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Offensiva Cupra, 4 modelli in due anni. La rivoluzione dei Suv

Offensiva Cupra, 4 modelli in due anni. La rivoluzione dei Suv
Programmi e strategie del marchio sportivo della Seat. Vendite raddoppiate e i numeri del bilancio
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TORINO - "La sostenibilità futura della nostra azienda sono l’elettrificazione e la crescita di Cupra che rappresenta la leva per migliorare la redditività,” ha dichiarato Wayne Griffiths, da ottobre 2020 presidente di Seat e Cupra, le due marche spagnole del Gruppo Volkswagen.

Nel corso della conferenza stampa del bilancio 2021, Griffiths ha annunciato la strategia di crescita del brand sportivo Cupra che potrà contare su quattro nuovi modelli. Due già noti, il Suv Tavascan e una vettura cittadina derivata dal concept UrbanRebel più due new-entry, che saranno ibride, plug-in o completamente elettriche per “conquistare una nuova fascia di clienti in segmenti diversi”.

Il primo, che arriverà nel 2024 e non ha ancora un nome, sarà un Suv compatto, lungo attorno ai 4,5 metri, derivato dall’Audi Q3 Sportback e quindi prodotto nello stabilimento ungherese di Gyor. Si distinguerà per “le proporzioni innovative” e sarà offerto con motorizzazioni benzina mild-hybrid e plug-in hybrid, quest’ultimo con un’autonomia elettrica di circa 100 km.
Ancora nessun dettaglio invece sul secondo modello, solo che il lancio sarà successivo alla Tavascan. Prevista nel 2024, la Tavascan è un SUV coupé, solo elettrico, che condivide la piattaforma MEB del gruppo Volkswagen, con proporzioni allineate alla VW ID.4. e sarà “molto simile nelle forme” al concept presentato al salone di Francoforte del 2019.

Nel 2025 sarà la volta dell’urban-car elettrica, basata sulla piattaforma MEB accorciata e ispirata al concept UrbanRebel, svelato lo scorso autunno al salone di Monaco. Un progetto strategico non solo per Cupra ma anche per altre marche del Gruppo VW, poiché “puntiamo a produrre oltre 500.000 auto elettriche urbane nello stabilimento di Martorell”, aggiunge il presidente.
Cupra conta di raddoppiare sia le vendite a 160.000 unità quest’anno rispetto ai 79.300 pezzi del 2021 (il triplo rispetto al 2020) e il fatturato a 5 miliardi euro dai 2,2 miliardi del 2021 e 932 milioni del 2020. Griffiths sostiene che “nel 2021 avremmo venduto 135.000 Cupra se non fossimo stati travolti dalla tempesta perfetta: la pandemia del Covid-19 e la mancanza di produzione dovuta alla carenza di microchip”. Cupra, tuttavia, rappresenta già un quarto del fatturato del gruppo spagnolo.

Griffiths ha anche smentito i timori di una progressiva scomparsa del marchio Seat, insistendo sul fatto che "Cupra dà una possibilità a Seat" e se è vero che nella gamma Seat non è ancora presente un modello elettrico puro, “abbiamo aggiunto ibridi plug-in e investito un miliardo per la nuova Seat Leon”.

Capitolo molto ambizioso sono gli investimenti per elettrificare la Spagna, dove Seat e il Gruppo VW sono pronti ad investire oltre 7 miliardi di euro insieme a fornitori esterni per l’elettrificazione degli stabilimenti di Martorell e Pamplona e la costruzione di una Gigafactory a Sagunto vicino a Valencia (una delle sei del Gruppo in Europa) per la produzione di celle per batterie. I lavori per la Gigafactory, che avrà una capacità di 40 GWh e occuperà oltre 3.000 dipendenti, dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno e cominciare la produzione nel 2026.

Quanto ai risultati finanziari, la Seat ha registrato perdite significative per il secondo anno consecutivo. Un risultato operativo negativo per 371 milioni di euro, comunque in miglioramento rispetto ai 418 milioni persi nel 2020. La perdita netta è peggiorata da 194 milioni a 256 milioni. Nonostante questo risultato negativo, il margine per unità venduta è salito di 480 euro rispetto all'anno precedente e il fatturato medio è stato di 16.850 euro. I ricavi sono quindi cresciuti del 5,4% a 9,25 miliardi
Nel 2021 le vendite sono salite del 10,3% a 474.500 unità, di cui 391.000 per il marchio Seat (-2%) perché non abbiamo potuto “produrre tutte le auto che avremmo voluto a causa della crisi dei semiconduttori". Si tratta di 125.000 unità in meno, pari a quarto della produzione programmata, che ha così compromesso la possibilità di soddisfare una domanda tornata ai livelli pre-Covid.