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L'accelerata di Lotus, in strada con un hyper Suv. Rigorosamente elettrico

Eletre, e poi Evija ed Emira (che diventerà totalmente sostenibile): tre modelli ad altissima concentrazione di aerodinamica e tecnologia tradotti dalla pista
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MILANO – Colin Chapman non si sarebbe rivoltato nella tomba. Anzi. Probabilmente, alle tre sorelle - Emira, Eletre ed Evija – avrebbe dedicato una carezza affettuosa.

Il fondatore della Lotus avrebbe compreso le ragioni della sterzata, netta e decisa, della sua azienda verso l’elettrico, dovuta ai tempi storici che l’impongono. E con lui, sicuramente, avrebbero assentito i Jim Clark e i Graham Hill, gli Ayrton Senna e gli Emerson Fittipaldi e in ultimo i Nigel Mansell e Kimi Raikkonen.

Lotus Emira 
“Il mercato dice che stiamo tradendo il dna dell’azienda” dice Giuseppe Mele, direttore del brand Europa. “Ma l’azienda, questa azienda, deve continuare il suo percorso che ha 74 anni di vita, deve continuare a fare machine sportive. E quindi, noi oggi vi presentiamo un Suv? Beh, la concorrenza ha fatto Suv tanti anni fa. Noi, oggi, vi mostriamo il primo hyper Suv elettrico.

C’è una certa consapevolezza, mista ad orgoglio, nella squadra dei tecnici Lotus che raccontano e mostrano i tre nuovi modelli, tutti elettrici (ne arriverà un quarto, e sarà una sport car, ma è ancora presto per parlarne).

Peter Horbury si diverte nel disegnare alla lavagna, e impartire una lezione di storia dell’evoluzione dell’automotive. E Ben Payne, che potrebbe elencare a dismisura i pregi di Eletre, si limita al minimo sindacale. Sul serio.

Lotus Eletre 
Il messaggio di Lotus, al resto del mondo, è duplice: “Gli altri dovranno temere due cose: il nostro design, che è molto particolare. Aerodinamica unica. D’altronde altri si servono delle nostre consulenze. Tesla, per esempio. La seconda cosa è che faremo solo elettrico, ma l’avevamo anticipato, no? Vedo che anche altri stanno prendendo la stessa strada”.

Poi c’è la citazione, e l’omaggio, a Colin Chapman. “Credeteci, nessuno tradirà il passato. Anzi. Sapete che Lotus fa parte di Geely, società cinese. Ma Geely è anche in Volvo, e avete notato dei cambiamenti? Aggiungo: non sono arrivati manager cinesi, oppure ingegneri cinesi. No. Geely ha offerto chance, spazi, possibilità. Le auto che vedete sono disegnate in Inghilterra, prodotte in Cina, con contributi dalla Germania e dall’Olanda. Così stanno le cose” ribadisce Mele. “L’elettrico dà tante chance, e noi abbiamo un progetto a lungo termine, mantenendo l’eredita e spirito sportivo. Per questo abbiamo una divisione apposita, la LAP (Lotus Advance Performance).

Lotus Evija 
Ma l’elettrico si sposa con una Hyper car? “600 km di range vanno bene, per l’elettrico. Il problema è la ricarica, quindi le infrastrutture. Si arriverà al miglioramento, per avere la possibilità di viaggiare. Noi oggi passiamo dalla Germania al Belgio, fino alla Francia. Quello che oggi possiamo fare, per ovviare al problema, è offrire un programma più personalizzato possibile”.

Lotus venderà solo online. No concessionarie. Avranno degli showroom, dove una squadra di comunicatori divulgherà il verbo. Il target è il mondo luxury, ovviamente.

“Il mondo del benessere medio alto, puntiamo a quello. Ci sono almeno due tipologie di ricchi: quelli digitali, delle start-up, degli youtuber, interessati ai Suv e alle sportive. Poi ci sono i Ceo, i top manager e le grandi aziende che hanno scelta personale e aziendale, con le flotte (soprattutto per l’elettrico). Infine le famiglie che vogliono fare viaggi, con auto prestanti e tecnologiche”.

I prezzi? Si partirà da circa 120mila euro, ma il numero sarà ufficiale solo a ottobre. Poi dipenderà dalla configurazione. Il dato è un altro: oggi Lotus ‘sforna’ 1500 auto l’anno, vuole arrivare a 100.000 entro il 2028 di Lotus. Non è un anno casuale: il brand compirà 80 anni di vita. E sarà un’altra vita.