Motori

Royal Enfield, il retrogusto vintage della Interceptor 650. Ecco la nostra prova

Linea essenziale e funzionale, tutto il bello di una moto che che fa ancora sognare
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ROMA - È un retrogusto gradevole quello che già lascia la vista di una Royal Enfield. Sono moto che arrivano da lontano, di tradizione invogliano. Nascono in Inghilterra, a Redditch, nella contea di Worcestershire, ma se possibile ben più distante è la data di nascita, il 1901. Se per il successo e la longevità dell’azienda non sono state marginali le forniture di moto a utilizzo bellico per le due Guerre Mondiali - nella Seconda un loro modello di 125 centimetri cubici fu, addirittura, pensato per essere paracadutato assieme al soldato - di rilevante importanza fu lo spostamento della produzione Royal Enfield in India.

Siamo nel 1955, l’amministrazione locale della regione di Chennai ordina una massiccia fornitura di Bullet 350 per la polizia; si preferì iniziare ad assemblare quelle moto in loco, decisione che, nel tempo, si è consolidata, arrivando fino ad oggi. In mezzo non sono mancati i momenti di difficoltà, come il decennio fra il ’90 e il 2000, quando una forte crisi minacciò la Royal Enfield di chiusura o cessione. Fu proprio nel voltar del secolo che la gestione del marchio fu affidata al “management” di Siddharta Lal: sviluppò nuovi modelli, modificò quelli già in essere, abbracciò la cultura del piacere dell’andare in moto. In pochi anni, si passò dalle 25.000 moto vendute del 2005, alle 50.000 di cinque anni più tardi, arrivando alle 825.000 di fine anno fiscale ’17-’18.

Lo slancio dato da Lal è tuttora vivo, la sua originale strategia di espansione, principalmente nel segmento fra le 250 centimetri cubici e le 750, si sta cavalcando con energia. A ciò si deve anche l’investimento sullo UK Technology Center, un “hub” inaugurato nel 2017, e situato nel cuore delle Midlands, nel Leicestershire, dove si svolgono attività di strategia, ricerca e sviluppo, progetti tutti condotti in sinergia col Centro Tecnico di Chennai, in India. Fra questi vi è la Interceptor 650, linea essenziale e funzionale, ogni parte è lì per svolgere un compito, è questo il “suo bello”. Compresa di tutto, è fatta di un serbatoio da 13,7 litri e di due fiancatine, quelle che coprono i servizi nella V del telaio sottosella, dei parafanghi, del motore: bicilindrico raffreddato ad aria e olio, contiene 648 centimetri cubici, sviluppando la proporzionata potenza di circa 48 cavalli, più che adeguati ad andature fluide, emozionali, morbide sensazioni motociclistiche ahinoi cancellate dalla rincorsa alle prestazioni, che è comune alla produzione recente della concorrenza.

Una Interceptor 650, o per meglio dire, una Royal Enfield, rigenera primordiali sensi, per di più senza infastidire con quelle vibrazioni che ti aspetteresti. Piuttosto, il bicilindrico eroga dolce la potenza, la sensazione di scorrevolezza generale da’ l’idea di quanto le sospensioni, e le ruote a raggi di 18 pollici, siano di ottima qualità costruttiva. I freni, completi di Abs, si affidano a due dischi, uno per asse: pur non essendo particolarmente potenti, si adeguano bene alla tipologia di moto, non fatta per “staccate” repentine ad ogni fine rettilineo, ma per decelerazioni bonarie, che accarezzino gli ingressi nelle curve. Facile, maneggevole, si guida a busto eretto, postura ottima per controllare meglio i pericoli della strada, pure osservare i paesaggi lungo essa. L’affaticamento del pilota, cioè il guidatore, poco compromette la guida sulle lunghe distanze; il cambio a sei marce ha rapporti ben distanziati e fluidi negli innesti, la frizione è, e rimane, morbida. I consumi sono di una ventina di chilometri per litro, in velocità di “crociera” si consuma meno. La Royal Enfield Interceptor 650 ha prezzi che partono da 6.390 euro.