Dopo il successo dell’AMI6, frutto dell’estro del designer italiano Flaminio Bertoni (a cui si deve la linea della Traction Avant, della DS19 e di gran parte della 2CV), al salone dell’auto di Ginevra del 1969 fece il suo la relativa evoluzione battezzata AMI8.
Le linee del nuovo modello della Citroën furono opera del designer Robert Opron, scelto come suo assistente direttamente da Flaminio Bertoni a cui, dopo la scomparsa del maestro italiano avvenuta improvvisamente nel 1965, toccò il difficile compito di rinnovare lo stile della AMI6 la cui produzione avrebbe dovuto proseguire almeno per altri dieci anni, in attesa di lanciare un modello completamente nuovo.
A questo punto grazie alle nuove tecnologie di stampaggio delle lamiere e gli avanzati strumenti informatici del Centro stile Citroën, Opron “semplificò” la linea dell’AMI6, eliminando particolari troppo ricercati come i bordi del cofano e dei parafanghi anteriori, cambiando la berlina in una “fastback” (pur mantenendo inalterata la parte posteriore della Break) e ridisegnando ex novo interni e frontale.
Il risultato fu una vettura sostanzialmente nuova, che della precedente AMI6 manteneva il concetto globale e la relativa filosofia ma che aveva una meccanica rinnovata, destinata a durare nel tempo.
Il successo della nuova AMI8 fu subito lusinghiero e sia la nuova linea, sia la plancia completamente rinnovata (in parte ispirata a quella della Dyane) furono apprezzate dal grande pubblico.
La AMI8 si presentava come economica, sicura, robusta e di facile manutenzione, e offriva un grande confort per i suoi occupanti pur essendo in grado di sfrecciare veloce all’occorrenza e di trasformarsi quasi in un furgoncino in caso di necessità di trasporto.
Tra le sue peculiarità spiccavano le sospensioni indipendenti sulle quattro ruote capaci di digerire anche i fondi più sconnessi e, con il loro sistema antibeccheggio, garantivano una stabilità elevata.
Con questo nuovo modello la produzione della gamma AMI superò la soglia del milione e mezzo di esemplari per raggiungere poi circa un milione e ottocentocinquanta mila alla fine della produzione, avvenuta nel 1978 per la berlina e nel 1979 per la versione Break.
L’onorata carriera della AMI8 si concluse con il lancio della VISA, modello compatto derivato da un progetto curato sempre da Robert Opron. Nella sua storia le varie versioni della AMI8 furono prodotte negli stabilimenti di Rennes in Bretagna, Vigo in Spagna e persino a Buenos Aires, dove venivano assemblati gli esemplari destinati al mercato dell’America Latina. (m.r.)