Terminate le riprese di Fortapàsc, raccontano Paolo Siani e Paolo Miggiano, assieme all’amministrazione comunale di Napoli, fu deciso di trasformare la Méhari di Giancarlo in un monumento alla legalità, con tanto di concorso di idee promosso tra giovani designer ed architetti. «Ma Giancarlo voleva che la sua Méhari continuasse a girare», ripete Paolo Siani, così quando la vettura tornò al Vomero per essere utilizzata in un progetto divulgativo rivolto principalmente alle scuole del napoletano, tutti riconobbero «l’auto del Giornalista» e una volta ancora la Méhari ripercorse l’itinerario quotidiano di Giancarlo: da casa sua al Vomero sino al garage del Mattino, il giornale dove lavorava.
Da allora, la Méhari non s’è più fermata: è stata a Roma, alla Camera e al Senato, è arrivata fino a Bruxelles, davanti al Parlamento Europeo, dove Martin Schulz ha voluto pronunciare un bellissimo discorso contro le mafie e contro ogni condizionamento dell’informazione: la Méhari verde di Giancarlo Siani come simbolo di libertà e d’indipendeza, la Méhari che neanche la mafia ha saputo fermare.
La Méhari di Siani resterà esposta in centro a Viterbo, sulla splendida terrazza di piazza del Plebiscito sino al 15 luglio prossimo.
DI MAURIZO MARINI
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