tempi sono strettissimi: nel giro di un’ora passa dalla tensione al relax più totale, arrivando a leggersi un libro o a riposarsi durante il viaggio. Tutto sommato, abbiamo le prove che potrebbe non essere poi così complicato risalire la china".
Sicuramente l'introduzione su vasta scala dei sistemi automatici di assistenza alla guida hanno contribuito a rassicurare gli automobilisti e a fargli comprendere quanto queste automazioni possano essere preziose per la sicurezza stradale, "le tecnologie di parcheggio assistito o l’Adaptive Cruise Control non sono poi così rari, e i sistemi in grado di vibrare o di correggere la traiettoria in caso di sbandamenti spesso sono presenti persino sulle auto a noleggio. Tutte queste soluzioni messe insieme daranno vita alla guida autonoma del futuro. Il processo di accettazione dei singoli moduli è già in atto e un giorno porterà all’accettazione dell’intero sistema. Non voglio minimizzare l’immensa portata di questo cambiamento, dico solo che abbiamo già iniziato il percorso", forse senza nemmeno rendercene conto.
Ma la diffidenza verso le nuove tecnologie è un fatto comune, avviene quasi sempre quando si introduce qualcosa di innovativo. Ad esempio è successo con "il puro e semplice cruise control - prosegue Cooley -, che ha il compito di mantenere una velocità preimpostata. Quando è stato lanciato sul mercato, la gente non si fidava". "Esistono già tecnologie sul mercato in grado di consolidare il senso di fiducia e di sicurezza che gli automobilisti nutrono nei confronti dei veicoli?", chiedono infine da Nissan. "Sì, credo esistano varie soluzioni che possono indicare al settore come esplorare questo nuovo territorio. Pensiamo agli smartphone o ai dispositivi indossabili, i cosiddetti 'wearable': queste due tecnologie stanno alzando notevolmente la posta in gioco. Permettere a servizi di assistenza di vario genere di registrare, monitorare, raccogliere e reperire dati che riguardano noi o le nostre case significa esporsi. Correre rischi. Significa introdurre nuove tecnologie nella nostra 'zona di sicurezza' analogica, dove prima eravamo noi ad avere il controllo. Abbiamo sicuramente una lezione da imparare. Quello che stiamo chiedendo ai consumatori di accettare richiede un grande esercizio di fiducia", conclude Cooley.
Questa prima parte della lunga intervista a Brian Cooley fa parte della serie di storie pubblicate da Nissan sul portale DRIVE che trattano l'argomento guida autonoma con le riflessioni di chi ci sta lavorando attivamente in tutte le sue sfaccettature, come Melissa Cefkin, antropologa e ricercatrice capo presso il centro di ricerca Nissan nella Silicon Valley, impegnata nello studio dell’interazione fra esseri umani e auto, e Tetsuya Iijima, general manager della divisione Autonomous Drive Technology Development di Nissan in Giappone.