Shojiro Ishibashi ha provato a solleticare la fortuna e l'ha vista ridere.
Tutto parte nel 1931, dalla città di Kurume, a sud del Giappone, il noto produttore locale di suole per calzature tradizionali in gomma inizia a pensare in grande, molto, per la sua società. Ishibashi decide di fabbricare pneumatici per le automobili, dandogli il suo nome anglicizzato che letteralmente significa "ponte di pietra", ovvero "bridge stone".
A distanza di vent'anni la fortuna ride con lui a crepapelle, Bridgestone diventa il più importante produttore di pneumatici del Giappone e inizia a dare i numeri, le date con obiettivi raggiunti, a seguire.
Nel 1962, a Tokyo viene costruito un centro tecnologico che lancia un programma di ricerca e sviluppo. In poco tempo, l'azienda mette a punto la tecnica di conversione per i pneumatici usurati in combustibile per cementifici, da sempre il colosso è attento alla tutela dell'ambiente.
La corsa non si ferma qui, Bridgestone, nel 1988, acquista la Firestone Tire & Rubber Company, centra un altro obiettivo e si prepara alla conquista della Formula 1, il cui esordio avviene nove anni più tardi, seguito dalle vittorie di sette titoli mondiali con la Ferrari alla guida di Michael Schumacher. Ingolosita dalle quattro ruote veloci, l'azienda giapponese inizia a correre anche su due entrando nel campionato del mondo MotoGP, vinto per sei volte, di cui è il fornitore esclusivo di pneumatici.
E' il caso di scrivere... all'inizio erano solo suole per camminare poi, ruote per correre a velocità supersonica.
Gli investimenti continuano, grazie all'acquisto della società Bandag, specialista negli Stati Uniti nella rigenerazione dei pneumatici che consente di affinarne la tecnica. L'azienda nipponica, leader mondiale nel settore della produzione di pneumatici, ha una missione: utilizzare solo materiali completamente sostenibili entro il 2050.
Per rappresentare il messaggio, incontra l'arte e si lascia fotografare dal maestro Maurizio Galimberti, il gioco è fatto: "Bridgestone incontra la fotografia" è in mostra, a Milano, negli ambienti favolistici della "Cavallerizza Radetzky", sede del FAI.
Da anni, la casa giapponese è uno dei finanziatori del Fondo Ambiente Italia, nato a tutela del patrimonio paesaggistico e artistico del Paese.
A tal proposito, l'arte del maestro del mosaico fotografico Galimberti, ha in pieno catturato la bellezza della natura del verdissimo pergolato di Palazzo Margherita, acquistato da Francis Ford Coppola nel 2005 (a Bernalda, Matera), unito al dinamismo dei pneumatici giapponesi Ecopia, progettati per garantire bassi coefficienti di resistenza al rotolamento e un notevole risparmio sui consumi di carburante e, naturalmente, minori emissioni di CO2.
A guardarlo bene "Ritmo futurista", un collage di Polaroid, in cui è ritratto Ecopia H-Steer 001, il pneumatico per il trasporto pesante, al di là del set scenografico è pazzescamente fotogenico!
La complicità della natura e dell'arte sono protagoniste di un progetto, che con il tempo, oltre a dare un notevole contributo sull'impatto ambientale offre lo spunto per continuare a migliorare la ricerca a tutela del pianeta.
Il viaggio continua, a bordo ci sono passeggeri importanti: l'impegno, la ricerca, l'arte, la tecnologia e l'ambiente per i pit stop, no problem ci pensa Bridgestone.
Tutto parte nel 1931, dalla città di Kurume, a sud del Giappone, il noto produttore locale di suole per calzature tradizionali in gomma inizia a pensare in grande, molto, per la sua società. Ishibashi decide di fabbricare pneumatici per le automobili, dandogli il suo nome anglicizzato che letteralmente significa "ponte di pietra", ovvero "bridge stone".
A distanza di vent'anni la fortuna ride con lui a crepapelle, Bridgestone diventa il più importante produttore di pneumatici del Giappone e inizia a dare i numeri, le date con obiettivi raggiunti, a seguire.
Nel 1962, a Tokyo viene costruito un centro tecnologico che lancia un programma di ricerca e sviluppo. In poco tempo, l'azienda mette a punto la tecnica di conversione per i pneumatici usurati in combustibile per cementifici, da sempre il colosso è attento alla tutela dell'ambiente.
La corsa non si ferma qui, Bridgestone, nel 1988, acquista la Firestone Tire & Rubber Company, centra un altro obiettivo e si prepara alla conquista della Formula 1, il cui esordio avviene nove anni più tardi, seguito dalle vittorie di sette titoli mondiali con la Ferrari alla guida di Michael Schumacher. Ingolosita dalle quattro ruote veloci, l'azienda giapponese inizia a correre anche su due entrando nel campionato del mondo MotoGP, vinto per sei volte, di cui è il fornitore esclusivo di pneumatici.
E' il caso di scrivere... all'inizio erano solo suole per camminare poi, ruote per correre a velocità supersonica.
Gli investimenti continuano, grazie all'acquisto della società Bandag, specialista negli Stati Uniti nella rigenerazione dei pneumatici che consente di affinarne la tecnica. L'azienda nipponica, leader mondiale nel settore della produzione di pneumatici, ha una missione: utilizzare solo materiali completamente sostenibili entro il 2050.
Per rappresentare il messaggio, incontra l'arte e si lascia fotografare dal maestro Maurizio Galimberti, il gioco è fatto: "Bridgestone incontra la fotografia" è in mostra, a Milano, negli ambienti favolistici della "Cavallerizza Radetzky", sede del FAI.
Da anni, la casa giapponese è uno dei finanziatori del Fondo Ambiente Italia, nato a tutela del patrimonio paesaggistico e artistico del Paese.
A tal proposito, l'arte del maestro del mosaico fotografico Galimberti, ha in pieno catturato la bellezza della natura del verdissimo pergolato di Palazzo Margherita, acquistato da Francis Ford Coppola nel 2005 (a Bernalda, Matera), unito al dinamismo dei pneumatici giapponesi Ecopia, progettati per garantire bassi coefficienti di resistenza al rotolamento e un notevole risparmio sui consumi di carburante e, naturalmente, minori emissioni di CO2.
A guardarlo bene "Ritmo futurista", un collage di Polaroid, in cui è ritratto Ecopia H-Steer 001, il pneumatico per il trasporto pesante, al di là del set scenografico è pazzescamente fotogenico!
La complicità della natura e dell'arte sono protagoniste di un progetto, che con il tempo, oltre a dare un notevole contributo sull'impatto ambientale offre lo spunto per continuare a migliorare la ricerca a tutela del pianeta.
Il viaggio continua, a bordo ci sono passeggeri importanti: l'impegno, la ricerca, l'arte, la tecnologia e l'ambiente per i pit stop, no problem ci pensa Bridgestone.