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Sicurezza stradale? Del tutto assente dai programmi politici

Nella campagna elettorale in corso non c'è traccia di un impegno a favore della riduzione delle vittime sulle nostre strade. La denuncia dell'Asaps

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La sicurezza stradale non interessa i nostri politici. Mai come quest’anno stiamo assistendo a una campagna elettorale all’insegna di chi spara le “bufale” più grosse e dagli scenari quanto mai incerti. Vicende politiche alle quali i cittadini assistono inermi con un senso di malcelata rassegnazione, sempre più serpeggiante.
E se nella precedente tornata elettorale non erano mancate le prese di posizione e le promesse di miglioramento della sicurezza stradale, nei più svariati proclami di quest’anno dell’argomento che eppure riguarda migliaia di vite umane e di costi sociali non indifferenti, non si trova traccia.

Questa grave mancanza non è sfuggita all’Associazione sostenitori amici polizia stradale che non ha mancato di sottolinearla attraverso le infuocate parole del suo presidente:
 
“Se c’è una materia nella quale le tante promesse elettorali non verranno sicuramente deluse è la sicurezza stradale – esordisce Giordano Biserni, presidente Asaps – Perché verrà attuato quanto promesso? No, semplicemente perché nei programmi dei vari partiti non si parla affatto di sicurezza stradale, ma al massimo di sicurezza in generale e in modo abbastanza confuso. Neppure negli interventi dei leader dei partiti nei talk show e tribune politiche abbiamo mai sentito pronunciare le parole “sicurezza stradale” con qualche straccio di proposta. Zero! Quindi come potremo rimanere delusi della mancata attuazione di un programma inesistente? Diciamolo chiaramente la sicurezza stradale, dopo l’approvazione della legge sull’Omicidio stradale, è scivolata molto in basso nell’agenda politica del Paese, anzi è quasi scomparsa del tutto”.
 
“Ma c’è ancora bisogno di occuparsi di sicurezza stradale? Beh se non viene preso in considerazione un problema che causa ancora 9 morti e oltre 700 feriti tutti i giorni sulle strade,  c’è proprio da preoccuparsi – incalza Biserni – Ma avevamo già capito da tempo  la piega del disinteresse sulla materia. Su quali basi? La politica si è defilata completamente, basti pensare che la riforma del CdS approvata alla Camera l’8 ottobre 2013 è andata poi ad infrangersi nelle secche delle commissioni del Senato senza vedere la luce nei 4 anni successivi di questa legislatura. Le proposte per approvare norme più severe per l’indiscriminato e incontenibile utilizzo del cellulare alla guida – la “sbornia del terzo millennio” – con la previsione finalmente della sospensione della patente alla prima violazione, lanciate prima in estate e poi con l’inserimento delle modifiche nella legge di stabilità, hanno trovato un muro. Potremmo continuare evidenziando come le scellerate scelte politiche degli ultimi 10 anni hanno indebolito fortemente gli organici delle forze di polizia e hanno portato la polizia italiana a conseguire il record europeo dell’anzianità media, sui 47/50 anni”.
 
Il problema della carenza delle forze dell’ordine sulla nostra rete stradale è forse tra quelli di maggior peso per le sue ripercussioni negative e secondo l’Asaps, le pattuglie della Polizia Stradale, dal 2008 al 2017, sulle statali e provinciali (dove si registra il numero maggiore di vittime) sono passate da 287.605 a 229.987, ovvero 63.724 in meno all’anno  con un calo del 21,7%, è come togliere dalle strade 174 pattuglie al giorno.
 
“Con la messa sotto “esame” continuo degli strumenti di accertamento della velocità e dell’alcol – conclude il presidente dell’Asaps – col calo costante delle pattuglie, con una rete stradale che su alcune statali è a sua volta produttrice di fattori di rischio, crediamo che l’obiettivo dell’UE di un ulteriore calo del 50% dei morti sulle strade dal 2010 al 2020, ormai lo possiamo archiviare. Aggiungiamo poi che il PNSS dal 2014 al 2020 non è finanziato e anche la indispensabile riforma delle Polizie Locali non sembra trovare convinti sostenitori. Intanto la politica ha altro da fare che occuparsi di questi 3.283 morti all’anno sulle strade che si ostinano a non calare. Ci rimane solo la consolazione che almeno le promesse elettorali in questo caso  non verranno tradite solo e semplicemente perché i politici non le hanno neppure fatte”.
 
Forse c’è ancora tempo per offrire ai cittadini delle proposte concrete in grado di dimostrare l’impegno personale e del partito di appartenenza nella lotta a questa piaga che ci affligge e che non accenna a diminuire.
Impegnandosi seriamente qualche elettore si potrebbe convincere che non sono solo promesse elettorali e magari così appoggiare, con la propria preferenza, il candidato o la lista sostenitrice di un programma valido nel campo della sicurezza stradale, o forse la materia non è valutata dagli strateghi della politica come un “serbatoio di voti” sufficientemente importante? Di sicuro resta l’amarezza per un’ennesima occasione persa. (m.r.)