Il più recente record di velocità stradale con un’auto di serie è opera della Koenigsegg Agera RS che ha registrato ufficialmente i 444 km/h e ha strappato il primato alla Bugatti Chiron. Per il momento. Quello dei record di velocità è infatti un settore molto attivo. Da sempre l’uomo è stato affascinato dal mito della velocità e proprio la ricerca del primato ha contribuito non poco all’evoluzione tecnologica. Sin dagli albori dell’automotive. Il primo record di velocità stradale della storia dell’automobilismo mondiale è datato infatti 1898. E l’aspetto curioso è che è stato raggiunto da un’auto con motore elettrico. Certo, parliamo di un veicolo ben lungi dal concetto odierno di auto, e modificata appositamente per lo scopo, ma già all’epoca si sperimentava la propulsione elettrica, che era più performante rispetto ai primi motori a combustione interna.
L’8 dicembre 1898 la “Jeantaud Duc”, vettura scoperta dalle forme classiche in stile “carrozza”, guidata dal conte Gaston de Chasseloup-Laubat, viene lanciata a tutta velocità ad Achères, in Francia, e arriva a toccare i 63,158 km/h. Un razzo per quegli anni, con un motore in grado di sviluppare una potenza di 37 cavalli – a confronto con una potenza massima che arrivava a malapena a 5 cavalli per i motori a combustione interna – che segna l’inizio dell’avventura alla ricerca della velocità. L’anno successivo, Camille Jenatzy, altro pioniere delle corse automobilistiche, sfida il conte Chasseloup e tocca i 66,667 km/h, ma lo stesso giorno Chasseloup si riprende il primato – sempre con lo stesso mezzo elettrico a batterie ulteriormente perfezionato – e arriva a toccare i 70,312 km/h. Il record è di nuovo suo.
Ma la sfida era ormai iniziata: dopo appena 3 mesi, il 29 aprile 1899, Jenatzy ci riprova a bordo de “La Jamais Contente” (L’incontentabile), profondamente modificata, con carrozzeria dalle forme più aerodinamiche, scocca in lega leggera e due motori da 34 CV. E ci riesce. Infrange per la prima volta il muro dei 100 km/h di velocità su strada, arrivando a toccare i 105,882 km/h. Un’impresa eroica – quasi folle – per quel periodo, basti pensare che le ruote anteriori della vettura protagonista del record erano prive di freni e il pilota non aveva alcuna protezione.
Con il nuovo secolo i primati si susseguono a ritmi forsennati: il 13 aprile 1902 L. Serpollet supera i 120 km/h a bordo di una “Oeuf de Pasques” con motore a vapore 4 cilindri in linea. Poi ecco la riscossa dei motori a combustione: lo stesso anno, il 5 agosto, W. Vanderbild raggiunge i 122 km/h a bordo di una “Mors Z” con motore a combustione interna 4 cilindri in linea. E dopo nemmeno due anni arriva Ford che con la sua Arrow tocca addirittura i 147 km/h. Da allora lo sviluppo dei propulsori e lo studio dell’aerodinamica alla ricerca della velocità non si è mai fermata.
Questi e tutti gli altri record di velocità, suddivisi per tipo di propulsione, sono raccontati nel volume “La più veloce. Breve storia dei record mondiali di velocità” di Giancarlo Genta, Massimo Grandi e Lorenzo Morello, pubblicato dalla Libreria Automotoclub Storico Italiano di Torino. Pagina dopo pagina, attraverso una narrazione ricca di dettagli tecnici e aneddoti, si possono ripercorrere le tappe fondamentali della storia della ricerca della velocità. Con ogni mezzo.
L’8 dicembre 1898 la “Jeantaud Duc”, vettura scoperta dalle forme classiche in stile “carrozza”, guidata dal conte Gaston de Chasseloup-Laubat, viene lanciata a tutta velocità ad Achères, in Francia, e arriva a toccare i 63,158 km/h. Un razzo per quegli anni, con un motore in grado di sviluppare una potenza di 37 cavalli – a confronto con una potenza massima che arrivava a malapena a 5 cavalli per i motori a combustione interna – che segna l’inizio dell’avventura alla ricerca della velocità. L’anno successivo, Camille Jenatzy, altro pioniere delle corse automobilistiche, sfida il conte Chasseloup e tocca i 66,667 km/h, ma lo stesso giorno Chasseloup si riprende il primato – sempre con lo stesso mezzo elettrico a batterie ulteriormente perfezionato – e arriva a toccare i 70,312 km/h. Il record è di nuovo suo.
Ma la sfida era ormai iniziata: dopo appena 3 mesi, il 29 aprile 1899, Jenatzy ci riprova a bordo de “La Jamais Contente” (L’incontentabile), profondamente modificata, con carrozzeria dalle forme più aerodinamiche, scocca in lega leggera e due motori da 34 CV. E ci riesce. Infrange per la prima volta il muro dei 100 km/h di velocità su strada, arrivando a toccare i 105,882 km/h. Un’impresa eroica – quasi folle – per quel periodo, basti pensare che le ruote anteriori della vettura protagonista del record erano prive di freni e il pilota non aveva alcuna protezione.
Con il nuovo secolo i primati si susseguono a ritmi forsennati: il 13 aprile 1902 L. Serpollet supera i 120 km/h a bordo di una “Oeuf de Pasques” con motore a vapore 4 cilindri in linea. Poi ecco la riscossa dei motori a combustione: lo stesso anno, il 5 agosto, W. Vanderbild raggiunge i 122 km/h a bordo di una “Mors Z” con motore a combustione interna 4 cilindri in linea. E dopo nemmeno due anni arriva Ford che con la sua Arrow tocca addirittura i 147 km/h. Da allora lo sviluppo dei propulsori e lo studio dell’aerodinamica alla ricerca della velocità non si è mai fermata.
Questi e tutti gli altri record di velocità, suddivisi per tipo di propulsione, sono raccontati nel volume “La più veloce. Breve storia dei record mondiali di velocità” di Giancarlo Genta, Massimo Grandi e Lorenzo Morello, pubblicato dalla Libreria Automotoclub Storico Italiano di Torino. Pagina dopo pagina, attraverso una narrazione ricca di dettagli tecnici e aneddoti, si possono ripercorrere le tappe fondamentali della storia della ricerca della velocità. Con ogni mezzo.