Nella corsa all’algoritmo della guida autonoma, nessuno dei grandi costruttori in competizione con Google e Tesla vuole arrivare per ultimo. Nemmeno la Honda che su robotica e intelligenza artificiale investe molto e da tempo, con il primo robot di nome Asimo presentato nel 2000.
A un centinaio di chilometri a nord di Tokyo nella regione di Tochigi, Honda ha un suo centro ricerche e sviluppo con circuito di prova. Qui siamo stati invitati a testare a bordo di una Legend, la berlina ammiraglia del marchio arrivata in oltre trent’anni di produzione alla quarta generazione e non venduta in Italia, i sistemi di guida ancora semiautonoma messi a punto dagli ingegneri giapponesi.
Non è la prima volta che ci sediamo al volante di un’auto sul quale c’è un pulsante che, schiacciato, accende una luce verde nel cruscotto per indicare che il software ha preso i comandi della vettura. Poco prima, tecnici vestiti in giubbotto e pantaloni bianchi ci spiegano cosa fare e soprattutto cosa non fare. All’interno di un circuito è tuttavia chiaro che la sperimentazione avviene nelle condizioni di massima sicurezza, con un ingegnere seduto al nostro fianco pronto a intervenire se qualcosa non andasse per il verso giusto.
Cambio automatico in drive e ci immettiamo sulla pista. Giù il pulsante e alla prima parabolica lo sterzo gira da solo. Teniamo le mani sulle ginocchia mentre il nostro ingegnere le agita in alto come volesse sgranchirle, sembra quasi un batterista nel riscaldamento senza bacchette. Anche il pedale dell’acceleratore nel frattempo va giù da solo, la Legend non si sente, lusso e comfort sono di serie come la trazione integrale e un motore benzina V6 da quasi 300 cavalli.
Ma non siamo in pista per correre. Un’auto guidata da un tecnico della Honda ci precede, il nostro robot decide di superarla. Freccia a destra (siamo in Giappone), sterzo pure, velocità che arriva ai 100 chilometri all’ora, scarto e rientro perfetto. Siamo tranquilli, ma subito inizia un rallentamento: sul cruscotto il software passa dalla posizione Partial Auto (a indicare che la guida autonoma completa è di là da venire) a Traffic Jam, cioè traffico improvviso anche in pista. La Legend rallenta vistosamente, finché non scarta la macchina quasi ferma per una fila simulata e via. Dopo la curva il software ci avverte di riprendere i comandi e rientriamo ai box con freccia a sinistra.
Ci spostiamo quindi su una strada normale all’interno del centro cambiando macchina. Su questa Legend ci sono tre telecamere che “leggono” l’asfalto e ci delimitano - con una striscia verde in digitale nel cruscotto - la linea di carreggiata esterna che non c’è. Comodo, e sicuro. Un’altra rossa ci dà lo stop, una gialla ci indica la strada da seguire per tornare alla base. Tutto sembra molto naturale, ma siamo davvero ai primi passi di questa tecnologia. Come i bambini che imparano a camminare. Incerti, ma prima o poi riusciranno.
“Stiamo realizzando un sistema di guida automatizzata in autostrada per il 2020”, ci dice Takahiro Hachigo, il numero uno di Honda. E promette “intorno” al 2025 un “livello 4” di guida autonoma in vendita per le sue auto, quello provato è ancora “livello 3” in fase di perfezionamento. Il massimo è il 5, il 3 sarà pronto per l’uso nel 2020, ci dice un ingegnere. Però Audi ha promesso il 3 già per la fine del 2017, Tesla sostiene di essere a un passo dal 5, sempre che cambino le regole per andarci in giro. Imparano, cammineranno tutti.
A un centinaio di chilometri a nord di Tokyo nella regione di Tochigi, Honda ha un suo centro ricerche e sviluppo con circuito di prova. Qui siamo stati invitati a testare a bordo di una Legend, la berlina ammiraglia del marchio arrivata in oltre trent’anni di produzione alla quarta generazione e non venduta in Italia, i sistemi di guida ancora semiautonoma messi a punto dagli ingegneri giapponesi.
Non è la prima volta che ci sediamo al volante di un’auto sul quale c’è un pulsante che, schiacciato, accende una luce verde nel cruscotto per indicare che il software ha preso i comandi della vettura. Poco prima, tecnici vestiti in giubbotto e pantaloni bianchi ci spiegano cosa fare e soprattutto cosa non fare. All’interno di un circuito è tuttavia chiaro che la sperimentazione avviene nelle condizioni di massima sicurezza, con un ingegnere seduto al nostro fianco pronto a intervenire se qualcosa non andasse per il verso giusto.
Cambio automatico in drive e ci immettiamo sulla pista. Giù il pulsante e alla prima parabolica lo sterzo gira da solo. Teniamo le mani sulle ginocchia mentre il nostro ingegnere le agita in alto come volesse sgranchirle, sembra quasi un batterista nel riscaldamento senza bacchette. Anche il pedale dell’acceleratore nel frattempo va giù da solo, la Legend non si sente, lusso e comfort sono di serie come la trazione integrale e un motore benzina V6 da quasi 300 cavalli.
Ma non siamo in pista per correre. Un’auto guidata da un tecnico della Honda ci precede, il nostro robot decide di superarla. Freccia a destra (siamo in Giappone), sterzo pure, velocità che arriva ai 100 chilometri all’ora, scarto e rientro perfetto. Siamo tranquilli, ma subito inizia un rallentamento: sul cruscotto il software passa dalla posizione Partial Auto (a indicare che la guida autonoma completa è di là da venire) a Traffic Jam, cioè traffico improvviso anche in pista. La Legend rallenta vistosamente, finché non scarta la macchina quasi ferma per una fila simulata e via. Dopo la curva il software ci avverte di riprendere i comandi e rientriamo ai box con freccia a sinistra.
Ci spostiamo quindi su una strada normale all’interno del centro cambiando macchina. Su questa Legend ci sono tre telecamere che “leggono” l’asfalto e ci delimitano - con una striscia verde in digitale nel cruscotto - la linea di carreggiata esterna che non c’è. Comodo, e sicuro. Un’altra rossa ci dà lo stop, una gialla ci indica la strada da seguire per tornare alla base. Tutto sembra molto naturale, ma siamo davvero ai primi passi di questa tecnologia. Come i bambini che imparano a camminare. Incerti, ma prima o poi riusciranno.
“Stiamo realizzando un sistema di guida automatizzata in autostrada per il 2020”, ci dice Takahiro Hachigo, il numero uno di Honda. E promette “intorno” al 2025 un “livello 4” di guida autonoma in vendita per le sue auto, quello provato è ancora “livello 3” in fase di perfezionamento. Il massimo è il 5, il 3 sarà pronto per l’uso nel 2020, ci dice un ingegnere. Però Audi ha promesso il 3 già per la fine del 2017, Tesla sostiene di essere a un passo dal 5, sempre che cambino le regole per andarci in giro. Imparano, cammineranno tutti.