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Design e aggressività, Brancaccio: "L'auto rimane un mondo maschile"

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Auto, design e aggressività: perché fra queste tre parole c’è un legame così stretto?
“Le donne - spiega Massimiliano Brancaccio, Art director in Tbwa - guidano le macchine da pochi anni rispetto all’uomo e ancora nella scelta della macchina sono tutti uomini quelli che fanno questo mestiere. Il mercato è fatto dall’uomo per l’uomo, anche quando è pensato per una donna, e quindi le caratteristiche estetiche della macchina rispecchiano i valori del “maschio alfa”, vale a dire la potenza, la forza, insomma i valori atavici. L’uomo deve essere forte, virile, rude, deciso, esattamente come sono le macchine, perché lui vuole sentirsi così e quindi sceglie una macchina per come vorrebbe sentirsi. Il mercato, anche per le auto femminili (penso alle utilitarie, meno aggressive) viene pensato per le donne credendo che loro abbiano bisogno di un’auto meno brutale, violenza. Anche i disegnatori, i più famosi, sono tutti uomini, dunque tutto quello che riguarda l’automobile rispecchia l’uomo, l’idea dell’uomo di come si sta al mondo”.

Come influisce tutto questo sul comportamento automobilisti?
“Penso alla scelta del SUV: è una macchina maschile, quando sei più alto ti senti forte, perché domini rispetto agli altri. Alle donne questa macchina dà sicurezza, ti sembra di essere quasi su un carrarmato e quindi si sentono più sicure e per gli uomini il SUV esprime un concetto di virilità”.

Ci sono case automobilistiche che fanno eccezione?
“Poche case non comunicano aggressività: Volvo è che ha sempre puntato su confort e sicurezza, ha puntato su altri valori, pur avendo motori abbastanza potenti. Certo, non possono produrre una macchina che non faccia i 200 chilometri l’ora, anche se i limiti di velocità che ci impongono sono sui 140. E’ un po’strano, no? E questo perché l’uomo vuol essere veloce, performante, virile, al passo con i tempi. I limiti di velocità che ci impongono sono un controsenso, sono più bassi dell’effettiva possibilità della macchina, perché, essendo comandato dall’uomo il mercato, è l’uomo che cerca potenza, virilità, arroganza”.

Anche l’acquisto dell’auto è pilotato dall’uomo?
“In genere quando si sceglie un’auto in famiglia è sempre l’uomo che dice “no, aspetta che questa ha questo motore, è diesel”, cose così. L’uomo si sente più tecnico e la donna guarda più l’aspetto estetico, la linea, il confort, e nell’acquisto si è ancora legati al fatto che l’uomo “se ne intenda di più”, come se ci capisse di più di meccanica, e quindi essendo l’auto un pezzo meccanismo… Ma se ci pensiamo bene anche la lavatrice è un mezzo meccanico, eppure, non so perché, ma quando si acquista un elettrodomestico la donna sceglie quello che vuole mentre quando si acquista la macchina è sempre l’uomo che fornisce suggerimenti. Anche i concessionari, e persino i clienti del mondo dell’auto che lavorano per noi, sono uomini: ovunque ti giro incontri ambienti molto maschili e maschilisti. Se sei una donna o ti adegui, anche nel modo di relazionarti con gli altri, o vieni un po’ schiacciata, perché è un mondo ancora molto ancorato a una vecchia concezione della donna, un retaggio del passato”.

Come immagini la auto del futuro?
“Prima o poi arriverà la prima donna pilota in Formula Uno e le cose si ribalteranno, avremo macchine più dolci e confortevoli e meno aggressive e questa forse sarà la tendenza del futuro. Tra un po’ ci saranno anche le auto senza conducente e magari la linea sarà solo funzionale: dovendola guidare un robot magari il cliente la sceglierà perché si sente più comodo o perché a bordo di quel veicolo può sentire meglio la musica. Speriamo”.