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Di Risio: "Venti anni fa la scelta giusta. Oggi i clienti vogliono economicità e praticità"

Massimo Di Risio, fondatore di DR Automobiles
Massimo Di Risio, fondatore di DR Automobiles 
Intervista al fondatore di DR, EVO, Sportequipe e ICKX: "Il nostro Termohybrid la scelta ecologista più accessibile, considerando i costi elevati d'acquisto del full electric"
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ROMA - La DR Automobiles Groupe ha registrato un altro mese record a novembre: vendute 3.194 automobili DR ed EVO. Così il gruppo automobilistico italiano si appresta a chiudere il 2022 con circa 25.000 unità e una quota di mercato che sfiora il 2%. Nel periodo gennaio/novembre la crescita è stata del 196% con 22.308 automobili DR ed EVO i

Di Risio, dati 2022 sono eccellenti: tanta soddisfazione, dunque.

“Indubbiamente siamo molto soddisfatti perché abbiamo più che triplicato i risultati dello scorso anno. Ma questo risultato rappresenta uno stimolo per continuare a fare meglio. Abbiamo tutte le potenzialità per crescere ancora”.

Qual è il motivo di questo successo? I prezzi? La qualità? Il servizio?

“Direi che il mercato sta premiando quella che da sempre è la nostra filosofia commerciale, molto orientata al cliente finale, cui offriamo prodotti full optional di serie a un prezzo chiaro e trasparente. Ma soprattutto credo che i clienti apprezzino la qualità ed il livello di tecnologia raggiunti dai nostri prodotti. Non trascurerei poi lo stile. Infatti i nostri modelli sono molto apprezzati per il loro design. È qualcosa a cui abbiamo lavorato molto nel corso degli anni, facendo a volte anche scelte coraggiose, controcorrente, come ad esempio con la nostra DR F35”.

Poi ci sono i tempi di attesa minori: come fate a ridurli rispetto ad altri?

“Venti anni fa abbiamo intuito che la condivisione di piattaforme e componentistica preesistenti ci avrebbe consentito di abbattere notevolmente gli investimenti strutturali. Abbiamo dunque creato delle solide partnerships industriali con alcuni colossi dell’industria automobilistica asiatica che ci consentono oggi di avere una notevole capacitò produttiva. Inoltre, grazie a un’organizzazione piuttosto snella e flessibile, siamo riusciti a trovare dei fornitori in grado di garantirci microchip e semiconduttori in questo momento di crisi nella reperibilità di tali componenti. Di conseguenza tutto questo ci consente di avere ampia disponibilità di prodotto, con tutti i modelli in pronta consegna. È per noi indubbiamente un bel vantaggio competitivo”.

Questo è il cuore della sua filosofia di base?

“Come già detto, il cliente è al centro del nostro del nostro sistema di vendita, gli offriamo un alto value for money. Ma è fondamentale per noi anche il ruolo del concessionario, inteso in senso tradizionale e non come hub di consegna. È un nostro partner, ci poniamo al suo fianco e non al di sopra dello stesso. Crediamo di esser riusciti a creare un sistema in perfetto equilibrio tra casa madre, dealer e cliente finale, in cui ognuno è soddisfatto e raggiunge i propri obbiettivi”.

Ma cosa chiede il mercato, lei che idea si è fatto?

“Crediamo che in un momento storico come quello che stiamo vivendo sia sempre più crescente una domanda non influenzata da schemi o status symbol, ma spinta invece da esigenze di economicità e praticità. Non parlo solo dei Millennials o della Generazione Z, che hanno un approccio all’automobile completamente diverso rispetto a quello che avevano i giovani fino a una ventina di anni fa. In generale l’automobile è sempre più vista come un “mero” mezzo di trasporto in grado di soddisfare le esigenze quotidiane di mobilità. Ma questo non vuol dire che non possa essere anche bella, tecnologica, confortevole e sicura. Con la nostra offerta noi crediamo di rispondere in pieno a tale domanda”.

Ed ora la sfida qual è? Dove si sposta?

“La nostra espansione non riguarda solo il mercato italiano dove il network di vendita DR ed EVO continua a crescere, diventando sempre più capillare, ma anche i principali mercati europei come Spagna e Francia, dove stiamo per atterrare, grazie a una strategica partnership stipula con FCA Bank, gruppo che oggi annovera oltre 5.000 dealer convenzionati in tutta Europa. Non solo. Abbiamo appena avviato la costruzione della rete di concessionari dei nuovi brand, Sportequipe e ICKX. Avranno un posizionamento di mercato più alto rispetto a DR ed EVO, quindi necessitano di un network dedicato. Il relativo stabilimento di produzione entrerà presto in funzione. Contiamo di debuttare sul mercato italiano entro il primo trimestre del prossimo anno”.

Che scenari prevede?

“Pur ritenendo che l’elettrico rappresenterà comunque una delle frontiere dell’automotive, motivo per cui stiamo sviluppando anche noi questa tecnologia, pensiamo che il 2035 sia un termine troppo ravvicinato per abbondare definitivamente 100 anni di storia del motore termico. In primis perché il mercato italiano non è ancora pronto. In secondo luogo perché un’intera filiera non riuscirà a riconvertirsi così rapidamente su una sola nuova tecnologia. Sono a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro. Concordiamo con quella corrente di pensiero, recentemente affermatasi, soprattutto in Italia, che, pur riconoscendo la necessità di una transizione ecologica, propende per una neutralità tesa a favorire qualsiasi tipo di tecnologia ecocompatibile, in grado di ridurre le emissioni di CO2. È evidente che crediamo fortemente nel bi-fuel. Lo abbiamo fatto sin dall’inizio e abbiamo sviluppato, insieme all’italiana BRC, il nostro Termohybrid in tutti questi anni, ottenendo una tecnologia performante ed affidabile, oltre che ecosostenibile. Riteniamo che, almeno per il mercato italiano, rappresenti la scelta ecologista più pratica ed accessibile, considerando le difficoltà legate all’utilizzo del full electric, i suoi elevati costi di acquisto ma anche di gestione, come sta accadendo in questo momento di crisi energetica”.

Con l'imminente e prevedibile arrivo in massa di auto cinesi, cambierà qualcosa per voi?

“Assolutamente no. L’offerta dei brand cinesi per il momento è basata prevalentemente solo su Suv full electric. Per le ragioni che ho spiegato poc’anzi si tratta di prodotti che sono rivolti ad una nicchia di mercato, non solo in Italia ma anche in altri paesi del sud Europa. Ci vorrà del tempo perché possano guadagnarsi fette consistenti di mercato”.