PALERMO - Lui, il senatore Vincenzo Gibiino, è presidente del Ferrari Club Italia dal 2012 e possiede un numero imprecisato di bolidi di Maranello. Due, si dice. "Informazione inesatta", sottolinea. Quel che è certo è che gli autovelox non gli vanno giù. "Impongono assurde restrizioni e servono solo ai Comuni per fare cassa". Così Gibiino, forzista 52enne di Catania, ha deciso di presentare un'interrogazione ai ministeri dei Trasport e dell'Interno. "Non dico di abolirli ma di regolamentarne l'uso. In questo modo non si può andare avanti".
La rivolta dei ricchi, direbbe qualcuno.
"Macché. Il problema è molto sentito nel Paese. Ci sono strade, specie nella mia Sicilia, in cui puoi andare non dico a 200 chilometri all'ora ma a 90 sì. E invece mettono il limite a 30 e ti arriva la multa se vai a 45. Tutto perché i Comuni, specie d'estate, devono fare cassa".
Via gli autovelox.
"No. Però un problema esiste e allora parliamone. In Italia gli enti locali incassano 1,7 miliardi l'anno di multe per infrazioni al codice della strada. Quattrocento milioni li prende il solo Comune di Roma amministrato dalla Raggi. E io, per darle forza, ho fatto condividere la mia interrogazione ad alcuni colleghi grillini. Almeno quelle somme utilizziamole, come dice il codice, per interventi di manutenzione".
Fra i 500 soci del Ferrari club il suo sarà un atto popolare.
"Macché: la maggior parte di noi corre in pista, non in strada. Però è ovvio, l'autovelox a 30 o a 50 all'ora dà fastidio a tutti".
Lei la sua Ferrari 430 la teneva ferma nel parcheggio di Fiumicino, per evitare di sollevare polemiche girando per Roma con un'auto di lusso.
"Volevamo incastrarmi".
Come?
"Guardi, nel 2012, prima delle elezioni, alcuni deputati dell'allora Pdl volevano mettermi in cattiva luce davanti a Berlusconi. E fecero uscire questa notizia per accreditare la tesi che io volessi passare con Montezemolo, che allora si diceva dovesse scendere in campo. Ma io, semplicemente, lasciai la macchina a Fiumicino per un po' di tempo perché non era disponibile il mezzo per trasportarla".
Berlusconi la candidò lo stesso.
"Certo. E sono sicuro che oggi condivide la mia interrogazione contro le multe facili".
La rivolta dei ricchi, direbbe qualcuno.
"Macché. Il problema è molto sentito nel Paese. Ci sono strade, specie nella mia Sicilia, in cui puoi andare non dico a 200 chilometri all'ora ma a 90 sì. E invece mettono il limite a 30 e ti arriva la multa se vai a 45. Tutto perché i Comuni, specie d'estate, devono fare cassa".
Via gli autovelox.
"No. Però un problema esiste e allora parliamone. In Italia gli enti locali incassano 1,7 miliardi l'anno di multe per infrazioni al codice della strada. Quattrocento milioni li prende il solo Comune di Roma amministrato dalla Raggi. E io, per darle forza, ho fatto condividere la mia interrogazione ad alcuni colleghi grillini. Almeno quelle somme utilizziamole, come dice il codice, per interventi di manutenzione".
Fra i 500 soci del Ferrari club il suo sarà un atto popolare.
"Macché: la maggior parte di noi corre in pista, non in strada. Però è ovvio, l'autovelox a 30 o a 50 all'ora dà fastidio a tutti".
Lei la sua Ferrari 430 la teneva ferma nel parcheggio di Fiumicino, per evitare di sollevare polemiche girando per Roma con un'auto di lusso.
"Volevamo incastrarmi".
Come?
"Guardi, nel 2012, prima delle elezioni, alcuni deputati dell'allora Pdl volevano mettermi in cattiva luce davanti a Berlusconi. E fecero uscire questa notizia per accreditare la tesi che io volessi passare con Montezemolo, che allora si diceva dovesse scendere in campo. Ma io, semplicemente, lasciai la macchina a Fiumicino per un po' di tempo perché non era disponibile il mezzo per trasportarla".
Berlusconi la candidò lo stesso.
"Certo. E sono sicuro che oggi condivide la mia interrogazione contro le multe facili".