Le auto a guida autonoma sono sempre più vicine. Ricerca, sviluppo e test compiono passi avanti ogni giorno. La sfida principale è insegnare alle macchine a “ragionare” per renderle il più sicure e affidabili possibile. Sensori e videocamere – che sono le orecchie e gli occhi dell’auto – raccolgono i dati che devono poi essere letti ed elaborati nel modo corretto dal cervello elettronico della vettura, fatto di hardware e software. Ma anche la meccanica ha il suo peso. Tra i big del settore, chi è più coinvolto in questa ricerca senza sosta è Bosch, marchio leader nell’automotive, che produce la maggior parte dei componenti montati sulle auto a guida autonoma. Partiamo dai sensori: oltre a quelli radar con informazioni a 360 gradi e capacità fino a 250 metri di distanza, video con telecamera stereoscopica ad alta risoluzione, misurazione 3D e occhio fino a 50 metri, e ad ultrasuoni, con vista fino a 6 metri, particolarmente utili a basse velocità e nelle manovre di parcheggio, Bosch utilizza anche quelli con tecnologia lidar. Tutta questa gamma di “lettori” montati sul veicolo “si completano a vicenda molto bene e combinano i dati per assicurare un riconoscimento affidabile dell’ambiente circostante”, spiegano i tecnici del marchio tedesco.
Altro punto fondamentale della sfida per la “driverless car” è l’interconnessione tra veicoli, che devono saper “parlare” tra di loro in modo da creare una rete di comunicazione digitale utile a mappare la realtà. Per rispondere a questa esigenza, Bosch ha messo a punto, tra l’altro, il “Connected Horizon”, sistema che connette i veicoli automatizzati tra di loro e gli permette di vedere oltre, fornendo un’anteprima dinamica del percorso e consentendo così al software di adattare lo stile di guida alle esigenze del tracciato. “Per esempio – spiegano da Bosch -, i veicoli connessi vengono avvertiti in anticipo dei punti di pericolo prima di una curva cieca o della sommità di una collina e possono rallentare per prepararsi”. Poi, dal punto di vista meccanico, c’è l’Electric Power Steering (EPS), che entra in funzione in caso di avaria e consente al guidatore umano o al sistema automatico “di minimizzare il rischio pur mantenendo un supporto allo sterzo elettrico di circa il 50%”. Non meno importante il Sistema elettronico di stabilità (ESP), già presente su quasi tutti i veicoli contemporanei. “Anche il sistema elettronico di stabilità svolge un ruolo essenziale nella guida autonoma – sottolineano da Bosch -. Delegare la responsabilità della guida al veicolo richiede che i sistemi critici per la sicurezza, come i freni, soddisfino requisiti speciali. Per avere il massimo controllo di questi sistemi in caso di guasto, è necessario creare ridondanza nel sistema come forma di protezione”.
E proprio in nome della massima sicurezza, il sistema ESP lavora in sinergia con il servofreno elettromeccanico iBooster “che può operare senza la generazione di vuoto da parte del motore a combustione interna e rimane attivo durante la guida a trazione elettrica, soddifando i requisiti dei moderni sistemi frenanti – specificano dal colosso tedesco -. Nell’iBooster, il sensore di corsa del pedale integrato registra l’attivazione del pedale del freno e la trasmette all’unità di controllo. L’unità di controllo calcola il segnale di attivazione per il motore elettrico che utilizza una trasmissione a due fasi per convertire la propria coppia nella potenza ausiliaria necessaria. In un cilindro principale standard, la potenza fornita dal booster viene trasformata in pressione idraulica”.
Infine, sono fondamentali i sistemi di navigazione e l’interfaccia uomo-macchina.“Senza mappe aggiornate ad alta risoluzione non può esistere guida autonoma – aggiungono ancora dal quartier generale -. Le mappe forniscono ai veicoli informazioni sui cambiamenti delle condizioni del traffico, come ingorghi o cantieri, che non rientrano nell’area che può essere monitorata dai sensori a bordo. I sensori radar e video di Bosch catturano e trasmettono importanti dati sul traffico in tempo reale per la creazione di mappe ad alta risoluzione per la guida autonoma”, mentre per quanto riguarda il dialogo tra mezzo e uomo, “il guidatore deve essere in grado di comprendere e utilizzare intuitivamente il sistema. Con i suoi innovativi strumenti di visualizzazione, Bosch sta già offrendo soluzioni promettenti anche in questo campo: il quadro comandi TFT, per esempio, offre la massima flessibilità nell’elaborazione combinata con l’eccezionale chiarezza. Utilizzando gli HUD, Bosch posiziona direttamente nel campo visivo del guidatore informazioni come velocità, suggerimenti di navigazione e avvisi. Queste informazioni vengono visualizzate e proiettate a una distanza di circa 2 metri davanti al veicolo ‘fondendosi’ con l’ambiente circostante”, concludono da Bosch. La guida autonoma è dietro l’angolo.
Altro punto fondamentale della sfida per la “driverless car” è l’interconnessione tra veicoli, che devono saper “parlare” tra di loro in modo da creare una rete di comunicazione digitale utile a mappare la realtà. Per rispondere a questa esigenza, Bosch ha messo a punto, tra l’altro, il “Connected Horizon”, sistema che connette i veicoli automatizzati tra di loro e gli permette di vedere oltre, fornendo un’anteprima dinamica del percorso e consentendo così al software di adattare lo stile di guida alle esigenze del tracciato. “Per esempio – spiegano da Bosch -, i veicoli connessi vengono avvertiti in anticipo dei punti di pericolo prima di una curva cieca o della sommità di una collina e possono rallentare per prepararsi”. Poi, dal punto di vista meccanico, c’è l’Electric Power Steering (EPS), che entra in funzione in caso di avaria e consente al guidatore umano o al sistema automatico “di minimizzare il rischio pur mantenendo un supporto allo sterzo elettrico di circa il 50%”. Non meno importante il Sistema elettronico di stabilità (ESP), già presente su quasi tutti i veicoli contemporanei. “Anche il sistema elettronico di stabilità svolge un ruolo essenziale nella guida autonoma – sottolineano da Bosch -. Delegare la responsabilità della guida al veicolo richiede che i sistemi critici per la sicurezza, come i freni, soddisfino requisiti speciali. Per avere il massimo controllo di questi sistemi in caso di guasto, è necessario creare ridondanza nel sistema come forma di protezione”.
E proprio in nome della massima sicurezza, il sistema ESP lavora in sinergia con il servofreno elettromeccanico iBooster “che può operare senza la generazione di vuoto da parte del motore a combustione interna e rimane attivo durante la guida a trazione elettrica, soddifando i requisiti dei moderni sistemi frenanti – specificano dal colosso tedesco -. Nell’iBooster, il sensore di corsa del pedale integrato registra l’attivazione del pedale del freno e la trasmette all’unità di controllo. L’unità di controllo calcola il segnale di attivazione per il motore elettrico che utilizza una trasmissione a due fasi per convertire la propria coppia nella potenza ausiliaria necessaria. In un cilindro principale standard, la potenza fornita dal booster viene trasformata in pressione idraulica”.
Infine, sono fondamentali i sistemi di navigazione e l’interfaccia uomo-macchina.“Senza mappe aggiornate ad alta risoluzione non può esistere guida autonoma – aggiungono ancora dal quartier generale -. Le mappe forniscono ai veicoli informazioni sui cambiamenti delle condizioni del traffico, come ingorghi o cantieri, che non rientrano nell’area che può essere monitorata dai sensori a bordo. I sensori radar e video di Bosch catturano e trasmettono importanti dati sul traffico in tempo reale per la creazione di mappe ad alta risoluzione per la guida autonoma”, mentre per quanto riguarda il dialogo tra mezzo e uomo, “il guidatore deve essere in grado di comprendere e utilizzare intuitivamente il sistema. Con i suoi innovativi strumenti di visualizzazione, Bosch sta già offrendo soluzioni promettenti anche in questo campo: il quadro comandi TFT, per esempio, offre la massima flessibilità nell’elaborazione combinata con l’eccezionale chiarezza. Utilizzando gli HUD, Bosch posiziona direttamente nel campo visivo del guidatore informazioni come velocità, suggerimenti di navigazione e avvisi. Queste informazioni vengono visualizzate e proiettate a una distanza di circa 2 metri davanti al veicolo ‘fondendosi’ con l’ambiente circostante”, concludono da Bosch. La guida autonoma è dietro l’angolo.