Chi ama Land Rover ama l’avventura. Ne sono così convinti gli orgogliosi «britons» da affrontare la sfida di una presentazione fuori dall’ordinario, in Islanda: «dove altri sono venuti ma mai in inverno».
Sembra facile, si diceva una volta, ma quest’isola, sperduta e desolata nella buona stagione, in quella brutta diventa veramente un’avventura con un clima che tende all’artico spinto; così se alla Land Rover volevano dimostrare che la nuova Discovery Sport è veramente un mezzo pronto a tutto hanno trovato le condizioni migliori sotto forma di una tormenta di quelle che anche i locali affrontano con molta titubanza, pur con i mezzi specialissimi che si vedono da queste parti.
LE IMMAGINI
Poteva essere una dèbacle, per fortuna recuperata dall’organizzazione (quella del celebre G4 Challenge, tanto per intendersi) che da parte sua è veramente pronta a tutto e ha messo in campo tutta la potenza e la competenza dei «maestri» dell’off-road, comprese le versioni cingolate del Defender. In tutto ciò la nuova nata del marchio ha dovuto imparare subito cosa vuol dire essere Land Rover e il battesimo di fuoco ha dimostrato che il DNA è quello giusto.
LE IMMAGINI DEL RAID
Niente guadi, niente impervi passaggi sui vulcani, ma queste forse erano cose scontate, come è scontato che il cliente Discovery Sport mai si troverà ad affrontare difficoltà del genere; la prova «disastrata» è diventata così un’occasione molto particolare per verificare cose molto più normali, come il comfort, la climatizzazione, l’efficacia del sistema terrain control e la possibilità di guidare con disinvoltura anche in situazioni di emergenza.
Stare per ore in mezzo a una tempesta di vento e neve dice molto sulla qualità della vita a bordo, sulle doti dell’impianto audio, sulle possibilità di interfacciare lo smartphone con il sistema centrale, sulla praticità degli spazi e sulle caratteristiche dei motori: un diesel che fa il suo dovere silenziosamente e il benzina che all’occorrenza si comporta come un diesel quanto a fluidità e tiro ai bassi regimi.
Una mano la dà anche il cambio automatico a 9 rapporti che ha un «primino» da vero fruoristrada e altre otto marce per muoversi agilmente in tutte le altre condizioni. Spesso si rimprovera alla Land Rover di costruire automobili per fare cose che la gente non fa e che la stragrande maggioranza dei suoi clienti solo immagina; tuttavia da questa mentalità un po’ perversa nascono vetture che riescono a marcare la differenza con la concorrenza per il loro carattere con l’avventura in tasca.
La Discovery Sport è dichiaratamente il primo capitolo del rinnovamento della gamma intermedia, dopo quello della Range Rover, e prima di quello della famiglia Defender, e la tempesta islandese ha involontariamente dimostrato che lo spirito Land Rover può avere ancora un senso un un’epoca dove siamo tutti Suv o crossover.
Sembra facile, si diceva una volta, ma quest’isola, sperduta e desolata nella buona stagione, in quella brutta diventa veramente un’avventura con un clima che tende all’artico spinto; così se alla Land Rover volevano dimostrare che la nuova Discovery Sport è veramente un mezzo pronto a tutto hanno trovato le condizioni migliori sotto forma di una tormenta di quelle che anche i locali affrontano con molta titubanza, pur con i mezzi specialissimi che si vedono da queste parti.
LE IMMAGINI
Poteva essere una dèbacle, per fortuna recuperata dall’organizzazione (quella del celebre G4 Challenge, tanto per intendersi) che da parte sua è veramente pronta a tutto e ha messo in campo tutta la potenza e la competenza dei «maestri» dell’off-road, comprese le versioni cingolate del Defender. In tutto ciò la nuova nata del marchio ha dovuto imparare subito cosa vuol dire essere Land Rover e il battesimo di fuoco ha dimostrato che il DNA è quello giusto.
LE IMMAGINI DEL RAID
Niente guadi, niente impervi passaggi sui vulcani, ma queste forse erano cose scontate, come è scontato che il cliente Discovery Sport mai si troverà ad affrontare difficoltà del genere; la prova «disastrata» è diventata così un’occasione molto particolare per verificare cose molto più normali, come il comfort, la climatizzazione, l’efficacia del sistema terrain control e la possibilità di guidare con disinvoltura anche in situazioni di emergenza.
Stare per ore in mezzo a una tempesta di vento e neve dice molto sulla qualità della vita a bordo, sulle doti dell’impianto audio, sulle possibilità di interfacciare lo smartphone con il sistema centrale, sulla praticità degli spazi e sulle caratteristiche dei motori: un diesel che fa il suo dovere silenziosamente e il benzina che all’occorrenza si comporta come un diesel quanto a fluidità e tiro ai bassi regimi.
Una mano la dà anche il cambio automatico a 9 rapporti che ha un «primino» da vero fruoristrada e altre otto marce per muoversi agilmente in tutte le altre condizioni. Spesso si rimprovera alla Land Rover di costruire automobili per fare cose che la gente non fa e che la stragrande maggioranza dei suoi clienti solo immagina; tuttavia da questa mentalità un po’ perversa nascono vetture che riescono a marcare la differenza con la concorrenza per il loro carattere con l’avventura in tasca.
La Discovery Sport è dichiaratamente il primo capitolo del rinnovamento della gamma intermedia, dopo quello della Range Rover, e prima di quello della famiglia Defender, e la tempesta islandese ha involontariamente dimostrato che lo spirito Land Rover può avere ancora un senso un un’epoca dove siamo tutti Suv o crossover.