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Ricaricabile ed elettrizzante, la seconda vita della vecchia Mini

Tutti i segreti del progetto recharged che nasce nello stabilimento di Oxford
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ROMA - Prendete una vecchia Mini, quella degli anni 60 che “mini” lo era davvero per le sue dimensioni, toglietele il motore originario e schiaffateci un propulsore elettrico di nuova generazione. Non avrete creato l’auto di Frankenstein, ma qualcosa di sfacciatamente esclusivo e riservato solo ai proprietari della geniale vettura disegnata da Alec Issigonis.

“Il progetto si chiama MINI Recharged ed è un'opportunità per continuare a raccontare, in modo sostenibile, la storia della Mini classica nel XXI secolo”, spiegano gli uomini del team dello stabilimento di Oxford. Un modo insomma per prolungare la vita a un’auto d’epoca in chiave ecologica, e che a questo punto potrebbe essere applicato a qualsiasi altra vettura storica. Le forme indimenticabili di una Buick degli anni 50 con un motore a zero emissioni ad esempio, e via dicendo.

Per non spaventare i proprietari delle vecchie Mini, le modifiche sono tuttavia reversibili…

ROMA - Prendete una vecchia Mini, quella degli anni 60 che “mini” lo era davvero per le sue dimensioni, toglietele il motore originario e schiaffateci un propulsore elettrico di nuova generazione. Non avrete creato l’auto di Frankenstein, ma qualcosa di sfacciatamente esclusivo e riservato solo ai proprietari della geniale vettura disegnata da Alec Issigonis.

“Il progetto si chiama MINI Recharged ed è un'opportunità per continuare a raccontare, in modo sostenibile, la storia della Mini classica nel XXI secolo”, spiegano gli uomini del team dello stabilimento di Oxford. Un modo insomma per prolungare la vita a un’auto d’epoca in chiave ecologica, e che a questo punto potrebbe essere applicato a qualsiasi altra vettura storica. Le forme indimenticabili di una Buick degli anni 50 con un motore a zero emissioni ad esempio, e via dicendo.

Per non spaventare i proprietari delle vecchie Mini, le modifiche sono tuttavia reversibili: il motore originale di ogni auto viene cioè contrassegnato e conservato, casomai il proprietario abbia voglia di tornare indietro sulle sue decisioni.

Per la resurrezione della vecchia Mini in salsa elettrica il team di Oxford ha scelto un propulsore da 90 kW, in grado di far accelerare la vettura da 0 a 100 km/h in circa nove secondi. Merito della batteria ad alto voltaggio che può essere caricata con una potenza fino a 6,6 kW, assicurando un'autonomia di circa 160 chilometri. Immancabile il caratteristico quadro strumenti centrale dove viene indicata la temperatura di guida, la marcia selezionata, la gamma e la velocità. Ogni veicolo convertito riceve infine un numero di serie, a conferma della sua unicità.

"Anche l'individualità gioca un ruolo importante”, spiega infatti Sebastian Beuchel, Head of MINI Global Brand Management. "Sono sempre stati creati modelli unici della Mini classica, tra cui vere e proprie opere d'arte su ruote. Ecco perché sono previste anche future collaborazioni nell'ambito del programma Mini Recharged, che permetteranno ad artisti famosi di esprimere la loro creatività attraverso modelli di Mini classica progettati appositamente”.