Motori

6 Museo Lamborghini, la tana della Miura

Un panorama completo delle vetture uscite da Sant’Agata, dalla primissima 350 GT, alla rivoluzionaria Miura, ai sorprendenti prototipi

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Roba da cultori del marchio, naturalmente, ma per gli appassionati in viaggio nella terra dei motori, a maggior ragione se interessati ai musei dedicati alla Ferrari, la visita al Museo Lamborghini è praticamente un obbligo. Perché fra Maranello e Sant’Agata corre un filo rosso che ha segnato e segna la storia della supercar all’italiana e celebra il racconto di una sfida tanto sanguigna quanto tipicamente emiliana.

Ora che i due protagonisti non ci sono più e che le rispettive aziende sono diventate tutt’altra cosa nelle mani di potentissimi gruppi globali un museo è il solo modo per ripercorrere e mettere a confronto due miti, uno da sempre intoccabile e l’altro nato dalla sfida impossibile di chi era convinto di saper fare di meglio.

Non è nemmeno un caso che anche per Lamborghini i “luoghi deputati” sono due, uno rigorosamente automobilistico, allestito presso la fabbrica stessa e l’altro dedicato al fondatore Ferruccio e alla sua multiforme attività. Il Museo Lamborghini ha dimensioni contenute, in proporzione ai tempi più ristretti e al numeri limitato di modelli prodotti, ma in compenso offre un panorama completo delle vetture uscite da Sant’Agata, dalla primissima 350 GT, alla rivoluzionaria Miura, ai sorprendenti prototipi, alle vetture da competizione, fino alle più recenti realizzazioni. Vi è anche una sezione dedicata allo sviluppo delle nuove tecnologie che il marchio ha proposto con un particolare spirito di avanguardia, cose come l’utilizzo esteso dell’alluminio, la trazione integrale o l’uso della fibra di carbonio. L’enfasi sulla tecnica, che risente della cultura della proprietà tedesca si manifesta anche nella possibilità di abbinare alla visita un esclusivo “factory tour” che comprende l’accesso al vecchio alle aree più interessanti delle attuali linee di produzione.

Dalle velocissime Lamborghini da strada ai sorprendenti (e per molti versi altrettanto tecnologici) trattori il passo è breve, i pochi chilometri che separano Sant’Agata e Funo di Argelato, nella periferia industriale di Bologna. Nella sede del vecchio stabilimento della Lamborghini Oleodinamica il figlio di Ferruccio, Tonino, ha ricavato l’interessantissimo museo di famiglia che raccoglie in oltre 9 mila metri quadri tutti i “cimeli” più rappresentativi dell’attività del fondatore del marchio.

Si parte dal primissimo trattore agricolo Carioca, realizzato nel 1947, agli esemplari più moderni, passando attraverso i bruciatori per caldaie che sono stati un’altra attività straordinariamente fortunata dell’azienda. Non mancano naturalmente le automobili “di famiglia” come la Miura SV di Ferruccio assieme ad altre rarità della sua collezione personale. A chiudere idealmente il cerchio terra-mare-cielo qui è anche conservato il prototipo dell’elicottero leggero Lamborghini, un’altra sorprendente testimonianza della inesauribile vena imprenditoriale di un uomo e del suo marchio.