Carrozzeria due volumi, dimensioni intorno ai tre metri e mezzo di lunghezza, trazione anteriore e abbandono dell’ormai obsoleto concetto di utilitaria: sono i parametri che, all’inizio dei passati anni Settanta, rivoluzionano il settore delle auto compatte, creando il nuovo segmento B del mercato europeo. Tra il 1971 e il 1975 sono così scese in campo la brillante e originale Fiat 127, l’anticonformista Renault 5, la Peugeot 104 che si distingue per le quattro porte e la Volkswagen Polo ad affiancare la già apprezzata sorella maggiore Golf. Manca ancora all’appello la Ford che, nel Vecchio Continente, alla base della gamma offre la Escort, berlina tre volumi o wagon tecnicamente datata (cambierà passo nel 1980) e diversa per sfera commerciale d’influenza dalla neonata generazione di modelli.
Soltanto nel 1976, la casa dell’Ovale Blu lancerà la sua Fiesta, un po’ in ritardo dunque ma subito con ambizioni da protagonista della emergente categoria, forte di uno sviluppo ben ponderato, di un megainvestimento da oltre un miliardo di dollari e prodotta anche in una fabbrica appena realizzata in Spagna, nei pressi di Valencia, su un’area di 2,7 milioni di metri quadrati. Qualcuno dirà: “la spesa più grande mai sostenuta dalla Ford per la vettura più piccola mai costruita dal gruppo”.
Lunga la gestazione, con anticipazioni già in prototipi all’inizio del decennio e poi concretizzatasi nel progetto battezzato Bobcat frutto del coinvolgimento dello staff americano di Dearborn, ma soprattutto di quelli europei di Merkenich in Germania, di Dunton in Inghilterra e della carrozzeria Ghia di Torino (assorbita dal 1973) che avrà un ruolo particolarmente importante nella definizione dello stile, con le “matite” di Tom Tijarda e Paolo Martin.
Il riferimento tecnico è la Fiat 127, la cui piattaforma verrà addirittura utilizzata per alcuni prototipi, mentre per la forma della carrozzeria la via seguita è quella della semplicità e dell’equilibrio, in ossequio a tendenze avanzate ma senza le divagazioni eccentriche della concorrente italiana o della Renault 5. Il nome lo sceglie di persona lo stesso Henry Ford II, nipote del fondatore, e allora chairman dell’Ovale Blu: un omaggio alla Spagna, sede del nuovo stabilimento, e d’impatto popolare.
La Fiesta, che inizia il suo corso nel maggio di quarant’anni fa, è una tre porte di 3,56 metri, dalle ampie superfici vetrate, costruita con una certa cura (non mancano neppure accessori come il tetto apribile o i cerchi in lega) e proposta in tre varianti di allestimento, con al vertice quello firmato Ghia, sigla da qualche tempo identificativa delle auto meglio rifinite ed equipaggiate del gruppo. La meccanica segue l’impostazione delle dirette rivali, trazione anteriore e motore disposto trasversalmente con cambio a quattro marce, le sospensioni prevedono un avantreno McPherson (schema nato proprio in Ford e utilizzato per la prima volta dalle Zephir e Zodiac degli anni Cinquanta) e un più convenzionale ponte rigido posteriore (ma con barra Panhard), i freni sono a disco anteriori e lo sterzo è a cremagliera.
Sotto il cofano due quattro cilindri di 950 o 1.100 cc, da 45 e 53 Cv, in verità non modernissimi ( derivati direttamente dalla tradizionale famiglia “Kent”) che, però, anche grazie al peso contenuto della vettura (poco più di 700 kg) e alla buona aerodinamica (CX di 0,42), offrono prestazioni di buon livello (fino a 145 km/h di punta massima) e consumi in sintonia con la vocazione (sui 13 km/l, valore soddisfacente per l’epoca).
Con un prezzo in Italia che parte da 2.712.000 lire, la berlinetta euroamericana è subito competitiva e affronta Fiat e Renault, leggermente più care, conquistando rapidamente spazio nel segmento di mercato e raggiungendo già nel 1979 il milione di unità costruite. Intanto, la Fiesta viene commercializzata anche negli Stati Uniti e si aggiungono una versione dal look sportivo siglata S e un motore 1.300, mentre nel 1981 è la volta della più aggressiva XR2 1.600.
Nel tempo, l’evoluzione della compatta Ford sarà costante, mantenendo un profondo radicamento nella sua fascia di mercato. Le dimensioni cresceranno fino quasi a 4 metri di lunghezza, arriveranno le cinque porte con la terza generazione e, con la quinta, alla gamma si affiancherà la Fusion, una sorta di anticipazione delle piccole crossover. Lo stile seguirà le tendenze ma, soprattutto con le serie più recenti e il “Kinetic Design”, i toni si faranno più eleganti e dinamici.
Importante lo sviluppo dei motori: dal primo diesel nel 1983, ai raffinati benzina Zetec, ai quattro cilindri a gasolio realizzati assieme a PSA, fino agli attuali tre cilindri 1.000 benzina Ecoboost, punto di riferimento della categoria, e i diesel 1.500 TDCi. La Fiesta, inoltre, sarà la prima compatta a disporre dell’ABS nel 1989 e, oggi, mette a disposizione sistemi di infotainment fra i più avanzati nella sua classe. Tante le versioni sportive che hanno fatto da punta di diamante della gamma, come la Turbo RS del 1990 o l’odierna ST 1.600 da 182 Cv. Non è mancata neppure una derivata coupé, la Puma del 1997 con un 1.700 16 valvole da 125 Cv.
E la Fiesta continua…
Soltanto nel 1976, la casa dell’Ovale Blu lancerà la sua Fiesta, un po’ in ritardo dunque ma subito con ambizioni da protagonista della emergente categoria, forte di uno sviluppo ben ponderato, di un megainvestimento da oltre un miliardo di dollari e prodotta anche in una fabbrica appena realizzata in Spagna, nei pressi di Valencia, su un’area di 2,7 milioni di metri quadrati. Qualcuno dirà: “la spesa più grande mai sostenuta dalla Ford per la vettura più piccola mai costruita dal gruppo”.
Lunga la gestazione, con anticipazioni già in prototipi all’inizio del decennio e poi concretizzatasi nel progetto battezzato Bobcat frutto del coinvolgimento dello staff americano di Dearborn, ma soprattutto di quelli europei di Merkenich in Germania, di Dunton in Inghilterra e della carrozzeria Ghia di Torino (assorbita dal 1973) che avrà un ruolo particolarmente importante nella definizione dello stile, con le “matite” di Tom Tijarda e Paolo Martin.
Il riferimento tecnico è la Fiat 127, la cui piattaforma verrà addirittura utilizzata per alcuni prototipi, mentre per la forma della carrozzeria la via seguita è quella della semplicità e dell’equilibrio, in ossequio a tendenze avanzate ma senza le divagazioni eccentriche della concorrente italiana o della Renault 5. Il nome lo sceglie di persona lo stesso Henry Ford II, nipote del fondatore, e allora chairman dell’Ovale Blu: un omaggio alla Spagna, sede del nuovo stabilimento, e d’impatto popolare.
La Fiesta, che inizia il suo corso nel maggio di quarant’anni fa, è una tre porte di 3,56 metri, dalle ampie superfici vetrate, costruita con una certa cura (non mancano neppure accessori come il tetto apribile o i cerchi in lega) e proposta in tre varianti di allestimento, con al vertice quello firmato Ghia, sigla da qualche tempo identificativa delle auto meglio rifinite ed equipaggiate del gruppo. La meccanica segue l’impostazione delle dirette rivali, trazione anteriore e motore disposto trasversalmente con cambio a quattro marce, le sospensioni prevedono un avantreno McPherson (schema nato proprio in Ford e utilizzato per la prima volta dalle Zephir e Zodiac degli anni Cinquanta) e un più convenzionale ponte rigido posteriore (ma con barra Panhard), i freni sono a disco anteriori e lo sterzo è a cremagliera.
Sotto il cofano due quattro cilindri di 950 o 1.100 cc, da 45 e 53 Cv, in verità non modernissimi ( derivati direttamente dalla tradizionale famiglia “Kent”) che, però, anche grazie al peso contenuto della vettura (poco più di 700 kg) e alla buona aerodinamica (CX di 0,42), offrono prestazioni di buon livello (fino a 145 km/h di punta massima) e consumi in sintonia con la vocazione (sui 13 km/l, valore soddisfacente per l’epoca).
Con un prezzo in Italia che parte da 2.712.000 lire, la berlinetta euroamericana è subito competitiva e affronta Fiat e Renault, leggermente più care, conquistando rapidamente spazio nel segmento di mercato e raggiungendo già nel 1979 il milione di unità costruite. Intanto, la Fiesta viene commercializzata anche negli Stati Uniti e si aggiungono una versione dal look sportivo siglata S e un motore 1.300, mentre nel 1981 è la volta della più aggressiva XR2 1.600.
Nel tempo, l’evoluzione della compatta Ford sarà costante, mantenendo un profondo radicamento nella sua fascia di mercato. Le dimensioni cresceranno fino quasi a 4 metri di lunghezza, arriveranno le cinque porte con la terza generazione e, con la quinta, alla gamma si affiancherà la Fusion, una sorta di anticipazione delle piccole crossover. Lo stile seguirà le tendenze ma, soprattutto con le serie più recenti e il “Kinetic Design”, i toni si faranno più eleganti e dinamici.
Importante lo sviluppo dei motori: dal primo diesel nel 1983, ai raffinati benzina Zetec, ai quattro cilindri a gasolio realizzati assieme a PSA, fino agli attuali tre cilindri 1.000 benzina Ecoboost, punto di riferimento della categoria, e i diesel 1.500 TDCi. La Fiesta, inoltre, sarà la prima compatta a disporre dell’ABS nel 1989 e, oggi, mette a disposizione sistemi di infotainment fra i più avanzati nella sua classe. Tante le versioni sportive che hanno fatto da punta di diamante della gamma, come la Turbo RS del 1990 o l’odierna ST 1.600 da 182 Cv. Non è mancata neppure una derivata coupé, la Puma del 1997 con un 1.700 16 valvole da 125 Cv.
E la Fiesta continua…