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Dacia dei record, tutti i perchè di un viaggio di successo

Dacia dei record, tutti i perchè di un viaggio di successo
Giugno e semestre da leader, il brand del gruppo Renault oggetto di studio. Queste le ragioni
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ROMA - Provateci, ora, a dire che è un brand di serie B. Provate a metterle nel retro dello showroom (come accadeva anni fa). La rimonta è completata. Oggi "Dacia è un fenomeno automotive" dice con orgoglio Guido Tocci, e ha tutta l'aria - mentre lo dice - di uno che ha vissuto tutti i passaggi ed è giustamente orgoglioso del fatto che nei primi sei mesi del 2022 Dacia - con Sandero  e  Duster - si è posizionata  al  primo  e  secondo  posto come vetture straniere più vendute a privati.

Ah, per favore, non dite nemmeno che è un marchio romeno. "Perchè è riduttivo. Dacia oggi è diventata quello che è perchè fa parte del gruppo Renault. Bisogna, quando si racconta la storia di un marchio, dire tutto senza dimenticare nulla".

Ed eccoci allora, alle spiegazioni del perchè di un record. Dacia si è presa il palcoscenico. Ha seguito in tutti questi anni il suo percorso, la sua linea, la sua filosofia. Ha accettato di incarnare lo slogan 'low cost' e, anzi, ne ha fatto un trampolino di lancio. Piano piano, giorno dopo giorno: all'esterno con i clienti poi e all'interno del gruppo, così ha modificato le gerarchie. C'è chi dice, sottovoce e anche non, che Dacia il bancomat di Renault. Il tesoretto.

David Durand, designer Dacia
David Durand, designer Dacia 
In effetti i numeri snocciolati sono clamorosi. Parlano di una crescita che non smette, "di fiducia del cliente. Chi compra Dacia, poi ritorna". Il modello Sandero ha fama di grande affidabilità, nel mondo automotori. Poi Duster ha rotto gli equilibri. Ma raccontare questo viaggio significa entrare nelle emozioni. Ci prova, ad esempio David Durand, il capo designer. "Non si tratta nemmeno di soldi. Il cliente Dacia ha la sua auto, le sue moto - magari anche più costose - e per lui/lei le scelte sono di vita".

Durand dice che il segreto sono le proporzioni e l'essenzialità. "Poi ognuno è diverso: per questo ci sono tanti brand, dalla performarce alla famigliarità ecc ecc. Ma siamo convinti che essenzialità, e design, in futuro saranno le variabili d'influenza".

Un fenomeno sociale, Dacia. Tanto che la studieranno e ci faranno un saggio sociologico. "Ma la svolta è stata la Business Unit, creata appositamente. Oggi c'è tutto un gruppo di persone che lavora esclusivamente per Dacia e su Dacia. 24 ore su 24" dice ancora Guido Tocci, che resta però con i piedi per terra, essendo un realista di carattere e conoscitore del mercato. "Oggi festeggiamo il record, ma sappiamo che i dati di luglio non saranno così: i consumatori sono confusi, riflettono sul da farsi. E gli incentivi statali non hanno dato quella spinta. E, infine, lo dico ed è inutile negarlo, il merctao elettrico è fermo".

Eppure, nonostante tutto (covid, guerra, crisi), Dacia resta in movimento. "Con l'entrata in scena di Luca De Meo è cambiata la filosofia: noi non abbiamo paura di mostrare in anticipo quello che faremo - vedi il Bigster - e non smettiamo di farci domande tipo 'questo serve?'. Cerchiamo sempre di alleggerire le auto, di renderle sempre più essenziali. Il tempo ci dirà se avremo ragione" dixit David Durand. E e lo dice il designer...