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INTERVISTA

"Camion connessi che rivoluzione"

Parla Martin Ståhlberg, Scania, leader nel settore della guida autonoma sui veicoli pesanti

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Hanno appena presentato il primo bus al mondo in grado di sostituire una metropolitana (27 metri, a gas ed euro 6), sono i leader nella sicurezza (anche qui è appena arrivato il prima camion con airbag laterali a tendina in grado di avvolgere la cabina) e nei veicoli connessi: “Alla Scania il futuro è di casa – ci spiega Martin Ståhlberg, Senior Vice President of Commercial Operations European Region di Scania - perché la nostra sfida è proprio quella di anticipare le esigenze dei nostri clienti”.

Ståhlberg più che un manager sembra un guru alla Eleon Musk perché la visione d’insieme è il faro che comanda le sue strategie. Partiamo dalla nostra situazione: cosa servirebbe per rilanciare il settore?
“Abbiamo bisogno di aziende di trasporti che rimangano in Italia. Altrimenti se si spostano all’estero è finita: consideri che i trasporti a lungo raggio rappresentano la maggioranza delle immatricolazioni. La piccola distribuzione rappresenta una fetta piccolissima del mercato, bisogna investire nelle infrastrutture, è l’unica strada percorribile, ma non solo per il settore, per tutto il sistema Paese. Ma io non sono un politico...”.

Non è un politico ma qualche consiglio lo può dare?
“No per carità non è il mio mestiere. Sono 25 anni che lavoro in Scania, 19 dei quali in Europa, gli ultimi 6 anni in America Latina. Quello che posso dire è che all’estero l’attenzione alle infrastrutture è quasi una religione, da noi no... Così si lavora male, in tutti i settori: Scania è un player internazionale e non pensiamo solo a vendere camion o bus, ma anche offrire servizi efficienti. Anzi capovolgerei il problema: tutto comincia con un grande servizio e poi si arriva al prodotto”.

Dove comincia un buon servizio?
“Si parte dal capire quale sono le richieste dei nostri clienti. E per fare questo dobbiamo ascoltarli, a lungo”.

Ce li riassuma in uno schema.
“Direi disponibilità, affidabilità e durabilità. E poi ovviamente dobbiamo considerare i costi. Ma non da soli: se guardiamo solamente i costi, che sono comunque molto importanti, la cosa non funziona: è un’equazione che dipende da questi tre pilastri. E se il nostro staff è preparato nell’offrire questo mix abbiamo fatto centro”.

Investite molto sui veicoli a guida autonoma, ma questo il mercato non ve lo chiede di certo però.
“Ora no. Ma fra poco sì... Il mercato per ora non lo chiede, è vero. Ma siamo certi che le cose cambieranno. Un po’ come è successo per Internet. Per questo andiamo avanti, e per questo siamo all’avanguardia sulla tecnologia dei veicoli connessi. Ed anche per questo abbiamo equipaggiato tutti i nostri veicoli con i sistemi di connettività. Ad oggi siamo a quota 250 mila veicoli dotati di questa connettività”.

Il vantaggio per i clienti?
“Infiniti, potremmo parlare per ore. Si parte dalla gestione dei viaggi sulle lunghe distanze, dalla sicurezza, dalla gestione delle città, dalle infrastrutture. Se guardiamo le lunghe distanze, i Tir che guidano in Europa sono vuoti per il 40%. E questo è un simbolo di grande inefficienza. Quindi il potenziale di lavoro sulla connettività è enorme: immaginate di avere una centrale unica di gestione dei trasporti. In America sarebbe più difficile farlo funzionare, ma in Italia no perché ci sono più possibilità per trasporti a livello europeo”.

Cosa significa questo per i tanti piccoli imprenditori italiani?
“Vantaggi enormi per la connessione: se si riuscisse ad avere un flusso unico di informazioni, si diventerebbe tutti più forti. Una garanzia di stabilità e crescita”.

E dal punto di vista della sicurezza, la connessione che vantaggi potrebbe portare?
“Ci sono molti aspetti che possiamo usare per aumentare la sicurezza stradale. Chiaramente partiamo dal prodotto. La tecnologia all’interno del prodotto stesso, il sistema frenante, il sistema di frenata automatica, il controllo di carreggiata, i controlli della velocità, e altri sistemi per evitare gli incidenti.
Ribadisco che è sempre più importante prevenire che curare: gli incidenti vanno evitati, quindi si lavora soprattutto sulla sicurezza attiva, ma senza dimenticare quella passiva. Non a caso siamo i primi – e gli unici – ad avere l’airbag laterale a tendina che avvolge tutta la cabina di guida. Però il fatto di cui andiamo più fieri è quello di essere riusciti – con un lavoro enorme – a ridurre ulteriormente lo spazio di frenata, la differenza fra fare un incidente ed evitarlo”.

I camionisti però si portano appresso il classico luogo comune di essere sempre ‘brutti, sporchi e cattivi’. Cosa fare per migliorare l’immagine?
“Non sono d’accordo con l’immagine del camionista dipinto in questo modo. Oggi è cambiato il mondo: serve una professionalità particolare. E le competenze necessarie per guidare un camion moderno e connesso sono molto particolari. In ogni caso lavoriamo sodo per il progetto di formazione degli autisti 2.0. Un plus di Scania che non finisce con la consegna del mezzo: diamo assistenza anche dopo, su come viaggiare in modo più sicuro, su come evitare gli ingorghi, su cosa fare in caso di incidenti”.

Ma questa connettività si può portare anche sui vecchi mezzi?
“Tutti i veicoli Scania prodotti dal 2008 a oggi si possono connettere. E in Italia siamo già a oltre 7500 mezzi messi in rete. Un bel primato. Certo, se si arrivasse a sostituire i vecchi tir con i nuovi cambierebbe tutto. Ma è una rivoluzione che andrebbe fatta per motivi di sicurezza, di ambiente, senza incentivi. Di certo oggi possiamo contare sulla rete di camion e bus più efficienti del mondo. E siamo in grado di rispondere alle esigenze dei nostri clienti giorno dopo giorno, arrivando perfino a collaborare con autorità locali, proprio come abbiamo fatto a Cartagena, in America Latina, dove abbiamo rivoluzionato il trasporto pubblico”.

E tutta questa strategia poi alla fine si traduce anche in straordinari numeri di vendita. O no?
“Certo, è l’atto finale della nostra strategia. Il mercato Europeo ha chiuso il 2016 con numeri altissimi: 300 mila immatricolazioni. Significa un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. In questo scenario, noi abbiamo raggiunto una quota di mercato del 16.6%. L’Italia ha registrato 17.500 immatricolazioni con un 45% di aumento. Una cosa straordinaria, che va al di là del record storico di crescita...”.