ROMA - C’è un punto che sembra mettere d’accordo l’intera comunità scientifica del settore automotive: per far sì che la transizione all’elettrico sia definitiva occorre rendere sostenibili al cento per cento le batterie delle auto. Vuol dire che alle case automobilistiche manca quell’ultimo passo per rendere la produzione di batterie al litio più rapida e più rispettosa del clima. Ultimo passo su cui un brand come Audi sta lavorando moltissimo. Ma andiamo con ordine.
Va chiarito anzitutto che le batterie al litio hanno una densità energetica superiore rispetto a quelle alcaline, e attualmente sono utilizzate nell’industria automobilistica, in quella informatica e in quella dell’elettronica in generale. Ma cos’è il litio? Da un po’ di tempo viene chiamato “oro bianco”, perché il suo prezzo è raddoppiato nel giro di due anni. Viene estratto dal mare, soprattutto in Sud America, e sulla Terra ce ne sono 43 milioni di tonnellate. Per ottenere il carbonato di litio bisogna perforare le saline con conseguente pompaggio in superficie di salamoia ricca di sali minerali. Questa salamoia viene quindi fatta evaporare e i sali filtrati per estrarre il carbonato di litio. Il tutto dura dai 18 e 24 mesi.
Il punto quindi sta nella capacità di estrarre e riutilizzare gli elementi preziosi contenuti in una batteria quando il suo ciclo di vita è terminato. Ed è proprio il riciclo delle batterie dismesse uno degli obiettivi fondamentali per Audi.
Dicevamo che le batterie al litio hanno una densità energetica superiore rispetto a quelle alcaline. Una delle possibili evoluzioni riguarda dunque l’aumento di questa densità, riducendo le dimensioni e diminuendo sia la quantità di litio e sia l’uso di componenti rari e costosi come il cobalto.
Fra le varie soluzioni che si stanno affacciando c’è quella dei supercondensatori al grafene. Mentre le batterie alcaline o al litio trattengono l’elettricità come potenziale chimico, questi ultimi la immagazzinano in un campo elettrico, un po’ come avviene con l’elettricità statica sulla superficie di un palloncino. Ci sono però dei limiti, perché possono scaricarsi velocemente.
Poi c’è la Blue Battery,messa a punto a Deft, in Olanda, da AquaBattery. Immagazzina l’energia nell’acqua e potrebbe essere utilizzata per accumulare tutta l’elettricità green prodotta dai Paesi Bassi, in modo al 100% sostenibile.
In questo caso la corrente elettrica passa attraverso l’acqua salata, dividendola in soluzione salina concentrata e acqua dolce – processo noto come elettrodialisi – e immagazzinando così energia. Durante la fase di cessione dell’energia, il processo viene invertito e le due acque sono combinate, rilasciando l’energia raccolta che viene poi riconvertita in corrente elettrica grazie a speciali membrane.
Insomma, il punto è riciclare il più possibile, e da quando ha iniziato a sviluppare la sua prima auto completamente elettrica, Audi ha dedicato molta attenzione a questo tema. Oltre il 90% del cobalto e del nichel presenti nelle batterie ad alta tensione della e-tron può essere recuperato e riciclato per l’uso in nuove celle. Una soluzione che permette di tagliare drasticamente le emissioni di CO?.
Va chiarito anzitutto che le batterie al litio hanno una densità energetica superiore rispetto a quelle alcaline, e attualmente sono utilizzate nell’industria automobilistica, in quella informatica e in quella dell’elettronica in generale. Ma cos’è il litio? Da un po’ di tempo viene chiamato “oro bianco”, perché il suo prezzo è raddoppiato nel giro di due anni. Viene estratto dal mare, soprattutto in Sud America, e sulla Terra ce ne sono 43 milioni di tonnellate. Per ottenere il carbonato di litio bisogna perforare le saline con conseguente pompaggio in superficie di salamoia ricca di sali minerali. Questa salamoia viene quindi fatta evaporare e i sali filtrati per estrarre il carbonato di litio. Il tutto dura dai 18 e 24 mesi.
Il punto quindi sta nella capacità di estrarre e riutilizzare gli elementi preziosi contenuti in una batteria quando il suo ciclo di vita è terminato. Ed è proprio il riciclo delle batterie dismesse uno degli obiettivi fondamentali per Audi.
Dicevamo che le batterie al litio hanno una densità energetica superiore rispetto a quelle alcaline. Una delle possibili evoluzioni riguarda dunque l’aumento di questa densità, riducendo le dimensioni e diminuendo sia la quantità di litio e sia l’uso di componenti rari e costosi come il cobalto.
Fra le varie soluzioni che si stanno affacciando c’è quella dei supercondensatori al grafene. Mentre le batterie alcaline o al litio trattengono l’elettricità come potenziale chimico, questi ultimi la immagazzinano in un campo elettrico, un po’ come avviene con l’elettricità statica sulla superficie di un palloncino. Ci sono però dei limiti, perché possono scaricarsi velocemente.
Poi c’è la Blue Battery,messa a punto a Deft, in Olanda, da AquaBattery. Immagazzina l’energia nell’acqua e potrebbe essere utilizzata per accumulare tutta l’elettricità green prodotta dai Paesi Bassi, in modo al 100% sostenibile.
In questo caso la corrente elettrica passa attraverso l’acqua salata, dividendola in soluzione salina concentrata e acqua dolce – processo noto come elettrodialisi – e immagazzinando così energia. Durante la fase di cessione dell’energia, il processo viene invertito e le due acque sono combinate, rilasciando l’energia raccolta che viene poi riconvertita in corrente elettrica grazie a speciali membrane.
Insomma, il punto è riciclare il più possibile, e da quando ha iniziato a sviluppare la sua prima auto completamente elettrica, Audi ha dedicato molta attenzione a questo tema. Oltre il 90% del cobalto e del nichel presenti nelle batterie ad alta tensione della e-tron può essere recuperato e riciclato per l’uso in nuove celle. Una soluzione che permette di tagliare drasticamente le emissioni di CO?.