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Jeep, un Gladiator per amico

Jeep, un Gladiator per amico
Nato come mezzo da lavoro è il più simpatico e glamour dei “giocattoli” su ruote. Con lui si aggiunge nuovo gusto e look al pickup yankee
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ROMA - Ciascuno se lo può immaginare come crede: in riva all’oceano carico di tavole da surf, sulla neve con un “gatto” nel cassone o a scorrazzare nel deserto con una scia di polvere. Comunque solo situazioni straordinarie, perché la normalità non si addice a Jeep Gladiator; basta guardarlo per pensare a tutto fuorché a un’autostrada o a una trasferta famigliare.

Visto come un’automobile il pickup di Jeep è una realtà fuori contesto, nel look e nella sostanza di qualcosa che nasce per fare quello che gli altri non possono (e non vogliono) fare: è eccessivo nelle dimensioni (cinque metri e mezzo di lunghezza, 80 centimetri più della Wrangler a 4 porte) con un passo di 3 metri e 48 che rendono qualsiasi manovra un’impresa da grandi spazi.

Ma è bello e simpatico come le auto che disegnano i bambini, con in più una personalità che più Jeep non si può.

Può una cosa del genere essere anche pratica e funzionale? Parlando di spazio la risposta è sì, perché la sostanza di Gladiator è quella di una berlina a quattro porte con un bagagliaio smisurato (oltre 1000 litri solo sotto la copertura) e la doppia cabina è molto più accogliente di quanto ci si aspetterebbe da un mezzo da lavoro e per di più fuoristrada.

La Launch Edition è addirittura ricercata nei rivestimenti e l’equipaggiamento (infotainment con schermo touch da 8,4 pollici) non ha nulla da invidiare a un’ammiraglia premium se non fosse per il “clima” di bordo e certe soluzioni costruttive tipiche delle Jeep tradizionali, tipo il tetto e le porte smontabili o il parabrezza che si può abbattere (non è come dirlo, c’è da lavorare e occorre smontare il tergicristallo…).

Il cassone, da parte sua, provvede un piano da 1,53 x 1,44 metri che è rustico di natura ma può essere allestito in tutti i modi; nella versione top è dotato di una copertura che ha la struttura e l’estetica di una capote in tela debitamente irrigidita da traverse scorrevoli. Insomma, non è un bagagliaio chiuso ma ripara e protegge (si apre solo abbattendo la sponda, quindi con le chiavi) l’eventuale contenuto.

Detto dell’estetica e della funzionalità arriva la dinamica e qui c’è il meglio e il peggio di Gladiator. Fra le note decisamente positive la presenza sotto il cofano del 6 cilindri diesel 3000 da 264 Cv; quello di origine VM che equipaggia, fra l’altro, anche le Maserati e tutti i modelli diesel americani del gruppo. Oltre alla denominazione EcoDiesel, che male non fa, questo generoso 6 cilindri unisce carattere e potenza a una fluidità conosciuta solo ai più sofisticati motori a gasolio tedeschi ed è perfettamente abbinato alla classicissima ed efficientissima trasmissione automatica a 8 rapporti.

Se queste credenziali non bastano, in mancanza di dati ufficiali una verifica sul campo mette lo 0-100 km/h nell’ordine degli 8 secondi e rotti, che per un “cassone” del genere è un risultato rilevante, fra l’altro accompagnato da doti di guidabilità e stabilità all’altezza, se non meglio, di modelli analoghi (intendendo pickup) di impostazione più “civile”.

Ma le prestazioni che interessano chi acquista un Gladiator, piuttosto che quelle su strada sono quelle fuori dove una Jeep per definizione promette il meglio. Promessa mantenuta con l’ausilio di tutti i sistemi classici di selezione delle trazioni e delle ridotte (la tradizionale e quasi estinta “seconda leva” accanto al cambio) e grazie all’efficienza della trasmissione automatica e alla generosità del motore. Il solo limite veramente invalicabile sono le dimensioni che lo rendono inadatto se non impacciato nei percorsi tortuosi, mentre quando il gioco si fa duro e i passaggi

impegnativi, come rampe e guadi, il gladiatore è nel suo elemento naturale e supera con disinvoltura angolazioni impossibili e guadi fino a 76 cm d’acqua.

Un punto critico di cui deve tenere conto chi è irresistibilmente attratto dal Gladiator riguarda il comfort dato che lo standard è quello specialistico e “militare”, senza cedimenti alla comodità. Il passo lungo attenua gli scuotimenti ma le sospensioni assorbono molto poco e restituiscono ai passeggeri buona parte delle irregolarità dimostrando di essere fatte per altre cose che non le strade di tutti i giorni.

Basta questo a incrinare l’appeal di uno spettacolare Gladiator? Per il cliente tipo, entusiasta e appassionato, probabilmente no perché anche la “scomodità” fa parte del gioco di possedere e guidare un mezzo fuori dalla norma e lo stesso vale per il prezzo che, a livello 70.000 euro, si colloca nell’area degli sfizi costosi.