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Torna la NSU Prinz, ma è tutta un’altra storia

Torna la NSU Prinz, ma è tutta un’altra storia
Ecco come un team di 12 apprendisti che lavorano da Audi hanno trasformato la “bruttina della classe” in un modello elettrico
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ROMA - Era la bruttina della classe, l’auto che nessuno voleva. Spesso con la carrozzeria verde bottiglia (un colore “nobile” introdotto forse per mimetizzare le sue forme poco fortunate) la Prinz fu prodotta dal 1961 al 1973 nello stabilimento di Neckarsulm dalla NSU Motorenwerke.

Ora però, per celebrare i 150 anni di quello storico stabilimento dove Audi attualmente produce gran parte delle batterie, un team di 12 tirocinanti della casa dei quattro anelli si è messo in testa di farla riemergere dal passato, trasformando quel brutto anatroccolo in un cigno.

La nuova Prinz è stata battezzata “EP4”, dove la “E” richiama la trazione elettrica e “P4” la storica NSU Prinz 4, e ricorda solo da lontano (da molto lontano) la vettura di cinquant’anni fa. Tanto per cominciare nella parte posteriore che un tempo ospitava il bicilindrico a benzina da 30 Cv, ora è stato piazzato un propulsore elettrico da 240 Cv di provenienza Audi e-tron MY20 alimentato da una batteria presa in prestito dalla Q7 TFSI e quattro.

Dove invece una volta la vettura nascondeva il serbatoio del carburante, ora c’è l’accumulatore. Per sopportare questa iniezione di potenza, i 12 apprendisti (dei corsi di meccatronica, modelleria, meccanica applicata e verniciatura) hanno dovuto mettere pesantemente mano a telaio e carrozzeria. Il pianale deriva da quello della Audi A1, così come i freni e le sospensioni, le carreggiate sono state sensibilmente allargate e i passaruota progettati grazie alla stampa 3D.

Tuttavia molti elementi stilistici sono stati conservati e riproposti in chiave moderna, primi fra tutti i fari anteriori e posteriori, la linea di spalla e il tetto. A dominare il nuovo look sono però sia le ruote sporgenti e futuristiche e sia l’alettone posteriore bi-colore nero e giallo Signal, fissato non alla carrozzeria bensì al roll bar, con i supporti che passano attraverso il lunotto. “Volevamo che la sportività di EP4 fosse immediatamente percepibile da ogni angolazione”, racconta Cynthia Huster, apprendista verniciatrice. Ecco perché anche gli interni seguono la stessa filosofia di derivazione racing, con sedili a guscio Recaro Podium e una strumentazione scarna con un solo display.

“Il progetto ha consentito ai tirocinanti di operare creativamente con diverse tecniche e molteplici materiali”, spiega Timo Engler, Responsabile Formazione & Tecnologia Applicata dei Veicoli. “Spaziando, ad esempio, dalla trazione elettrica alla stampa 3D, dalla fibra di carbonio al Kevlar”. Tutto insomma è stato ripensato e riprogettato per risvegliare dal sonno una vettura a suo modo iconica e rappresentativa di un periodo preciso dell’Italia motorizzata. Per il momento resterà un puro esercizio di stile compiuto da un team di giovani talentuosi. Ma da concept a realtà il passo potrebbe essere non troppo lungo.
 

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