Motori

Renault Captur, piccoli Suv crescono

Più grande, connessa e poi anche ibrida. Ora la gamma motori propone unità turbo a benzina (3 cilindri 1.0 Tce da 100 cv e 1.3 Tce declinato nelle potenze di 130 e 155 cv) o il turbodiesel 1.5 Blue dCi da 90 e 115 Cv Foto

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È tempo di rivoluzione francese. Dopo 1,2 milioni di unità dal suo primo lancio nel 2013, Captur si rimette in marcia per spianare la strada alla gamma. Obiettivo? Evolvere in tutto e per tutto per guardare avanti più che mai, in vista di mercati sempre più interessati ad auto alla spina, come la Cina.

Un po’ sull’esempio di Clio, quindi, – lo fece decenni fa e fu un vero successo, diventando la regina delle utilitarie – oggi, alla luce dei trend, tocca al crossover tutto stile tenere alto lo scettro e mostrare la direzione da intraprendere: in Italia Captur già è il b-suv straniero più venduto, in Francia e in Europa da anni è in cima alle classifiche del segmento. Come continuare a rendere invalicabile il podio, nonostante la concorrenza spietata, dunque?
Captur diventa a tutti gli effetti un prodotto globale, ibrido, connesso e “autonomo”. Designer del calibro di Van Den Acker in queste occasioni si rimettono a lavoro pur avendo tra le mani un prodotto di successo che funziona senza rivali. La strategia è delicata: il modello in questa generazione aumenta di dimensioni e gioca al rialzo con i centimetri, rischiando di perdere o guardagnare i clienti conquistati con il tempo a colpi di linee grintose, colori, personalizzazioni.

In sostanza con fianchi sempre più scolpiti, proporzioni atletiche e dinamiche, stile decisivo, ora il suv cresce (4,23 m in tutto, ossia +11 cm) e si evolve esteticamente, grazie anche a cerchi fino a 18”, fari a 100% LED con nuova firma luminosa C-Shape, presente anche nei gruppi ottici posteriori assottigliati.

Il passo è stato allungato (2,63 m, +2 cm), il portabagli portato a 536 litri, ossia 81 litri in più rispetto a prima. Non solo. I sedili posteriori, scorrevoli per 16 cm e il pianale rimovibile, consentono di ottenere una configurazione a due livelli e facilitare l’utilizzo quotidiano degli interni, riuscendo ad ottenere una lunghezza di carico fino a 1,57 m.

È cambiata la piattaforma (adesso CMF-B) e la formula segreta si chiama E-TECH Plug-in: con 150 brevetti depositati, Renault si avvia così all’elettrificazione del motore benzina da 1,6 litri di nuova generazione, affiancato da due propulsori elettrici e da una batteria da 9,8 kWh. Una volta a bordo – dicono i tecnici - permetterà di viaggiare con il motore termico oppure in modalità elettrica per 45 chilometri fino a 135 km/h prima di pensare alla colonnina...

Ad ogni modo l'auto verrà fornita di caricatore Mode 2 per le prese domestiche e Mode 3 per le stazioni di ricarica.
Ovviamente, Captur sarà in concessionaria anche solo con motori tradizionali: turbo a benzina (3 cilindri 1.0 Tce da 100 cv e 1.3 Tce declinato nelle potenze di 130 e 155 cv) o il turbodiesel 1.5 Blue dCi da 90 e 115 cv.

Non per ultimo, tra le novità, da citare l’arrivo del sistema Highway and Traffic Jam Companion: per offrire maggiore comfort in situazioni di traffico intenso su autostrada, paragonato dagli ingegneri alla guida autonoma di 2° livello: vedremo. Il tutto, aggiunto ad equipaggiamenti come la Camera 360°, la frenata d’emergenza attiva con riconoscimento di ciclisti e pedoni, il dispositivo di assistenza all’uscita dal parcheggio.

Una rivoluzione tecnologica che si percepisce anche appena si entra nell’abitacolo: a cominciare dallo “Smart cockpit” con display da 9,3 pollici al centro della plancia completamente ridisegnata, e al quadro strumenti digitale da 10,2’’ con tutte le info possibili per il guidatore.
Tra la concorrenza del resto, Captur ora si vuole proporre anche come pionera nella democratizzazione dei dispositivi per l'autonomous driving. Un progetto ambizioso che il piano strategico Drive the Future (2017-2022) - nel quale il Gruppo Renault introdurrà fino a 12 modelli elettrificati - ha tutte le carte in regola per portare avanti.