Se tutti i marchigiani avessero l’entusiasmo di Roberto Mancini nel descrivere e svelare i propri luoghi del cuore, le dolci ed ondulate terre che hanno dato i natali a Raffaello, Leopardi, Giacomelli ed appunto al CT della nazionale italiana che ha dominato gli ultimi europei di calcio, diventerebbero a stretto giro una delle regioni più visitate della penisola.
“Le Marche offrono tante tappe ricche di storia e per chi volesse partire dalla mia Jesi – racconta Mancini - consiglio di visitare prima le antiche mura, Piazza Federico II, Teatro Pergolesi, Piazza della Signoria, Palazzo Pianetti ed il Santuario di Santa Maria delle Grazie, per poi dirigersi verso Maiolati Spontini (comune intitolato al musicista Gaspare) lungo una bella strada in salita e quindi in direzione Cupra Montana e Staffolo; in quest’ultima località c’è un bel museo del vino con torchio risalente al 1600”.
Le strade marchigiane che Roberto Mancini ama percorrere soprattutto in bicicletta si snodano tra colli, campi arati, vitigni di Verdicchio – considerato uno dei vini bianchi migliori al mondo – borghi medievali e filari di Lacrima di Morro d’Alba. “Qui la campagna è davvero molto bella e guidando - oppure pedalando - in direzione levante, si raggiunge presto il Conero dove la strada che costeggia il mare fino a Sirolo, è uno spettacolo. Raggiunto il parco regionale mi piace fermarsi ad ammirare la baia di Portonovo, davvero incantevole, per poi addentrarmi nei paesi Numana e Sirolo. Chi invece predilige l’entroterra in direzione Appennini, sia le terrazze di Cingoli che di Apiro – località poco distante dalle suggestive grotte di Frasassi - consentono di apprezzare panorami che dalle montagne spolverate di neve, si estendono fino all’Adriatico”.
Oltre ad allietare lo sguardo, la diversità paesaggistica della regione ha ispirato eccellenti tradizioni gastronomiche a base di genuini e saporiti prodotti da alture, campagna, orti e mare: “Nelle Marche si può mangiare benissimo spendendo davvero poco – sottolinea infatti Mancini - e lungo le varie strade che da Jesi portano a Senigallia, si trovano tanti ristoranti e trattorie a conduzione familiare che preparano ottimi piatti della tradizione, utilizzando ingredienti locali e biologici”.
Che Roberto Mancini sia un appassionato ambasciatore delle sue terre natali, lo si evince dal numero di aneddoti ed informazioni per ogni tappa suggerita, come dall’approccio colto ed inclusivo con cui il CT della nazionale italiana di calcio, ama raccontare territori, beni culturali ed eccellenze note e meno note, dalla regione: “Da non sottovalutare in alcun modo sono i tesori di Ascoli Piceno, la città del travertino al cospetto dei Monti Sibillini decantati da Leonardo da Vinci, ed il colpo d’occhio regalato dalla riviera delle palme (ne sono stata piantate 11.000, racconta)”. Proseguendo a nord sulla statale adriatica, le visite consigliate da Roberto Mancini abbracciano inoltre Loreto; “la culla della devozione Mariana”; Ancona “il capoluogo regionale e antica porta d’Oriente” e quindi Pesaro dove gli accenti iniziano a virare verso il romagnolo e dove il “Mancio”, sottolinea “come la cittadina abbia importanti tradizioni liriche”. D’inestimabile pregio sono anche e soprattutto le testimonianze rinascimentali del Montefeltro: “Chi visita le Marche non deve assolutamente trascurare Urbino e dalla città di Raffaello, del Bramante e del magnifico Palazzo Ducale – conclude Mancini - suggerisco di guidare fino al Castello di Gradara; porta d’ingresso settentrionale della regione e luogo in cui Dante Alighieri, ha ambientato la storia di Paolo e Francesca”.