Ferrari Superfast, che storia: lussuosa come una Rolls ma veloce come una F1
di VINCENZO BORGOMEOE' considerata una delle Rosse più belle ed eleganti di sempre. Fra i suoi clienti lo Scià di Persia e Peter Sellers. Era rifinita come una Rolls, ma aveva 400 Cv e poteva raggiungere la stratosferica velocità massima di 280 orari. Nel 1964 un primato unico
La storia della Superfast arriva da lontano. E di fatto inizia con la 400 Superamerica. A chi non bastava una “semplice” Ferrari, infatti, la casa di Maranello aveva dedicato proprio questa macchina. Un modello specialissimo e dal prezzo astrale visto che costava come due Ferrari "normali". Aveva il motore più potente, il 4000 V12 in versione da 340 Cv, ed era in grado di garantire prestazioni spettacolari (265 orari di velocità massima), ma allo stesso tempo aveva carrozzeria e finiture curatissime.Nata nel 1959, la 400 Superamerica fu prodotta inizialmente in due soli esemplari: una strana spider ispirata alle 250 GT e un pezzo unico realizzato apposta per l’avvocato Giovanni Agnelli. La singolarità di questa 400 Superamerica stava tutta nel fatto che non sembrava una Ferrari: per essere il meno appariscente possibile l’Avvocato l’aveva voluta con un gigantesco radiatore quadrato, quattro anonimi fari tondi e una carrozzer…
La storia della Superfast arriva da lontano. E di fatto inizia con la 400 Superamerica. A chi non bastava una “semplice” Ferrari, infatti, la casa di Maranello aveva dedicato proprio questa macchina. Un modello specialissimo e dal prezzo astrale visto che costava come due Ferrari "normali". Aveva il motore più potente, il 4000 V12 in versione da 340 Cv, ed era in grado di garantire prestazioni spettacolari (265 orari di velocità massima), ma allo stesso tempo aveva carrozzeria e finiture curatissime.Nata nel 1959, la 400 Superamerica fu prodotta inizialmente in due soli esemplari: una strana spider ispirata alle 250 GT e un pezzo unico realizzato apposta per l’avvocato Giovanni Agnelli. La singolarità di questa 400 Superamerica stava tutta nel fatto che non sembrava una Ferrari: per essere il meno appariscente possibile l’Avvocato l’aveva voluta con un gigantesco radiatore quadrato, quattro anonimi fari tondi e una carrozzeria tre volumi due porte,con parabrezza avvolgente stile Cadillac. La macchina, peraltro priva di stemmi, poteva sembrare di tutto: da una gigantesca Fiat a una vettura made in Usa.
Dopo questi due primi esemplari unici la Superamerica viene presentata nel 1960 in versione definitiva e battezzata anche Superfast II. Aveva una linea molto aerodinamica con un muso affusolato e una coda che finiva praticamente a coda di anatra. I fari in questo prototipo erano a scomparsa, una soluzione poi abbandonata nella versione destinata alla produzione in piccola serie battezzata Superfast III. Poche modifiche (fari gemellati con quelli esterni più grandi) contraddistinsero poi la Superfast IV, in produzione fino al alla fine del 1963.
E siamo finalmente arrivati alla regina: la 500 Superfast, fra i clienti lo scià di persia e Peter Sellers, la vera "mamma" dell'attuale 812 Superfast. La macchina è l’erede della 400 Superamerica e basta un colpo d’occhio per capirlo. Questa Ferrari ne riprende la linea, ma la coda ha ora una forma diversa, anche se conserva la caratteristica forma affusolata. Il nome è tutto un programma e infatti grazie al possente V12 di 5000 cc da 400 Cv la macchina può raggiungere la stratosferica velocità massima di 280 orari. Il telaio era quello irrobustito della 330 GT 2+2, mentre l’allestimento era raffinatissimo, con pelle Connolly ovunque e un potente condizionatore d’aria di serie.
La 500 Superfast fu prodotta in 25 esemplari nella prima serie (con cambio a quattro marce) e in 12 della seconda serie che compare nel 1966 che oltre alle prese d’aria laterali più grandi introduce anche il cambio a cinque rapporti. E poi di fatto non ebbe più eredi, anche se nell'ipotetico listino - ma è difficile parlare di una gamma per macchine così esclusive - fu sostituita dalla 365 California.
E’ l’esempio lampante dell’amore della Ferrari per le vetture costruite in piccolissime serie: accanto alla produzione in grande stile, rimane la cura artigianale per alcuni modelli, come la 365 California appunto, che viene prodotta al ritmo di una macchina al mese, completamente a mano. In pratica come dicevamo la 365 California prende il posto della Superfast, ma la carrozzeria gigantesca (è lunga un soffio meno di 5 metri) stavolta è una spider, con coda tronca, un accenno di pinne posteriori e lo stesso muso molto profilato della classica Superfast.
A parte i fari carenati ci sono – come optional – anche altri due fari tondi a scomparsa, mentre sulla fiancata compare una bella presa d’aria simile a quella della 206 GT. Il motore qui deriva addirittura dal 12 cilindri del prototipo 365 P, un 12 cilindri a V di 4400 cc da 340 Cv. Di questa macchina, presentata al Salone di Ginevra del 1966, ne sono stati prodotti solo 14 esemplari.
Pochissimi pezzi, storie intricate, ma il mito Superfast è arrivato fino ai giorni nostri, rispolverato dalla Ferrari per la sua ultima creatura.
Dopo questi due primi esemplari unici la Superamerica viene presentata nel 1960 in versione definitiva e battezzata anche Superfast II. Aveva una linea molto aerodinamica con un muso affusolato e una coda che finiva praticamente a coda di anatra. I fari in questo prototipo erano a scomparsa, una soluzione poi abbandonata nella versione destinata alla produzione in piccola serie battezzata Superfast III. Poche modifiche (fari gemellati con quelli esterni più grandi) contraddistinsero poi la Superfast IV, in produzione fino al alla fine del 1963.
E siamo finalmente arrivati alla regina: la 500 Superfast, fra i clienti lo scià di persia e Peter Sellers, la vera "mamma" dell'attuale 812 Superfast. La macchina è l’erede della 400 Superamerica e basta un colpo d’occhio per capirlo. Questa Ferrari ne riprende la linea, ma la coda ha ora una forma diversa, anche se conserva la caratteristica forma affusolata. Il nome è tutto un programma e infatti grazie al possente V12 di 5000 cc da 400 Cv la macchina può raggiungere la stratosferica velocità massima di 280 orari. Il telaio era quello irrobustito della 330 GT 2+2, mentre l’allestimento era raffinatissimo, con pelle Connolly ovunque e un potente condizionatore d’aria di serie.
La 500 Superfast fu prodotta in 25 esemplari nella prima serie (con cambio a quattro marce) e in 12 della seconda serie che compare nel 1966 che oltre alle prese d’aria laterali più grandi introduce anche il cambio a cinque rapporti. E poi di fatto non ebbe più eredi, anche se nell'ipotetico listino - ma è difficile parlare di una gamma per macchine così esclusive - fu sostituita dalla 365 California.
E’ l’esempio lampante dell’amore della Ferrari per le vetture costruite in piccolissime serie: accanto alla produzione in grande stile, rimane la cura artigianale per alcuni modelli, come la 365 California appunto, che viene prodotta al ritmo di una macchina al mese, completamente a mano. In pratica come dicevamo la 365 California prende il posto della Superfast, ma la carrozzeria gigantesca (è lunga un soffio meno di 5 metri) stavolta è una spider, con coda tronca, un accenno di pinne posteriori e lo stesso muso molto profilato della classica Superfast.
A parte i fari carenati ci sono – come optional – anche altri due fari tondi a scomparsa, mentre sulla fiancata compare una bella presa d’aria simile a quella della 206 GT. Il motore qui deriva addirittura dal 12 cilindri del prototipo 365 P, un 12 cilindri a V di 4400 cc da 340 Cv. Di questa macchina, presentata al Salone di Ginevra del 1966, ne sono stati prodotti solo 14 esemplari.
Pochissimi pezzi, storie intricate, ma il mito Superfast è arrivato fino ai giorni nostri, rispolverato dalla Ferrari per la sua ultima creatura.