Motori

L'auto diventa social

Secondo un'indagine Talkwalker i nuovi media cambiano le scelte dei giovani

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Nessuno si sarebbe aspettato che il 90% dei ragazzi di oggi - questa è la percentuale dei giovani sui social network - fossero potenzialmente più esposti dei loro papà alle informazioni dei nuovi modelli di auto. Eppure è così. I “social” sono a tutti gli effetti un nuovo medium e quasi tutti i millennials – i nati tra il 1980 e l’inizio dei 2000 – ne fanno uso per informarsi, per intrattenersi, per gioco. Per l’automobile, un sogno ad aperti.

Il settore, che ha visto più volte incombere il rischio che i giovanissimi rimanessero piuttosto disinteressati alle quattro ruote - considerando che è ancora il pubblico con meno capacità d’acquisto - oggi li vede come il segmento in più rapida crescita su cui poter finalmente tornare ad investire come una volta. Non solo.

Secondo una ricerca di Talkwalker, nel 2020 arriveranno a coprire il 40% delle vendite. Ecco allora, che a distanza di anni, quelle aziende che prima cercavano visibilità investendo soltanto su giornali tv e radio, si sono messe alla ricerca di consensi e interazioni sul web, con l’obiettivo primario di incuriosire, conquistare e creare tanti “brand Ambassador”: il 63% dei millennials è più propenso a comprare vetture di marchi presenti sui social, in quanto possono conoscerli quotidianamente e condividerne i valori. Una volta nella cerchia dei follower, arriva al 71% la percentuale di consumatori con maggiori probabilità di acquisto. Chi smanetta su Facebook, Twitter, Instagram? Il target è in predominanza maschile, specie per i marchi Alfa Romeo (79%), Ferrari (79%), e Kia (78%).

Fa eccezione Mini, che vanta quasi una parità di genere (43.3% Femminile / 56.7 Maschile). Ciò che stupisce nell’ambito motori è l’argomento principale: la velocità, parametro che gli automobilisti cercano maggiormente. Più di consumi, accelerazione, design. Nella ricerca, inoltre, forte è l’interesse segnalato per le vetture elettriche che grazie soprattutto a Twitter hanno assunto un’immagine estremamente positiva. Qui il merito principale va al CEO di Tesla Elon Musk sempre attivo sulla piattaforma. Secondo Trendwalker, che dal 23 luglio al 19 agosto 2017 ha messo a confronto le aziende che si stanno dando più da fare sulla rete, qui la Casa americana si trova in cima al podio dell’engagement (like, retweet, menzioni e impression), anche ovviamente per il lancio a luglio della Model 3, per cui è stato organizzato un vero evento live social. Un “successo” simile, del resto, due anni fa, lo raccolse Volkswagen, allo scoppio del dieselgate: da allora sotto i riflettori, arrivò a collezionare milioni di follower (oggi 31 milioni), mantenendo ancora un grande distacco dalla concorrenza.

Per quanto riguarda Instagram, invece, in cima alla top ten troviamo Mercedes (engagement). Assieme ad Audi, BMW, Lamborghini, Ferrari e Porsche, concepisce l’app come un’estensione dello show room, un luogo ideale per i prodotti di lusso: con una foto riesce a totalizzare 847.171 mi piace in un solo giorno.

L’auto fa ancora sognare? Sembra proprio di sì… Ma non è tutto oro quel che luccica. In questo meccanismo fatto di hashtag, foto, e tag rimane impossibile supporre quale sia l’auto preferita in assoluto.

I brand possono avere più follower ma meno engagement, dunque meno interazione con gli utenti, oppure il contrario. Inoltre, un accenno va fatto all’influencer marketing, fenomeno per cui tanti personaggi popolari puntano a veicolare la propria opinione in rete, senza far capire ai propri follower che di mera pubblicità si tratta: sono sponsor mascherati ma periodicamente molto efficaci, tanto che il girone è ormai nel mirino dell’Antitrust. Infine, se il web aiuterà, come presumibile, ad incrementare le vendite, sappiate che è il 69% dei millennials a pensare di perdere continuamente opportunità quando vede amici condividere le loro nuove auto sui network… Ne esce incolume, forse, chi ritiene questi nuovi media, agorà del nuovo secolo, essenziali per sviluppare le auto del futuro «Abbiamo abolito il “target costumer”.